Il manifesto delle sardine: cari populisti la pacchia ora è finita davvero per voi

12mila sardine a Bologna, 7mila a Modena e tante altre si riuniranno nei prossimi giorni, in una moltitudine di piazze aperte per chiunque voglia dissentire da una politica provincialista di convenienza.

0

Erano 4 amici al bar che volevano cambiare il mondo.

Mattia Santori, Giulia Trappoloni, Roberto Morotti e Andrea Garreffa sono partiti con l’idea di riempire una piazza fino a stare stretti come sardine, e in meno di 6 giorni, con l’ausilio dei social e dei volantini, sono riusciti nell’impresa di riunire una folla di “sardine”, tenute strette non da un colore o da un simbolo di partito, bensì dalla pulsione a manifestare la propria distanza dalle modalità con cui oggi si fa politica.

Il nome scelto, oltre alla simpatica ironia, ha un significato metaforico potente: allude all’inespressività dei pesci, al loro silenzio, contrapposto alle giungle urbane dei macachi urlatori nei comizi elettorali.  Il pesce, inoltre, è il simbolo del Salvatore,  colui che è riuscito a riemergere dalle profondità del mare oscuro. In questo caso,  il tafferuglio politico.

Muti come un pesce, comunicativi come gli uccelli

Qualche detrattore televisivo ha sostenuto che le “sardine” nascano solamente per andare controcorrente, anziché proporre. Questo è, sì, vero, ma come lo è per tutte le manifestazioni corali di piazza.

In realtà, a guardarci bene, le sardine non parlano ma sanno comunicare. Se così non fosse, non si avrebbero quelle graziose coreografie che si vedono in mare, messe in atto da molteplici sardine che si muovono all’unisono.

Allo stesso modo, il movimento delle sardine non parla, non propone, ma serve a comunicare una latente insoddisfazione rispetto all’aggressività oratoria espressa dalla politica dei nostri tempi.

Con questi presupposti comunicativi, la pagina Facebook 6000 sardine ha pubblicato oggi un manifesto che esplicita gli obiettivi di una protesta, nata per pescare fuori dal torpore la nostra coscienza collettiva.

Il manifesto: cari populisti, la pacchia stavolta è finita davvero (per voi)

Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.

Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata.

Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare.

Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.

Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.

Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura.

Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.




Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.

Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola.

In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.

Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.

Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo.

Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo sardine libere, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto.

“È chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare”.

Firmato 6000 sardine

E allora, che la dolce melodia della canzone di Dalla possa veramente soverchiare il mare di anime, innamorate del pensiero molesto controcorrente.

Axel Sintoni

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi