Il camp: quando l’eccessivo e l’eccentrico piacciono più del bello

“Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace” potrebbe essere un valido riassunto dell’animo dello stile camp. Non tutte le estetiche, infatti, ricercano la bellezza. Alcune, come fa il camp, puntano infatti all’eccesso che stupisce e diverte l’osservatore.

“Camp” è un termine nato ad inizio Novecento, anche in riferimento all’art nouveau, una corrente estetica caratterizzata dalla ricchezza, talvolta eccessiva, di dettagli. L’origine della parola risalirebbe al verbo francese “camper”, posare.

Il camp può essere infatti una qualità degli oggetti ma, soprattutto, è un tipo di comportamento. Viene messo in scena principalmente tramite il corpo, specialmente il corpo in posa; questo lo rende riproducibile (o, meglio, replicabile), donandogli una sfaccettatura di artificiale, di precostruito. Di conseguenza, il corpo diviene un mezzo espressivo riproponibile.

È, in parte, un concetto condiviso con il drag: usare il corpo come mezzo espressivo dello stile, riproponendo abbigliamenti e atteggiamenti che lo rendono, in una certa estensione, artefatto.




Il brutto che piace

Si tratta di uno stile che non ricerca la bellezza comunemente intesa ma, piuttosto, l’innaturale, l’artificioso e l’esagerazione. Una sorta di “buon gusto per il cattivo gusto” che si manifesta – tra gli altri ambiti – nell’abbigliamento, nell’arredamento, nel trucco, nella recitazione e nella messa in scena.

Nell’ambito cinematografico, il camp ha dato vita alla sottocultura del “brutto film” e dei B-movie; un grande esempio, che condensa diverse manifestazioni del camp (dall’arredamento alla recitazione) è il celebre musical The Rocky Horror Picture Show. Vi si possono osservare l’artificiosità e l’eccessività dello stile utilizzato, stile che non ambisce a sottintendere messaggi nascosti, ma che è la pura celebrazione di un’estetica, di una visione eccentrica del mondo.

Il fascino del camp non sta dunque nella sua bellezza, ma nella sia assurdità; è un’estetica che nasce in origine da una serietà fallita, esagerata nella sua ambizione tanto da risultare paradossale. E di questo fallimento il camp ha poi fatto la propria forza: se non può essere assurdamente serio, allora sarà seriamente assurdo.

Apparenza senza significato

L’estetica prende il sopravvento e assume più importanza lo stile del significato. In altre parole, l’opera camp non vuole per forza lanciare un messaggio, ma mostrare qualcosa. Non ci sono cioè finalità moralistiche, anzi: non c’è volontà di insegnamento, ma solo l’esigenza di mostrare e intrattenere, attraverso una lente comica ed ironica sul mondo.

Non si tratta, dunque, di un’estetica usata per proporre una morale, ma viene sfruttata per divertire; per usare una citazione di Wilde «It’s absurd to divide people into good and bad. People are either charming or tedious».

 

Angelica Frigo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *