Il complesso di Lady Oscar: donne che portano i pantaloni

Lady Oscar. Fonte: tpi.it
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L’espressione “portare i pantaloni” ha alquanto perduto significato. Ma non è sempre stato così. Indossare gli abiti assegnati al sesso opposto è stato, per secoli, un “passaggio di frontiere”: l’ingresso in un’altra identità, un altro mondo.

 

tancredi e clorinda lagrenée
“Tancredi e Clorinda”, di Louis-Jean-François Lagrenée (Parigi, 1725-1805).

 

Romanzi e palcoscenici, poi, non si fanno scrupoli d’impiegare tale espediente – soprattutto, per far assumere a un personaggio femminile un ruolo più attivo e avventuroso. Le donne devono restare a casa? Ebbene, trasformiamole in uomini e facciamole uscire. Ecco come hanno fatto diverse Lady Oscar fittizie e reali a esprimere la propria personalità.

 




Le troviamo già nel IX-X sec., epoca cui risale il nucleo delle Mille e una notte. Esse comprendono la Storia del principe Qamar az-Zamàn. Per ritrovare lo scomparso consorte, la moglie del principe indossa uno degli abiti di lui e parte alla ricerca. L’equivoco sull’identità la porterà a essere incoronata re e a dover prendere moglie… Anche la Storia delle tre sorelle vede un’ardita principessa travestirsi da uomo e avventurarsi nel mondo – stavolta, per ritrovare i fratelli e dimostrarsi più accorta di loro.

 

Da abate si traveste la figlia del re d’Inghilterra, nel Decameron (Giornata II, novella 3). Vuole così raggiungere il Papa in sicurezza, per ottenere da lui la licenza d’avere il marito che desidera, anziché quello impostole. Durante il viaggio, incontra un giovane bello e sfortunato…

 

E i romanzi cavallereschi? Nutriti di un Medioevo idealizzato, non avrebbero potuto ignorare una ghiotta notizia: diverse donne presero personalmente le armi, rivelandosi tutt’altro che inadeguate. Da questo spunto, nacque Bradamante, nell’Orlando innamorato (1495) di M.M. Boiardo e nell’Orlando furioso (1532) di L. Ariosto.

 

La presenza di bellissime donne fra i cavalieri ha permesso agli autori di giocare con l’ambiguità dell’aspetto (sotto l’elmo, c’è un viso dolcissimo… quale rivelazione!). E anche di cantare gli amori assieme alle armi: scocca la magica scintilla tra Bradamante e il guerriero nemico Ruggiero… Ma pure la povera Fiordespina/Fiordispina (O.I, III,IX; O.F., XXV) s’innamora di Bradamante, scambiandola per un uomo.

 

In Boiardo e Ariosto, c’è anche Marfisa. Spavalda, in grado di dar filo da torcere ai maschioni che la circondano, farà ingelosire Bradamante. Almeno, finché non avverrà un riconoscimento fondamentale…

 

Il gioco degli equivoci viene ripreso in chiave tragica da T. Tasso, nella Gerusalemme liberata (1581). Qui, la bellezza fredda e venerabile della saracena Clorinda distoglie Tancredi dai suoi doveri di crociato, fino al doloroso epilogo…

 

Di un luogo comune, non può mancare la parodia. Ecco che A. Tassoni, nel poema eroicomico La secchia rapita (1624), crea la sua brava donna guerriera, dal nome che è tutto un programma: Renoppia

 

E il teatro? La natura stessa di quest’arte incoraggia dissimulazioni e travestimenti. Nella shakespeariana Dodicesima notte (1599-1600), Viola scampa a un naufragio sulle coste dell’Illiria. Trova grazia presso il duca Orsino, spacciandosi per ragazzo e mettendosi al suo servizio. Di lei, s’innamora Olivia, corteggiata dal duca. Così medita Viola, quando si rende conto della situazione:

 

“…meglio per lei sarebbe amare un sogno.”

(II, 3. Edizione Newton Compton, Roma 1990, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, p. 36)

 

Non è forse questa la magia del teatro? Farci amare e odiare ciò che è solo un’abile illusione?

 

Il tema torna nel goldoniano Servitore di due padroni (1745). Beatrice si spaccia per il defunto fratello Federigo e va alla ricerca dell’amante, fuggito dopo aver accidentalmente commesso un omicidio. Presentandosi come uomo, Beatrice ottiene libertà di movimento e decisione. Peccato che la trovata metta a repentaglio il nuovo fidanzamento di Clarice, che era stata forzatamente promessa in sposa a Federigo…

 

Di E. Salgari è Jolanda, la figlia del Corsaro Nero (1905). La protagonista non si traveste, ma si rivela essere… tutta suo padre.

 

Forse, non tutti ricordano un romanzo di Carolina Invernizio: La fidanzata del bersagliere (1916). Ispirato a un fatto di cronaca della Prima Guerra Mondiale, parla di una ragazza che si traveste per raggiungere il fronte. Al contrario della Luigia Ciappi che fu il modello del personaggio, la protagonista riesce nell’intento e si dimostra… “un vero uomo”.

 

In quel poema epico contemporaneo che è Il Signore degli Anelli (1954-1955), J.R.R. Tolkien crea Éowyn: simile a Clorinda per la bellezza bionda e fredda, la ricorda anche nel carattere fiero e malinconico. Il suo travestimento da uomo le serve per sfuggire alla gabbia dorata del ruolo di dama… e, a sua insaputa, per compiere un destino universalmente cruciale.

 

Tra personaggi originali e reinterpretazioni di quelli passati, l’elenco potrebbe essere più lungo. Una cosa hanno in comune tutte queste Lady Oscar: una rigida nozione dei ruoli di genere, superata però dalla fantasia e dalle esigenze narrative. Con un’inquietante domanda di fondo: qual è il confine tra realtà e finzione? La cosiddetta “maschera” non può essere un modo per svelare una più profonda verità?

 

Erica Gazzoldi

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