Il mito di Europa. Le origini leggendarie del nostro continente

L'avvincente storia di una principessa rapita che divenne l'amante di Zeus e la regina di Creta

Europa mentre viene rapita da Zeus trasformato in un toro. Opera di Tiziano
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Il continente europeo è stato culla delle più avanzate civiltà. Queste hanno plasmato il resto del globo con quello che oggi chiameremmo un mix di hard e soft power.  Teatro di scontri terribili, rivoluzioni e grandi scoperte,  l’Europa ha distrutto mondi per crearne altri. In un momento storico particolarmente delicato, dove la stessa identità europea è messa in discussione, in pochi ricordano che il nome Europa appartiene al mito.

Un mito che parla di sopraffazione e inganno, ma anche di resistenza e rinascita. Valori che troviamo all’inizio e alla fine del secondo conflitto mondiale. Quando mancò davvero poco all’Europa per restare solo un mito, appunto.

 

Le (dis)avventure di una principessa

Europa viene citata da Omero nell’Iliade, nella Teogonia di Esiodo e anche nelle Metamorfosi di Ovidio. Non sempre tra queste fonti coincidono storia e personaggi. Nell’opera omerica è nipote di Agenore, mentre nella versione di Ovidio è sua figlia. Per Esiodo essa è figlia di Oceano. Si deve però all’autore latino la diffusione del mito attraverso i secoli. Infatti questo fu ripreso artisticamente durante il Rinascimento e nei periodi successivi da pittori quali Tiepolo, Veronese, Reni, Carracci e Tiziano.

La principessa Europa raccoglieva fiori in riva al mare, in tutta la leggerezza della sua gioventù,  quando fu ingannata da Zeus.  Il potente dio le si avvicinò nelle sembianze di un toro bianco. Dopo lo spavento iniziale la figlia di Agenore, re di Tiro, decise di cavalcare e domare l’animale. Zeus però aveva altri piani. I fiori lasciati a terra, la costa che si allontanava diventando una fioca linea all’orizzonte e l’immensità del mare che inghiottiva i sogni, le certezze e le illusioni della ragazza, facevano da sfondo al rapimento divino. Agenore inviò i suoi valorosi figli Celix, Felix e Cadmo alla ricerca dell’amata sorella perduta, ma nessuno riuscì a ritrovarla.

Il Mediterraneo fu lo scenario dell’impervia traversata a occidente verso Creta, dove finalmente Zeus rivelò la sua identità e il suo amore folle. Secondo alcune fonti, il re dell’Olimpo vinse l’orgogliosa resistenza della ragazza con la violenza trasformandosi in un’aquila; secondo altre invece, alla fine avrebbe prevalso nient’altro che l’amore. In ogni caso Europa ebbe tre figli da Zeus, tra cui il leggendario re Minosse.

Il padre degli dèi lasciò la principessa al suo destino terreno. Divenne regina di Creta sposando il re dell’isola Asterio. Zeus le fece tre doni divini: un giavellotto magico, un cane addestrato e un guardiano di bronzo. Alla morte di Asterio, gli successe il figlio adottivo Minosse. Da quel momento i Greci avrebbero indicato con “Europa” le terre a nord dell’Egeo; successivamente con la loro espansione, quelle a nord del Mediterraneo. Qualcosa che andava al di là della loro immaginazione.




 

Altre possibili radici

Un primo utilizzo di Europa in senso geografico si rinviene in uno degli anonimi inni omerici, così chiamati perché attribuiti a Omero per via dello stile usato. È tuttora discussa l’etimologia dell’antica parola greca Εὐρώπη (Európē). Si ipotizza possa essere l’unione di due altri termini che significherebbero ampio e occhio. Probabilmente tale parola serviva a identificare i vasti territori settentrionali di cui i Greci non potevano conoscere con esattezza i confini.

Un altro riferimento risale a Ecateo di Mileto. Il geografo greco (citato da Erodoto nelle Storie) riteneva che il mondo comprendesse due continenti separati dal Mar Mediterraneo: l’Europa verso nord e l’Asia che comprendeva parte del Nordafrica. Una prima carta geografica riportante un abbozzo dell’Europa fu disegnata dal filosofo Anassimandro, anche lui di Mileto e cartografo.

Col termine φοίνικες (Phoinikes) i Greci identificavano i popoli stanziati sulle coste orientali del Mediterraneo (corrispondenti all’odierna Siria). A loro volta i Fenici usavano il termine ereb (cioè ‘tramonto’), per riferirsi alle terre occidentali. Potrebbe essere questa l’origine del termine Europa, secondo un’altra teoria alternativa a quella del mito greco.

Tra l’altro la stessa principessa Europa proveniva da una città fenicia. Agenore era infatti re di Tiro, nell’odierno Libano. Inoltre a legare Greci e Fenici è il Mediterraneo, teatro della leggendaria traversata mitologica. Agenore era figlio di Poseidone, il che accentua il profondo legame del mito di Europa col ‘suo’ mare. Un legame incredibilmente attuale.

La vicenda di Europa fonde diverse culture, unisce popoli lontani e insegna una grande lezione. L’avventatezza della principessa nel voler cavalcare un toro le costò cara. Le fu tolto tutto. Qualunque cosa le appartenesse, era rimasto al di là del mare. Sopraffatta, o amata chi può saperlo, in ogni caso reagì. I popoli figli di Europa e che oggi ne calpestano il “corpo” hanno sprecato gran parte della loro storia a farsi la guerra. E l’ultima volta è bastata per sedersi finalmente uno di fianco all’altro e collaborare pacificamente. In tempi di scetticismo come questi non possiamo dimenticare i valori che fecero di Europa una regina.

L’alternativa è quel mare che inghiotte tutto. Sogni, certezze, illusioni.

Tutto.

Mario Rafaniello 

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