Il Cpr di Via Corelli uccide ancora

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Un dolore estremo, dall’interno, dal fulcro, si propaga repentino. Nel diramarsi erode tutto: contorni, luci, speranze. È un travaglio che abbandona il senso e contemporaneamente mostra un’unica soluzione percorribile: che si arresti il motore dell’inutile strage. A non aver ancora conosciuto tale tregua è la tribolazione del Cpr di Via Corelli a Milano, in cui un agente ha scelto di togliersi la vita

Così le morse violente dello stesso macabro luogo spezzano un’ulteriore vita, afferrano per opprimere non solo i trattenuti, sanno soffocare anche gli spettatori della lugubre tragedia

L’uomo, giovane poliziotto di Stato, padre di una bambina di qualche anno, si è sparato nel corridoio dei principali uffici operativi, con la propria pistola di ordinanza. Secondo le prime versioni circolate, raccolte prontamente dalla rete “Mai più lager-No ai Cpr”, il suicidio sarebbe stata la conseguenza di pressioni da qualche superiore perchè l’uomo dicesse o facesse cose contro la sua volontà. Il passare delle ore ha portato a un adattamento finale per cui a muovere il ragazzo siano stati problemi psicologici e familiari. I fatti appresi da MilanoToday dicono che a precedere il compimento del gesto vi sia stato un colloquio tra l’agente e una delle persone detenute in struttura. La disumanità compiutasi sin’ora nel Cpr in Via Corelli non può però conoscere il dubbio.




Gli “ospiti” permangono nella struttura sopportando le pene di un reato mai commesso.

I posti letto non sono sufficienti, il sovraffolamento deteriora le condizioni igieniche già pessime, mense e bagni sono lontani dalla soglia di vivibilità. Nell’inefficienza totale la sopportazione cede, si sommano gli atti di autolesionismo e i suicidi degli stranieri all’interno.

Per gli operatori di questi centri, quali poliziotti e personale socio sanitario, il lavoro costringe all’osservazione di scenari crudeli. 

Nessun diritto. Nessuna garanzia, se non quella di un’indeterminata privazione di libertà

Persino gli atti estremi di chi cede all’insopportabile non sono sufficienti a provocare un cambiamento che restituisca dignità. È ancora “Mai più lager-No ai Cpr” a comunicare le conseguenze. Nel tentativo di distogliere l’attenzione e parallelamente di alleggerire il numero di reclusi, si è promesso un rimpatrio immediato a chi lo avesse desiderato. 

Manipolazione che anticipa e segue lo sconforto. 

Nella mancata totalità di chiarezza circa il pretesto del suicidio, la reazione immediata dei trattenuti diviene bagliore che soccorre le mancanze: sconvolti dalla notizia, hanno rifiutato il pranzo.  Sciopero per la fame, appetito di giustizia.

Perchè non è solo scomparsa una guardia dai modi gentili, si è perso l’ennesimo riflesso di umanità in una tetra oscurità ormai sconosciuta agli specchi.

Giorgia Zazzeroni

 

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