Il gioco d’azzardo: un’economia contesa tra Stato e criminalità organizzata

Criminalità organizzata e gioco d’azzardo hanno sempre camminato a braccetto. Oggi che il mercato legale è andato in crisi, per le chiusure dovute alla situazione pandemica, il gioco illegale è pronto a rilanciarsi. In un Paese come il nostro, in cui il problema dell’evasione fiscale non può più essere ignorato, questo comparto và tenuto sotto stretta sorveglianza. Alcuni dati recenti lo confermano, vediamo insieme quali sono.

Una nazione all’azzardo!

Sul gioco d’azzardo gli italiani detengono il primato in tutta Europa. Negli ultimi 20 anni si è visto un aumento a dir poco impressionante: dell’800%. Solo negli ultimi 5 anni l’aumento è stato del 25%. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che l’Italia spende in slot machines, gratta e vinci, lotto e lotterie istantanee una cifra corrispondente allo 0,8 per cento del suo Pil. La Lombardia è la regione italiana in cui si gioca di più, seguita da Campania e Lazio. Sui canali online, nel 2019, sono state effettuate giocate per una somma di 36,4 miliardi di puntate.



4,5 miliardi persi senza il gioco d’azzardo

La chiusura di molte attività di scommesse e gioco d’azzardo ha generato un netto calo per le finanze dello Stato, ben 4 miliardi di euro, secondo l’ultimo resoconto del Dipartimento delle entrate con il bollettino riguardante i primi 10 mesi del 2020.
I prossimi, come quelli passati, saranno ancora caratterizzati da misure di prevenzione, chiusure e restrizioni, il che vuol dire non vi sarà alcun recupero di gettito per l’Erario. Quest’anno i punti gioco sono stati chiusi per quasi 6 mesi in tutto. Come risultato, tenendo conto sia dei canali online che fisici, dal gioco d’azzardo il tesoro pubblico non ricaverà nemmeno 7 miliardi di euro. Rispetto al 2019 sono 4miliardi in meno. Anche considerando i ristori, centinaia di sale scommesse e sale giochi, migliaia di bar e attività affini rischiano la chiusura in questo nuovo anno appena iniziato. Sono 30.000 gli addetti alla distribuzione che rischiano il lavoro e non va meglio neanche ai concessionari.

Il ricorso al mercato illegale

La chiusura improvvisa di molte attività come bar e sale scommesse non hanno solo sospeso le entrate dello Stato, ma hanno  deviato quelle entrate su circuiti illegali. A confermarlo le parole del  Direttore generale delle Dogane e dei Monopoli, il prof. Marcello Minenna, il quale in un intervento a Uno Mattina ha spiegato che:

«Durante il lockdown c’è stata una esplosione del gioco d’azzardo illegale a fronte di una contrazione del gioco legale. Numerosi sono stati gli interventi di repressione in più di 50 capoluoghi di provincia, controllando 250 sale illegali».

Ancora Minenna si è così espresso  riguardo alle entrate mancate:

«L’emergenza epidemiologica e il blocco totale della raccolta del gioco pubblico che essa ha comportato nel periodo da marzo alla fine di giugno, e dal mese di ottobre a gennaio 2021, ha un impatto profondo non solo sulle entrate erariali derivanti dal gioco ma anche sugli stessi bilanci dei concessionari di Stato con effetti ancora totalmente da individuare sul quadro economico complessivo e sullo stesso equilibrio delle concessioni»

In termini di percentuali l’impatto corrisponde a una riduzione del 30% del mercato legale. Gli apparecchi all’interno di tante strutture, dalle agenzie di scommesse a più varietà di esercizi pubblici, in molti casi  fruttavano ai gestori le entrate essenziali per poter far fronte ai costi di gestione. Mancati quei fondi, c’è stata la chiusura. Così,  pur di perseverare nei propri vizi, molti giocatori hanno optato per il mercato illegale. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho vede nel fenomeno una pericolosa relazione:

«Quello del gioco d’azzardo, assieme al traffico di sostanze stupefacenti, oggi appare l’affare più lucroso col quale rimpinguare le casse delle cosche»

Da una stima dell’Istituto Superiore di Sanità risulta che dei 18,4 milioni di utenti che almeno una volta all’anno fanno una giocata, un milione è mezzo ha un profilo problematico. Siamo la nazione che scommette di più e anche quella che evade di più. La relazione tra questi due primati del popolo italiano, se non si vuol servire guadagni facili alla criminalità organizzata su un piatto d’argento, è da tenere costantemente sott’occhio.

Alfonso Gabino

 

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