Il nuovo governo e le politiche sulla buona scuola

Per l'abolizione della "buona scuola", organici finalmente adeguati, diritto alla mobilità e all'assunzione di tutti i precari.

Usb.it
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“Non intendiamo stravolgere la buona scuola”

Queste le parole che ha pronunciato  il premier Conte nel suo discorso alla Camera. Parole che stridono con una campagna elettorale in cui l’abrogazione della cosiddetta “Buona scuola” era stato uno dei cavalli di battaglia dei partiti che oggi sono al governo. La “Buona scuola” non va stravolta, ma totalmente abolita! Insieme a tutte le sue folli deleghe che entreranno in vigore a tutti gli effetti dal prossimo anno scolastico: riduzione orari ai professionali, revisione delle assegnazioni del sostegno agli studenti con disabilità, nuovo esame di stato con valutazione delle prove invalsi e dell’alternanza scuola lavoro, riforma del sistema scuola 0-6.

Tutta la legge renziana che andava a curare la supplentite con la perversione dei posti di potenziamento che hanno determinato una mobilità impazzita sul territorio nazionale a causa di un algoritmo errato e che ha avuto come unico risultato la creazione di un pezzo di corpo docenti burocratizzato o, peggio, addetto al tappabuchismo. È questa la legge “Buona scuola” che il nuovo governo Lega-Movimento 5 stelle non vuole abolire? È questo un governo del cambiamento? Un governo che con qualche modifica non intende in alcun modo cambiare l’impianto politico della riforma voluta dal PD di Renzi e dall’Europa?

Chiamata diretta e ambiti territoriali con aumento della discrezionalità dei dirigenti scolastici, alternanza scuola-lavoro e sottrazione di ore di didattica per allenare gli studenti minorenni al lavoro senza tutele, formazione-farsa eccedente l’orario di servizio e bonus premiale per diffondere nelle nostre scuole una mentalità aziendalista in cui il merito si gioca sull’asservimento e la rinuncia alla partecipazione democratica negli organi collegiali.

La legge 107, cosiddetta “Buona scuola”, la stanno sperimentando da tre anni i lavoratori della scuola ed i loro studenti. Ed è per questo che con il voto delle ultime elezioni politiche hanno punito con grande chiarezza il partito democratico che di quella legge si era fatto promotore, ideatore e strenuo difensore. Le elezioni politiche reclamavano con quel voto di protesta un nuovo corso, un cambiamento radicale che non può essere mediato da piccoli ritocchi di facciata o da misere variazioni. Occorre una scelta coraggiosa, è necessario che il Parlamento eletto ascolti i lavoratori della scuola, gli studenti e le famiglie: non c’è altra via se non quella dell’abolizione della legge 107.

Il “governo del cambiamento” deve davvero cambiare e proporre soluzioni anche per questioni fondamentali che richiedono interventi immediati:

  •  Un piano di rientro dei docenti esiliati attraverso un cospicuo aumento degli organici e la diffusione del tempo pieno anche nelle regioni del sud Italia;
  • L’immissione in ruolo dei diplomati magistrali, dei laureati in scienze della formazione primaria e di tutti i precari docenti e ATA con 36 mesi di servizio;
  • Eliminazione del FIT e ingresso diretto al ruolo degli abilitati.

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