Il divario tra età biologica ed età numerica influenza la longevità

Arriva notizia dalla prestigiosa Mayo Clinic (un centro medico accademico no-profit con sede in Minnesota che offre cure mediche e svolge attività di ricerca) di una ricerca sul divario tra età biologica ed età numerica.
Quante volte capita di commentare l’aspetto di una persona che non dimostra affatto i suoi anni o (anche se non è molto carino né educato) che ne dimostra di più?
Se qualche volta avete azzardato che la persona in questione non aveva davvero gli anni segnati sulla sua carta di identità non avete detto uno sfondone scientifico. Almeno come principio, le due età infatti possono avere un gap notevole, ovviamente però la ricerca pubblicata su  European earth journal non si basa sull’aspetto più o meno giovanile (e magari più o meno piacevole) di una persona ma su un’analisi dell’elettrocardiogramma effettuata dall’intelligenza artificiale.
Per la precisione di un elettrocardiogramma a 12 vie, che sarebbe quello in cui  quattro elettrodi sono posizionati sugli arti del paziente e sei sulla superficie del torace. Quindi il potenziale elettrico complessivo del cuore viene misurato in dodici punti.



Il risultato trovato dai ricercatori è stato illustrato da Francisco Lopez-Jimenez autore anziano dello studio.
L’intelligenza artificiale in base al tracciato cardiaco stima l’età di una persona e nella maggior parte dei casi la stima si è rivelata molto vicina all’età numerica con un gap di solo 0,88 anni. Ma in alcuni casi l’età stimata dalla IA sulla base dei dati dell’ECG ha mostrato un importante divario tra età biologica ed età numerica.
Il follow-up di questi pazienti ha poi mostrato che quelli che erano biologicamente più vecchi della loro data di nascita avevano un rischio aumentato di morire precocemente e non solo di malattie cardiovascolari, come se l’età reale del cuore indicasse a che punto stava il loro fisico, persino se altre condizioni mediche indicavano una probabilità di sopravvivenza più lunga l’età biologica stimata dalla IA tramite l’ECG si è rivelata un indicatore di morte prematura.
Viceversa quelli stimati come più giovani, rispetto a quanto affermava la loro carta di identità, hanno dimostrato di correre meno rischi di morire di problemi cardiovascolari  rispetto alla fascia di età a cui appartenevano per nascita.

Roberto Todini

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