Il giorno (segreto) in cui anche l’imbattibile Dream Team del ’92 si arrese

Il Dream Team, la squadra della nazionale di pallacanestro degli Stati Uniti che ha preso parte al torneo olimpico di Barcellona nel 1992, è passato alla storia come una delle formazioni più grandi della storia dello sport.

Impensabile, ancora oggi, riuscire minimamente ad ipotizzare di mettere assieme uno squadrone di tale sorta. Eppure, per l’edizione del 1992 delle Olimpiadi, la prima aperta anche ai giocatori “professionisti” degli Stati Uniti, la NBA decise di mandare in Spagna tutti i migliori del momento, nessuno escluso. Ne venne fuori la più forte squadra sportiva mai assemblata, un gruppo di atleti che nelle previsioni degli analisti delle scommesse sportive avrebbe dovuto surclassare e di gran lunga (come poi accadde sul serio nel torneo olimpico) gli avversari di turno.

Eppure, questa formazione piena di dei e divinità non è stata propriamente perfetta. La leggenda, ormai confermata da interviste rilasciate dagli stessi protagonisti dell’epoca decenni più tardi, narra che prima della partenza verso il vecchio continente, il Dream Team perse, anzi, fu addirittura umiliato nel corso di una partita amichevole contro un gruppetto di imberbi ragazzotti del College USA.

Il Dream Team, la squadra degli Dei del basket

Nella precedente edizione dei giochi olimpici estivi (a Seoul nel 1988), nel corso delle semifinali del torneo di basket maschile accadde qualcosa che avrebbe modificato, di lì a poco, il corso degli eventi della storia della palla a spicchi. L’Unione Sovietica, l’acerrima rivale di zio Sam non solo a livello sportivo e olimpionico, sconfisse la nazionale degli Stati Uniti nella semifinale delle Olimpiadi, interrompendo così uno strapotere storico nel torneo di pallacanestro ai giochi olimpici che durava ormai dal 1936, ovvero dall’anno in cui questa disciplina era stata introdotta ai giochi.

Due anni dopo, nel 1990, con la sconfitta ai Mondiali, i massimi dirigenti del basket negli States decisero che era arrivato il momento di far scendere in campo tutti i migliori. La competitività nel resto del mondo si era fatta molto più alta: in Europa c’erano giocatori (come sarebbe poi avvenuto più tardi) capaci di mettere i piedi in testa ai giganti del basket degli Stati Uniti. Gli USA volevano riprendersi il palcoscenico.

Ecco perché, in accordo con la FIBA (che modificò il regolamento del torneo olimpico), fu deciso di dare spazio anche ai professionisti della NBA. Gli Stati Uniti chiamarono quindi tutti i migliori del momento: nacque la squadra dei sogni, o Dream Team, la formazione che avrebbe fatto la storia, in tutti i sensi.

Di quel gruppo facevano parte Michael Jordan e Magic Johnson, all’epoca e ancora oggi considerate delle vere e proprie divinità terrene; e poi ancora il “bianco” più forte che abbia mai calcato i campi NBA, Larry Bird, quindi Charles Barkley, Clyde Drexler, Patrick Ewing, Karl Malone, Chris Mullin, Scottie Pippen, David Robinson e John Stockton (il dodicesimo scelto fu Christian Laettner, all’epoca giocatore di Duke in NCAA).

Di quella squadra faceva parte tutto il Primo Quintetto NBA del 1992 e quattro quinti del Secondo. In pratica era un concentrato di forza, atletismo, potenza, velocità. Niente e nessuno avrebbe mai potuto pensare di impensierire quel gruppo.

Già al torneo di qualificazione ai Giochi olimpici di Barcellona fu chiaro a tutti che quella formazione avrebbe fatto letteralmente a pezzi la concorrenza (oltre 40 punti di media di scarto agli avversari in ogni gara).

La partita segreta tra le stelle NBA e i giovani del College USA

Eppure, come anticipato, prima della partenza verso l’Europa accadde l’impensabile.

Il tutto fu partorito dalla mente dell’allenatore degli USA, Chuck Daly, che ingegnò così uno stratagemma per riportare con i piedi a terra il “dio” Jordan e i suoi.

Fu organizzata una amichevole di 20 minuti nel giugno nel 1992 a San Diego, nel centro sportivo di La Jolla, contro una selezione dei più promettenti giocatori delle università. Facevano parte di questa squadra alcuni tra i nomi che, anni dopo, sarebbero diventati dei veri e propri campioni di questo sport.

In squadra c’erano Grant Hill, Chris Webber, Penny Hardaway, Allan Houston, Bobby Hurley, Eric Montross, Jamal Mashburn e Rodney Rogers tra i vari. Quel test amichevole finì con la vittoria dei ragazzi del College di 20 punti, anche se l’allenatore Daly, subito dopo la fine dell’amichevole, ordinò di spegnere il tabellone dei punti prima dell’ingresso della stampa nella palestra.

Coach Daly tenne in panchina Jordan per gran parte di quell’amichevole e, di conseguenza, mischiò le carte in tavola, modificando marcature e schemi, così da verificare le reali potenzialità dei suoi in occasioni di situazioni avverse.

Quella, in pratica, fu la partita che decise l’Olimpiade, prima ancora che i Giochi di Barcellona fossero realmente cominciati. I giocatori del Dream Team capirono di avere dei limiti e questo non era ammissibile per gente come Jordan, Pippen, Bird e Magic.

Il giorno dopo, i giocatori NBA convinsero Daly a organizzare una rivincita contro i ragazzi del College. In quel secondo test amichevole, gli universitari non riuscirono a portare la palla oltre metà campo.

Nello stesso mese, fino all’inizio di luglio, il Dream Team scese in campo nel Torneo delle Americhe, rifilando una media di 50 punti alle nazionali avversarie. Poi arrivarono le Olimpiadi ed il ritiro dorato del Principato di Monaco (e dove sennò?), a poche ore di distanza dal palazzetto dello sport di Barcellona.

Quelle Olimpiadi furono un successo senza precedenti.

Otto partite, otto vittorie e una finale, quella contro la neonata nazionale della Croazia (giocata l’8 agosto 1992), che vide in campo nello starting five americano Johnson, Jordan, Pippen, Malone e Ewing insieme contro l’indimenticato Petrović (che morirà qualche anno più tardi in un tragico incidente stradale in Germania), Perasović, Kukoč, Vranković e Komazec.

Tanti sono stati i Dream Team selezionati dal 1992 ad oggi in occasione dei vari Mondiali e appuntamenti olimpici, ma quella di Barcellona resterà per sempre l’unica vera squadra dei sogni, capace di far innamorare milioni di appassionati nel mondo e di avvicinare gli dei del basket ai comuni mortali, anche grazie ai ragazzi terribili del College USA che con le loro prodezze riportarono con i piedi a terra i fuoriclasse americani della palla a spicchi.

 

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