Il Crimine del Secolo di Fabrizio Peronaci, un’opera che svela i retroscena di un caso che presenta ancora molti punti oscuri.

Il crimine del secolo del giornalista e scrittore Fabrizio Peronaci, edizione Fandango, ripercorre il vortice di eventi che sconvolse l’Italia a partire dal maggio 1981. L’autore delinea un quadro completo della vicenda senza tralasciare nemmeno il più piccolo dettaglio.

il crimine del secolo fandangoDal tentato omicidio a Giovanni Paolo II alla scomparsa di Emanuela Orlandi, Mirella Gregori, Paola Diener, José Garramon, Caterina Skerl, Alessia Rosati. Giovani vittime, pedine innocenti che si sono ritrovate all’interno di un gioco internazionale e di uno scenario geo-politico ben più grande di loro.

Fabrizio Peronaci è un giornalista professionista che dal 1992 lavora al Corriere della Sera. Si occupa di inchieste e multimedialità. Prima de Il crimine del secolo ha pubblicato Mia sorella Emanuela (2011), Il ganglio (2014), La tentazione(2017), Il figlio della colpa (2018) e Morte di un detective a Ostiense e altri delitti (2018).

L’antefatto e il killer

Il 13 maggio 1981 Ali Ağca spara a Giovanni Paolo II. Siamo in Piazza San Pietro in Vaticano. Sono le 17 e 20 circa. Il Papa sta facendo il suo solito giro tra i fedeli prima dell’udienza generale. Ali Ağca, killer turco, spara due colpi di pistola ferendolo gravemente.  Seguirà una folle corsa in ospedale, il Santo Padre è molto grave. Ali Ağca non riuscirà a darsi alla fuga, verrà bloccato dal tempestivo intervento di una suora e verrà arrestato poco dopo.

Mehmet Ali Ağca è un killer professionista ingaggiato per l’occasione, che fa parte dei Lupi Grigi, un movimento nazionalista estremista turco. L’attentato al Papa non è il suo primo lavoro. A soli 23 anni sulle sue spalle pesano ben altri due omicidi. Ağca è condannato all’ergastolo. A quest’ultimo evento sono collegate le sparizioni di Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e delle altre.

Un’opera fondamentale

L’autore riesce a trasportarci indietro nel tempo, a quel 1981, con il suo stile semplice, lineare, conciso. I fatti vengono presentati in maniera ordinata e chiara. Si parte dall’attentato e si arriva alla fine dell’opera dopo aver attraversato tutte le tappe dell’indagine. Peronaci scardina le vicende punto per punto, non lascia nessun dettaglio al caso. Ogni cosa è illustrata con perizia e in maniera minuziosa. Il taglio è, ovviamente, giornalistico e riprende l’inchiesta. L’autore pone delle domande al lettore, domande alle quali tenta sempre di dare, se non una risposta, almeno una spiegazione.

Peronaci continua a sorprendere con le sue ricostruzioni avvincenti, guidate dal suo arguto spirito investigativo che non tralascia di indagare gli aspetti sociali e umani.

L’analisi dei fatti proposta è quanto mai oggettiva e accurata. L’autore presenta molte chiavi di lettura. Partendo dalla pista internazionale andrà a delineare e presentare al lettore le altre possibili piste: quella bulgara, quella islamica, quella libica e la pista interna al Vaticano. All’interno dell’opera troviamo anche documenti inediti.

Il 1978, anno in cui Giovanni Paolo II verrà eletto Papa, è un anno difficile. Siamo ancora nel clima della guerra fredda e il Papa polacco che viene dall’Est è accolto con non poche preoccupazioni dai vari Paesi del mondo. Sono chiare fin da subito quali sono le intenzioni del Santo Padre. Il desiderio profondo di chiudere col comunismo e dare appoggio ai suoi connazionali non è ben visto dal regime Polacco. Quest’ultimo è appoggiato da Mosca. Sarà quindi anche l’Unione Sovietica a risentire di questa ventata di cambiamento che soffia dalle porte di Roma. Il Papa ha ben chiari i suoi obiettivi. Una figura del genere, carismatica e ostinata nel raggiungere i suoi obiettivi, non poteva non spaventare quei vili tiranni che si contendevano il potere in una situazione che vedeva il mondo ancora diviso in due dal clima della Guerra Fredda e dal muro di Berlino.

L’avvento nel 1978 del Papa polacco, che conosceva per esperienza diretta i regimi dell’Est, e quindi frontman più che mai determinato nella lotta al comunismo, fu una pessima notizia per l’Unione Sovietica

Chi ha organizzato l’attentato? Chi ha armato la mano dell’attentatore? E chi è stato a rapire ragazzi innocenti? Quali saranno le rivelazioni fatte da Ağca durante il processo? E perché continuerà a cambiare ripetutamente versioni?

Queste sono solo alcune delle domande a cui l’autore prova a dare una risposta. Il crimine del secolo è un’opera fondamentale che, a quarant’anni dall’attentato, svela retroscena e piste nascoste.

Irene Amenta

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