Il Cairo e la città dei morti

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C’è una strana continuità tra il culto dei morti che contraddistingueva l’antico Egitto e la convivenza dei defunti con i vivi di Al-Quarafa, nella città del Cairo.

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Circa un milione di egiziani vive nel cimitero più antico del Medio Oriente, una città dentro la città in cui vivi e morti abitano insieme in un vero e proprio agglomerato urbanistico, con edifici sia pubblici che privati.

L’antico cimitero mamelucco risale al VII secolo d.C. circa e fu scelto come dimora da chi, a partire dagli anni ’30 del 1900, non poteva permettersi una casa o che ne era stato privato a causa delle modifiche urbanistiche apportate alla città, riuscendo però a trovare un tetto sotto cui dormire nelle cappelle funerarie del cimitero.

Queste costruzioni sono ora occupate da agevoli stanze da letto con tanto di collegamenti elettrici e tv. Alcune sono anche corredate da un piccolo cortile retrostante che anticamente veniva utilizzato per le sepolture a terra.

Nessuna amministrazione prese mai provvedimenti contro l’occupazione abusiva di questi luoghi, sia perché abbandonati da tempo, sia perché altrimenti coloro che andavano man mano ad occuparli si sarebbero ritrovati a girovagare come senzatetto per la città. Col passare degli anni, per usucapione e per usufrutto, le cappelle funerarie divennero vere e proprie case di proprietà per chi vi abitava ormai da decenni.

La situazione attuale, sebbene non tollerata dal governo egiziano, viene comunque accettata e considerata un dato di fatto difficilmente modificabile: sfrattare chi ci abita priverebbe troppa gente della propria casa.

All’occhio di chi lo guarda da lontano, il cimitero appare quasi come un piccolo paese: lunghi viali costeggiati da abitazioni con giardino sul retro, bimbi che giocano per le strade quando tornano da scuola.

Quando però ci si avvicina, ciò che sembrava un piccolo paese vivace, si rivela come un luogo sacro, dove il silenzio abita antiche stanze di preghiera e dove i defunti riposano, per nulla disturbati dalla quotidianità che gira loro intorno.

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L’intero agglomerato cimiteriale è un unicum architettonico: le tombe possono coprire lo spazio di piccoli cortili tra le abitazioni, oppure essere delle vere e proprie distese funerarie occupate da piccole case. Le sepolture nel terreno sono ora adibite alla coltivazione di ortaggi e i cenotafi (costruzioni tombali sporgenti dal terreno) vengono utilizzati come piani di cottura o giardini pensili.

Panni stesi sotto il sole mite del Cairo e antichi sepolcri convivono perfettamente nell’aria sabbiosa dell’Egitto, dove la civiltà rurale si fonde con la modernità.

E dove l’umiltà della gente semplice si accontenta di poco, allontana le superstizioni per garantire un’abitazione dignitosa ai propri figli, assottiglia il confine già labile tra la vita e la morte.

 

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