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Dj e ravers stanno boicottando il Berghain e altri club berlinesi per la loro posizione neutrale nei confronti della Palestina

by Aurora Colantonio
07 Dic 2024
in Attualità
Reading Time: 5 mins read
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Boicottaggio del Berghain
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Lo scontento in merito al silenzio dei club berlinesi sul genocidio in Palestina e sulla cancellazione delle esibizioni di artisti solidali con il popolo palestinese, come Arabian Panther e WTCHCRFT, si è tramutato nel boicottaggio del Berghain. L’accusa dell’associazione Ravers for Palestine ai club di Berlino è quella di essersi allineata alla repressione del governo tedesco e di mettere a tacere le espressioni di solidarietà degli artisti verso la Palestina. Anche l’ipocrisia dimostrata dal Berghain nell’esprimersi contro la guerra in Ucraina e nel tacere sul massacro in Medioriente ha contribuito nel diffondere il malcontento tra dj e ravers.

Il boicottaggio del Berghain e i Ravers for Palestine

Ravers for Palestine è un collettivo nato alla fine di ottobre 2023 tramite una lettera aperta in cui fu chiesto ai musicisti e ai collettivi di “esprimersi urgentemente contro il brutale e continuo attacco di Israele a Gaza”. Nel novembre 2023, Ravers for Palestine ha inviato il suo messaggio ai club: “Un messaggio ai club: Silenzio = Complicità. Mostratevi per la Palestina o sarete consegnati all’irrilevanza”. Nel marzo 2024, Ravers for Palestine e DJs Against Apartheid hanno dato il via al boicottaggio del Berghain.

L’impegno di Ravers for Palestine verso altri collettivi ed etichette che continuavano a ospitare eventi al Berghain è stato nei fatti un successo. Ad esempio, un risultato positivo è stata la cancellazione del party dell’etichetta PAN, che non è restata indifferente alle proteste della comunità della musica dance e ha tenuto il suo ultimo party al Berghain il 2 agosto 2024. Altri collettivi invece, come CTM e REEF, sono stati accusati dai Ravers for Palestine di mancanza di coraggio e solidarietà.

Secondo Ravers for Palestine e DJs against Apartheid, le feste e i collettivi che collaborano ancora con il Berghain si rifiutano di stare dalla parte di coloro che, nella comunità della vita notturna, protestano con coraggio e senza vergogna contro l’escalation del genocidio in Palestina e in Libano, lottando contro la repressione della Germania sull’argomento. Inoltre, dopo la proclamazione della techno berlinese come Patrimonio dell’Unesco, le associazioni dei ravers per la liberazione della Palestina accusano il Berghain e gli altri club berlinesi di mantenere una posizione neutrale per non perdere i fondi derivanti dal nuovo status della musica techno di Berlino.

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La cancellazione delle esibizioni degli artisti a favore della liberazione della Palestina

L’episodio scatenante che ha portato al boicottaggio del Berghain è stata la cancellazione dell’esibizione del dj Arabian Panther: il 12 gennaio 2024, il dj condivide su Instagram una dichiarazione in cui spiega che il Berghain ha scelto di cancellare la takeover “Italorama Bar X Ritmo Fatale” a causa “della mia posizione pro-Palestina nei sui canali“.

Arabian Panther è conosciuto soprattutto perché la sua musica riflette sui temi della pace e della giustizia sociale ed è orgoglioso delle sue radici arabe. Per giustificare la cancellazione dell’evento, il Berghain ha citato dei lavori di ristrutturazione, anche se secondo l’artista la reale motivazione è il supporto alla causa palestinese.



La decisione del club più esclusivo al mondo non è passata inosservata, soprattutto perché il Berghain è sempre stato schierato contro ogni genere di oppressione: il dancefloor è un luogo culturale, dove non esistono oppressori e oppressi. La neutralità del club nei confronti del genocidio a Gaza è quindi sembrata incompatibile con i valori di artisti e ravers, che hanno sempre considerato il Berghain un sacro luogo di culto.

Come sottolinea in un’intervista a The Left Berlin la dj Josey Rebelle, che ha aderito al boicottaggio annullando tutte le sue date al Berghain, il modo in cui il club ha scelto di gestire la situazione non è stato gradito a chi non resta indifferente al massacro in corso. In particolare, sono le minoranze queer e trans, da sempre considerate il cuore pulsante del Berghain, a promuovere il boicottaggio: “Essere un artista musicale significa anche sacrificare le opportunità di carriera per cause solidali che contano di più”.

L’indifferenza del Berghain e la repressione delle espressioni di solidarietà artistica

L’indignazione di Josey Rebelle deriva dall’assenza di qualsiasi chiarimento, dichiarazione o gesto pubblico da parte del Berghain in seguito alla cancellazione dell’esibizione di Arabian Panther e degli altri artisti solidali con la Palestina. In questo modo, sembra che il club non si opponga al genocidio di Gaza, anzi, sembra essere più impegnato a reprimere le espressioni di solidarietà con la Palestina, forse a causa delle pressioni da parte dello Stato e simili, soprattutto dopo la proclamazione della techno berlinese patrimonio dell’Unesco.

In assenza di un gesto simile, ritengo che l’onere sia stato ingiustamente posto sui singoli artisti e sui loro team, che hanno dovuto contattare il Berghain e ottenere chiarimenti o rassicurazioni sulla questione, mentre il club sembrava continuare a fare affari come al solito. Quando ho chiesto se il Berghain intendesse fare qualche dichiarazione per chiedere un cessate il fuoco permanente a Gaza, per segnalare un sostegno come fecero con l’Ucraina, mi è stato risposto che non ci sarebbero state né scuse né chiarimenti sulla posizione del club su Gaza.

Mi è stato detto che il Berghain non si immischia in questione politiche. Ho fatto notare ancora una volta che il club aveva sostenuto a gran voce l’Ucraina, creando anche una pagina dedicata sul suo sito web, il che dimostrava che il club era assolutamente in grado di esprimersi su questi temi e che stava consapevolmente scegliendo di non fare lo stesso per Gaza.

Dopo pochi giorni, Josey Rebelle ha scelto di non esibirsi, consapevole di aver perso soldi e concerti da un club che l’aveva ingaggiata spesso, ma ha dichiarato:

Ho dovuto mettere da parte tutto questo e prendere una decisione basata sui miei valori, che in questo caso sembravano incompatibili con quelli del Berghain. Quindi, alla fine, la decisione di andarmene è stata semplice e non ho rimpianti. Se il Berghain non ha intenzione di scusarsi per le sue azioni o di cambiare o di parlare del genocidio del popolo palestinese dopo tutto questo, allora perché dovrei rimanere?

La comunità della musica dance risponde al silenzio delle istituzioni notturne 

Le minoranze hanno avuto un ruolo fondamentale nel boicottaggio del Berghain: sono coloro che hanno meno ricchezza, privilegi strutturali e accesso alle strutture pubbliche a stare dalla parte della Palestina. A tutti gli effetti, ci troviamo davanti a un processo di deconolizzazione e non è una coincidenza che questi artisti stiano spingendo la techno e altre forme musicali verso il futuro dell’umanità. Di fatto, l’agire di Israele è percepito come il tentativo di continuare ad imporre lo status quo imperiale occidentalizzato.

Il boicottaggio del Berghain sta modellando un futuro alternativo per la scena musicale elettronica, basato sulla solidarietà e su un’etica plurale e orizzontale, in totale contrapposizione alla monocultura competitiva che ancora oggi opprime la scena musicale mondiale. Per i Ravers for Palestine, l’aiuto reciproco è un aspetto critico della resistenza e vedere che artisti ed etichette locali in Libano, come i Tunefork Studios e lo Skybar, si siano fatti avanti per sostenere le loro comunità in questo momento di oppressione, è potente e commovente.

 

 

Aurora Colantonio

 

Tags: BoicottaggioDelBerghainClubCultureFreeGazaPalestinaTechnoBerlinese
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