Il Giro di Lombardia: la classica monumento anomala

La "classica delle foglie morte" da sempre divide il pubblico tra entusiasti e scettici

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Il Giro di Lombardia, o Il Lombardia, è la classica italiana per eccellenza. In 112 edizioni, 69 trionfi sono azzurri. Coppi, Nibali, Cunego e Bettini, campioni in grado di segnare la storia della classica delle foglie morte che però ancora oggi non appassiona il pubblico come le cugine del Nord o come la Sanremo.

Qualche giorno fa, in un gruppo Facebook dove si discute di ciclismo è iniziato un bel dibattito sulle classiche monumento. Come ci si poteva aspettare, le due più apprezzate dal pubblico si sono rivelate la Parigi-Roubaix ed il Giro delle Fiandre. Niente di particolarmente sorprendente, anzi. Di certo non si può non prendere in considerazione l’imprevedibilità della Milano-Sanremo, corsa che più di ogni altra è impronosticabile. O la Liegi-Bastogne-Liegi, la “decana”, con le sue fatiche inaudite che però negli ultimi anni ha quasi sempre premiato i favoriti della vigilia. E poi c’è il Giro di Lombardia, corsa completamente diversa dalle classiche di primavera e che ha sempre diviso il grande pubblico. C’è chi lo ama e chi lo odia. Ma perché la corsa autunnale non ha l’appeal della Roubaix?

Una storia italiana

Fa sorridere pensare che per noi italiani il Giro di Lombardia non sia affascinante come la Sanremo. Ancor di più considerando che in nessuna altra classica monumento, ad eccezione del Fiandre, si può osservare un così netto dominio dei ciclisti di casa.  69 trionfi azzurri in 112 edizioni, più della metà! Solo i rivali belgi sono riusciti a far meglio, trionfando 69 volte su 103 edizioni nella “classica universitaria”. Il recordman della corsa è il grande Fausto Coppi, con cinque successi dei quali quattro consecutivi.  Per non parlare del filotto di vittorie italiane tra il 1921 ed il 1950, interrotto solo dal francese Bobet nel ’51. Anche recentemente l’Italia si è messa in luce dominando il Giro di Lombardia tra il 2001 ed il 2008, con il tris di Damiano Cunego, l’exploit di Danilo Di Luca e le doppiette di Michele Bartoli e dell’olimpionico Paolo Bettini.




 Differenze dalle altre classiche monumento

La differenza più evidente e banale, ma non irrilevante, è la questione meramente temporale. Il Giro di Lombardia è l’unica grande classica che non si corre in primavera, bensì in autunno, in prossimità del Campionato del Mondo su strada. Dall’avvio della stagione delle corse di un giorno, che coincide con il sabato più vicino al 19 marzo (giorno di San Giuseppe), iniziano due mesi in cui l’hype sul ciclismo è all’ennesima potenza. Tutto il mondo si catalizza sulle due ruote senza motore, ed infatti riescono a godere di un ottimo pubblico anche le corse “minori” come la Gand-Wevelgem ed Harelbeke. Senza contare l’Amstel Gold Race che potrebbe essere a tutti gli effetti una monumento. Il Giro di Lombardia si disputa in una fase dell’anno in cui i riflettori sul ciclismo si sono già parzialmente spenti e questo comporta un lieve calo di pubblico.

Inoltre, c’è la questione delle caratteristiche vere e proprie della corsa. Il Giro di Lombardia è la classica più vallonata e con il maggior dislivello, assieme alla Liegi. Guarda caso, le due corse meno amate dal grande pubblico. La mancanza di peculiarità è forse il fattore più determinante per questo tema. La Roubaix ha il pavé, il Fiandre ha le cote al 20% di pendenza, la Sanremo non ha nulla e per questo è forse la più bella perché indecifrabile. Liegi e Lombardia cos’hanno? Inoltre, negli ultimi anni il Lombardia sono stati dominati in lungo e in largo da ciclisti esperti dei Grandi Giri, da Nibali a Rodriguez, fino al campione in carica Pinot, distruggendo l’infondata convinzione che ci debba essere una netta distinzione tra corridori da classiche e corridori da corse a tappe.

Buon Giro di Lombardia a tutti!

Ci teniamo però a chiarire un concetto. Il Giro di Lombardia è una classica stupenda, una corsa che non può essere paragonata a nessun’altra e che dal 1905 mette alla prova le gambe e i nervi dei ciclisti. Ciò nonostante, ogni anno gli appassionati si beccano e si dividono sulla questione tra chi la ama alla follia e chi la odia. Ma in fin dei conti forse è proprio questa la particolarità del Lombardia. Quando ci penso mi viene spesso in mente un parallelo golfistico. Annualmente, prima del PGA Championship, i tifosi iniziano a dire che il torneo non è all’altezza degli altri tre major, che non ha fascino, ecc. Sarà così per sempre, e più passa il tempo più queste discussioni rafforzeranno le leggende di queste competizioni.

Federico Smania

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