Il business delle mete di pellegrinaggio. Quando la fede è in vendita

Lourdes ha un nuovo delegato per recuperare la sua “dimensione spirituale”. Un monito al business che circonda il santuario che poco ha a che fare con la fede

Papa Francesco ha deciso di inviare un suo delegato al santuario mariano di Lourdes, una delle mete di pellegrinaggio più conosciute. Monsignor Antoine Hérouard, vescovo ausiliare di Lille, è il nuovo delegato “ad nutum Sanctae Sedis” (cioè a disposizione della Santa Sede). Come riferisce l’Agenzia Sir, tra le sue mansioni ci sarà quella di presiedere il consiglio di Lourdes e gestire la vita del santuario perché diventi sempre più “un luogo di preghiera e una testimonianza cristiana corrispondente alle esigenze del popolo di Dio”. La nomina appare come un ammonimento per recuperare “la dimensione spirituale” del santuario, tra le mete di pellegrinaggio più visitate. La decisione sembra legata infatti alla perdita di valore del luogo sacro come testimoniano i sensibili cali delle visite dei pellegrini negli ultimi anni.




Un eccesso di business, dunque, parola che accostata a un santuario appare come un ossimoro, ma purtroppo così non è. Il luogo che dovrebbe occuparsi della cura dei pellegrini e della loro fede è diventata negli anni un luogo di mercificazione, dove ogni pretesto è buono per vendere gadget e souvenir e guadagnare denaro, valori non proprio in linea con la fede cristiana.

Il mercato della fede ha un nome

I luoghi religiosi sono diventati un business: crocifissi, rosari, madonnine, vengono prodotte specificatamente per le mete di pellegrinaggio. Questo mercato ha un nome: Loreto. Qui esiste una fabbrica che produce questi souvenir religiosi. Centinaia di piccole croci a 1,50 euro destinati ai santuari di Lourdes, Fatima, Medjugorje, Guadalupe. In un’intervista rilasciata alla trasmissione Dritto e rovescio, Renato Moroni, imprenditore di articoli sacri, racconta questa piccola realtà che alimenta il mercato della fede. Producono dai 15 ai 20mila prodotti, tra tutte le varianti e le sfaccettature di ogni singolo articolo. Ma sono in argento? No, in metallo. Un albero di legno sui 40 cm di altezza con placche di metallo posizionate sui rami raffiguranti simboli religiosi costa sui 70 euro. Ci sono una trentina di operai che si avvalgono di macchinari, ma la cosa che li contraddistingue è l’artigianalità, la lavorazione a mano, soprattutto nella parte finale. La falegnameria è il cuore dell’attività dove viene presa e lavorata la parte più pregiata del legno (ad esempio per fare le croci).

Il rosario elettronico e il rosario fai da te

A detta dell’imprenditore Moroni, il porta rosario è molto richiesto e può essere riutilizzato come porta pillole (a proposito di acquisto finalizzato alla preghiera).
Sta diventando una moda fare il rosario fai da te, quindi si compra il filo, la catena, i grani”.

Ma la chicca è certamente il piccolo rosario elettronico pensato per stimolare le persone alla preghiera. Premendo al centro di un piccolo bastone che termina con una corona si sente una voce che “recita un’ave maria o una preghiera dedicata a S.Michele o S.Benedetto, quelle preghiere che sentiamo ma non sappiamo recitare”. Solo in italiano? No, in varie lingue. Prezzo, sui 20 euro.

E non c’è solo nella variante rosario, ma anche a portachiavi e calamita da appendere in auto, dovessimo aver voglia di pregare mentre andiamo al lavoro. Moroni conclude con una frase che appare quasi come una giustificazione: “C’è anche un’etica dell’oggetto, quando viene creato  cerchiamo di rispettare sempre i canoni della religione cattolica”.

Marta Fresolone

 

 

 

 

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