Il burattinaio Salvini aizza i suoi burattini contro Sergio Mattarella

Bergamo, ieri sera, festa della Lega.
Dal palco Matteo Salvini aizza la folla.

“Mi raccomando, la sera del 31 tutti ad ascoltare il discorso del Capo dello Stato…”


Non dice altro. Non è necessario. Perché basta quel segnale per scatenare le bestie in platea, che cominciano a fischiare, a ululare, a gridare “buuu” al Presidente della Repubblica. Tra fischi e ululati, si sente anche una frase: “Si rompe il televisore.” Non sono pericolosi estremisti, ma uomini e donne di mezz’età, mamme, nonne, giovani, commercianti, impiegati: gente normale che odia.

L’uomo sul palco ride, finge di moderare e va all’incasso. Ha ottenuto quello che voleva.

Se ci pensate, in una sola scena è riassunto perfettamente il macabro spettacolo di quel tumore della democrazia chiamato Lega: il demagogo sul palco non è un altro che il cinico stratega, l’abile burattinaio, la miccia di una miscela di rabbia, violenza e ignoranza che esiste a prescindere dalla Lega e da Salvini. E a cui qualcuno ha dato legittimità politica.
Elimina l’ignoranza, e Salvini sparisce da solo.
Elimina l’odio, e la Lega non avrà più ossigeno per respirare.

Oggi più che mai esistono due Italie:
Un’Italia che vomita insulti, calpesta le istituzioni, non conosce rispetto e decoro.
E un’Italia gentile, antifascista, che non urla, difende i diritti e la civiltà faticosamente conquistata: l’Italia del Presidente Sergio Mattarella, un faro nella tempesta.

 

Lorenzo Tosa

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