Il cristianesimo bianco è nei guai. E ha da biasimare se stesso

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Siamo nel vivo di quel periodo dell’anno, in cui utilizziamo la profana espressione “Buone Feste” invece di “Buon Natale“, mentre Starbucks e Costa si fanno la guerra attraverso le loro tazzine da caffè stagionali.
Il presidente Trump borbotta
don’t have Merry Christmas. They don’t have Merry Christmas. I want them to say, ‘Merry Christmas, everybody.’ ”
lamentando terribili attacchi contro l’eredità cristiana degli Stati Uniti.




Da qualche mese mi ritrovo ad attraversare questo Paese di continuo, lo faccio da tempo ma quest’anno, è sempre più difficile non notare che la principale minaccia al cristianesimo in America proviene dagli stessi cristiani americani.
Non che in Italia la situazione sia tanto migliore, ma da queste parti, se ne sentono davvero di tutti i colori. All’inizio di questo mese, la Corte Suprema ha ascoltato il caso di un fornaio che ha sostenuto che le sue convinzioni cristiane lo hanno portato a rifiutarsi di preparare una torta nuziale per una coppia gay.
Quando si arriva al punto in cui i buoni cristiani credono che sia una questione di grande principio teologico non vendere dolci ai gay ma sono disposti a dare un passaggio ai pedofili (perché non provi a cercare notizie su Roy Moore?), penso non ci sia molto da dire se non che il cristianesimo americano oggi, il cristianesimo bianco americano in particolare, è in uno stato piuttosto triste.
Attualmente, il tipico americano è straordinariamente ignorante sulla storia e sullo stato attuale del mondo in cui vive, e non va meglio con la conoscenza scientifica. Non crede ai media, ma crede ai più incredibili pettegolezzi su Twitter o post su Facebook. L’americano medio ha conoscenze incredibilmente limitate a riguardo della religione, non solo su quella degli altri, ma anche sulla propria, basta farci due chiacchiere per capirlo.
I cristiani bianchi invece di formulare giudizi su come vivere le loro vite sulla base di come le loro convinzioni religiose interagiscono con le circostanze della vita reale, trasmettono reazioni irascibili come principi teologici. I cristiani evangelici bianchi amano le armi, per esempio, e non amano particolarmente gli immigrati. Rispetto agli altri dati demografici, sono entusiasti della pena di morte, indifferenti a chi è povero o infermo e ciechi sulle disparità razziali e di genere. Rivendicano di leggere la Bibbia e ascoltare gli insegnamenti di Gesù, ma pensano che i poveri meritino ciò che non ottengono e che i detenuti delle loro prigioni meritino, se possibile, orrori peggiori rispetto a quelli che già ricevono.
Difficile sapere per chi provano pietà, se non per loro stessi, perché credono di essere le vere vittime nel mondo di oggi. Quelli tra loro che sono cristiani evangelici sono particolarmente paranoici: mentre gli americani nel complesso hanno il doppio delle probabilità di dire che c’è più discriminazione contro i musulmani che contro i cristiani, i numeri sono quasi invertiti per i protestanti evangelici bianchi. E a quanto pare le cose stanno peggiorando: la percentuale di evangelici che hanno affermato che la libertà religiosa negli Stati Uniti è diminuita negli ultimi dieci anni è passata dal 60% nel 2012 al 77% nel 2015.
 
Ci sono molti fattori – storici, sociali e politici – che hanno contribuito a modellare il cristianesimo bianco americano in quello che è oggi, i cristiani sembrano governati dalla paura. Teologi e psicologi vi diranno che c’è un pericolo spirituale nell’agire per paura e senso di pericolo. La paura ci spinge verso schemi di “ragionamento” che sono tutt’altro che ragionevoli, ma più simili a modelli reazionari di causa-effetto. E la paura ci allontana dal nucleo del cristianesimo: l’amore.
Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore”, dice la prima lettera di Giovanni.
Mentre tutti gli altri gruppi religiosi, si oppongono al fatto che i proprietari di piccole imprese si rifiutino di servire persone gay e lesbiche, nel 2012 il 54% degli evangelici bianchi sosteneva di privilegiare i “tradizionali valori giudaico-cristiani”, e quel numero è salito al 76% nel 2015.
La paura del futuro ci rende, con le parole di Gesù,
guide cieche, che filtrano il moscerino ma ingoiano il cammello”! (Matteo 23:24).
 
La situazione americana è paradossale, il crollo della cristianità negli ultimi secoli ha creato un mondo religioso potenzialmente più  autentico e pluralista. Rapporti seri con membri di altre tradizioni religiose, così come atei, insegnano ai credenti molto di più sulla loro fede di quanto avrebbero mai saputo altrimenti. L’incredibile tumulto tra i normali fedeli aumenta l’alfabetizzazione teologica tra i banchi, così che a 500 anni dalla Riforma, il sogno di Lutero di un “sacerdozio di tutti i credenti” è potenzialmente più vicino che mai.

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