Il Milan è la “spina nel fianco” del FFP all’orizzonte: quali scenari?

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Dopo aver analizzato la situazione in seno alla società nerazzurra, in aggiunta alla sollevazione di Spalletti dal ruolo di guida tecnica della squadra nella mattinata odierna, cerchiamo quest’oggi di fare una rapida analisi su ciò che sta capitando sulla sponda rossonera del Naviglio, il Milan, all’indomani del quinto posto finale in campionato con conseguente qualificazione in Europa League.

Ma, prima di addentrarci su tale argomento, riavvolgiamo per un attimo il nastro: dal 2014 al 2017 in Milan ha conosciuto una crisi finanziaria sempre più accentuata che ha portato come conseguenza drammatica la cessione nel febbraio/marzo 2017 del pacchetto azionario della famiglia Berlusconi a una fantomatica cordata cinese, spalleggiata dal celebre Fondo Elliott, proprietario già di Telecom Italia ed altri asset strategici e capeggiata da un faccendiere cinese di dubbia moralità quale Yonghong Li.

Tale sinistro personaggio, inserito tra l’altro nella “lista nera” redatta dal governo cinese come imprenditore assai poco affidabile, ha, però, di fatto aggravato la situazione contabile dei rossoneri, accumulando sempre più perdite, anche grazie, si fa per dire, all’allegra gestione societaria del duo delle cosiddette “cose formali” Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, protagonisti a loro volta di un calcio mercato di quasi 200 milioni (fatti per lo più di “cambiali in bianco”, diciamolo), a fronte di una quantità di perdite alquanto ingenti che ammontavano, bilancio 2017/18 alla mano, a circa 120 milioni di euro tondi tondi.

Inoltre, una volta scoperta la dubbia moralità dell’oscuro Li, il quale avrebbe dovuto acquistare definitivamente la società, facendo leva su altrettanto fantomatiche miniere di metalli (in realtà, fallite per via dei debiti accumulati), la società ha subito l’ennesimo ribaltone con il passaggio delle quote definitivamente al Fondo Elliott con alla presidenza la figura di Paolo Scaroni, ex-amministratore delegato dell’ENI al tempo del secondo governo Berlusconi e anch’egli coinvolto più volte in scandali giudiziari di un certo rilievo.

Pertanto, il Milan, dopo un braccio di ferro con la UEFA, risoltosi con la sentenza del TAS di Losanna dell’agosto 2018 che ha decretato, come aveva fatto la UEFA, le ripetute violazioni degli esercizi di bilancio dal 2014 al 2017, ma prevedendo un’attenuazione della pena comminatagli dalla UEFA stessa che ne aveva previsto la piena esclusione dalle Coppe Europee, si è ritrovato a dover di nuovo metter mano a una squadra certamente da rifondare, dopo il deludentissimo sesto posto acciuffato nella stagione precedente ed in questa stagione appena conclusasi ha centrato un quinto posto che però aprirà scenari ancora poco lusinghieri per il Diavolo, aggravati dalle dimissioni dell’altroieri dell’allenatore Gattuso e dell’AD Leonardo con il plenipotenziario ex-Arsenal Ivan Gazidis quale “dominus absoluto” dell’operazione.

Secondo, infatti, alcuni autorevoli testate come “La Gazzetta Dello Sport” e “Calcio E Finanza”, il Milan, che tra l’altro sta ancora aspettando la sentenza UEFA circa i conti 2015/2018, starebbe pensato di ricorrere di nuovo al TAS, pena l’esclusione dall’Europa League, a vantaggio della settima classificata, quale il Torino, che automaticamente ne prenderebbe il posto. Tuttavia, sembrerebbe probabile anche l’ipotesi da parte della dirigenza rossonera di intavolare una trattativa con l’UEFA stessa per la ridiscussione, dopo il rigetto del “Volutary Agreement” di due anni fa, un piano di rientro, probabilmente un “Settlement Agreement” più lungo e diluito nel tempo con la possibilità di poter presentare i bilanci in perfetto pareggio un po’ più tardi rispetto all’attuale scadenza prevista per il 2021, anche a costo di dover pagare multe o subire restrinzioni a livello di rosa.

Ebbene, qualora si verificasse quest’opzione, quali sarebbero gli scenari per il club di Via Aldo Rossi? Indubbiamente, sarebbe a quel punto assai molto probabile il sacrificio di alcuni elementi “pesanti” della rosa, soprattutto a livello di cartellino e ingaggio, da Donnarumma in primis, passando per Suso, Calhanoglu e via dicendo, per l’acquisto di elementi il più possibile funzionali alla squadra. Oppure la seconda via, anche se più rischiosa, sarebbe quella di smantellare quasi in blocco l’intelaiatura della squadra per impiantare al suo interno un tessuto più giovane, costituito da Under-23, come nelle intenzioni di Gazidis, ma con il rischio che possa diventare fin troppo acerbo per poter ambire fin da subito ad obiettivi di rilievo.

Quale sarà, dunque, la soluzione a questo rebus in Casa Milan? Come direbbe un famoso verso di Lucio Battisti, lo scopriremo solo vivendo…

 

Jonathan Gaddi Giomini
Cristiano Patti
Francesca Gagliardi

 

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