Il Body Shaming colpisce anche gli Uomini

Di Isabella Rosa Pivot


Il body shaming è l’atto di denigrazione verso una persona a causa di un suo aspetto fisico, considerato non aderente ai canoni estetici culturalmente imposti.

In questi anni si parla sempre di più di questo problema che affligge la società: basti pensare alle recenti discussioni accese che hanno travolto Vanessa Incontrada e Billie Eilish. Ben lungi dall’esser vinta – come gli stessi due casi citati hanno evidenziato- , questa forma di discriminazione trova molteplici schieramenti pronti a combatterla ed eliminarla.

Eppure, i “partigiani” del Body Shaming paiono essersi quasi del tutto dimenticati della controparte maschile: i dati relativi alla discriminazione fisica nei confronti degli uomini sono quasi del tutto inesistenti e l’argomento viene decisamente ben poco affrontato, seppur questo sia un fenomeno che riguarda tutti, indistintamente.

Perché, dunque, il Body Shaming registra una tale differenziazione di trattamento?

Da un lato, perché – almeno fino ad oggi – quello dell’immagine del corpo sembra sia stato erroneamente considerato un problema prettamente femminile: come se l’aspetto esteriore fosse elemento caratterizzante solo per la donna, invece di prendere coscienza della sofferenza che può provocare anche nell’uomo. La controparte maschile viene oggigiorno ugualmente “bombardata” mediaticamente con dei canoni estetici impossibili da eguagliare.

Anche se qualcosa, per fortuna, sta lentamente cambiando in tal senso, grazie alle lotte femministe degli ultimi decenni, che hanno ampliato ancor di più le discussioni sulla parità di genere.

Dall’altro lato, perché sono gli stessi uomini che si vergognano ad affrontare il problema.

In una società che si alimenta dei concetti di “machismo” e “virilità”, è difficile per un uomo esternare una simile sofferenza: porterebbe, infatti, alla svirilizzazione di sé agli occhi degli altri uomini.

Come vengono “colpiti” gli uomini dal Body Shaming?

Essendo i corpi maschili e femminili diversi, pare evidente che anche il modo di negativizzare l’aspetto dei due sessi sia differente. Oltre al comune attacco relativo ad un eventuale eccesso di peso, gli uomini vengono anche presi di mira nel caso di un’esagerata magrezza, se non raggiungono un’altezza adeguata o non hanno peluria nella giusta quantità. Uomini che si sentono a disagio in spiaggia e non si tolgono la maglietta; che non avvicinano una ragazza a causa della differente statura; che fanno di tutto per nascondere la perdita dei capelli, o ancora adolescenti in crisi per il mancato arrivo della barba. Non per ultimo, anche il Dick Shaming affligge il mondo maschile: capace di creare veri e propri sensi di inadeguatezza, con conseguenze fisiche e psicologiche, spesso anche gravi.

Secondo lo studio “The Body Project”, gli uomini sembrerebbero più inclini a disturbi alimentari “atipici” e all’abuso di sostanze rispetto alle donne.I dati di questo studio rivelano che il 95% degli uomini in età universitaria è insoddisfatto del proprio corpo e che circa il 90% (in uno studio del 2014) degli uomini lotta contro emozioni e pensieri negativi sulla percezione di sé. Ciò che rende unico ed interessante questo studio è che dimostra la volontà di mettere sullo stesso piano i problemi e i rischi legati all’immagine negativa di entrambi i generi: gli uomini non hanno meno insicurezze delle donne e vanno tutelati in tal senso in egual misura. Il Body Shaming è infatti – come dimostrato – una discriminazione che riguarda sia le donne che gli uomini: cambiano solo il tipo di offese, relativamente alle diverse parti del corpo, ma l’obiettivo rimane sempre quello di ridicolizzare l’altra persona.

Zach Miko

Fortunatamente, in questi ultimi anni, le acque sull’argomento si stanno agitando: sono molti i personaggi celebri che promuovono campagne contro il Body Shaming maschile. Basti pensare all’influencer Zach Miko, punto di riferimento per l’universo curvy maschile, o al blogger Riccardo Onorato, che scrive di streetwear, lifestyle e beauty per uomini plus-size.

Riccardo Onorato

E noi, cosa possiamo fare? Il primo passo è di parlarne apertamente e di più, al fine di combattere anche la stereotipizzazione “machista” dell’uomo. Creare luoghi, anche virtuali, in cui gli uomini possano sentirsi liberi di esternare i loro problemi senza venir giudicati e al contempo rendere più accettabili le loro debolezze, soprattutto a se stessi: ogni trasformazione del corpo, deve avvenire per un desiderio personale, in un’ottica realistica e di benessere… Non a seguito di un giudizio esterno condizionato da dei modelli di perfezione inesistenti.Il secondo passo è quello di ricordarci che il Body Shaming non è una discriminazione esclusivamente femminile e che è dunque da combattere nella stessa misura, anche quando è rivolto agli uomini; facendo di conseguenza più attenzione a tutti quei riferimenti o giudizi che spesso passano per innocui.

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