Il negazionismo è pericoloso: la guerra in Ucraina purtroppo non è una fiction

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Guerra è certamente mancanza di raziocinio, assenza totale di criterio. Analizzarne lo sviluppo e le cause, discutere circa le sue malate forme, credere nella sua brutalità, sono tutti mezzi per arginarne la riemersione. Il negazionismo invece, rifiutando l’evidente, non può far altro che ingigantirne il male. 

Perché ciò che è ignorato, non può essere sconfitto

Mentre il ragionamento sembra suggerire una presa di posizione tra Russia e Ucraina per il conflitto odierno, qualcosa di enigmatico nella mente di molti, propone un altro dilemma focale: reputare veritiera o meno questa guerraCredere o non credere. Il negazionismo come nuova attività di ricerca è intellettualmente sterile ma apparentemente efficace; auto-convicersi dell’inesistenza di questo incendiario dramma però, non lo farà estinguere.

Che cos’è il negazionismo ?

In questione vi è un fenomeno che rapidamente cresce ed occupa spazio, inquinando una percezione corretta e veritiera della realtà. La psicologia definisce tale forma di miopia come “meccanismo di difesa” una sorta di contenimento per l’angoscia. Un rifiuto cognitivo dell’assodato.  Tendenzialmente è comprensibile la volontà di tutelarsi dal repentino susseguirsi di eventi traumatici, nei quali rientra l’invasione Russa dell’Ucraina.

Ma per salvaguardare noi stessi, intesi come comunità internazionale e per proteggere la democrazia nel più ampio dei suoi significati, dobbiamo necessariamente accogliere i fatti. Anche se folli, soprattutto se strazianti. 




La tendenza a smentire e porre costantemente in discussione accadimenti, immagini quanto dichiarazioni è stata alimentata indubbiamente dai social. Un luogo di discussione nel quale l’informazione diviene sempre contestabile. Le astruse forzature online oggi rendono tanti di noi scettici in ogni circostanza: incapaci di comprendere quanto di veritiero possa essere diffuso, persino dai giornali. Il guaio diviene però guasto letale, se e quando, alimentato da figure di rilievo pubblico. 

Alimentare le incertezze per deformare gli avvenimenti

Così le parole dell’ex eurodeputata leghista Francesca Donato al Parlamento Europeo posseggono una doppia pericolosità: creano ombre di cui non abbiamo bisogno, e ne nutrono l’oscurità.
“Sulla veridicità dei fatti di Bucha ci sono ancora molti dubbi” ha argomentato, contestando poi un embargo totale del gas russo a suo parere “insostenibile per la nostra economia”.
Armi di cartone, attori, sangue finto: si raccolgono elementi per la sceneggiatura di una fiction drammatica dal protagonista indiscusso, Zelensky (che tanto attore lo era già).

Una enorme bufala congegnata ad hoc dai media occidentali

La finzione cinematografica perfetta perché ci si dimentichi della pandemia e si pensi ad altro.  È attraverso queste spire della menzogna che il negazionismo ed il complottismo s’incontrano e immaginano un mondo di diversivi, costruiti per distogliere l’attenzione dall’antecedente o dall’altrove. Il pericolo è proprio nell’illusione.

La ricostruzione fantasiosa è sì auspicabile, considerata la gravità in cui il presente è immerso, ma fuorviante e deleteria. Non si può infatti scegliere la cecità se non a rischio di un affidamento totale alla follia. Perché è pazzia chiudere gli occhi di fronte alla tangibilità di tante morti. 

Vi fu un tempo nel quale la cruda pubblicazione e diffusione di eventi terribili raccoglievano il mondo nel pianto e nell’afflizione. Da quella frustrazione, e non dall’estrema pornografia del dolore, nacque il motore del contrasto all’orrore. Sentimenti colmi di rabbioso rifiuto e di pretesa di cambiamento.

Oggi il negazionismo invece culla il sonno profondo del distacco. Il sogno non sarà un incubo ma assopimento complice dell’indifferenza. Non riconoscere la tragedia del passato e dell’attuale, ci condanna tutti, al suo ripetersi.

Giorgia Zazzeroni

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