Il Pentagono non si fida dei politici italiani

Il governo si lamenta di non essere stato avvisato dalla Casa Bianca dell’imminente blitz a Bagdad. La ragione è semplice: il Pentagono non si fida dei politici italiani. I leghisti l’avrebbero spifferato subito a Putin, i grillini a Pechino. Cina e Russia, alleati dell’Iran.

Lo stesso succede alla Nato: sulle scelte più delicate, l’Italia è bypassata. Come si vede nel caso della Libia. Le cancellerie europee e quella Usa considerano l’attuale capo della Farnesina un ministro incompetente e inaffidabile. I consiglieri di Trump, inoltre, non si fidano delle opportunistiche capriole salviniane, perché lo ritengono troppo legato al Cremlino.

Un’inutile tentativo di legittimarsi ora come amico degli Stati Uniti, questo è il loro giudizio. Così l’Italia è messa in stand by. I giochi sono cambiati, Washington vuole riprendere il suo ruolo in Medio Oriente e nel Mediterraneo, oggetto delle ambizioni espansionistiche di Erdogan e Putin. In definitiva, gli Usa bocciano la posizione ambigua dell’Italia, una delle concause che stanno destabilizzando l’area mediterranea. Il che provoca vari mal di pancia istituzionali. Come succede alla Farnesina. Come succede alla Difesa. Evidente è, per esempio, il malessere dei nostri militari nei confronti di un governo che ha sottovalutato le prospettive strategiche del Paese in un contesto le cui dinamiche sono in rapida ed inquietante evoluzione – non fosse altro per la centralità della Penisola nel Mediterraneo, il mare più militarizzato del mondo.

Il rischio per l’Italia di restare coinvolta in conflitti locali ma al contempo emarginata dalle linee di comando Nato è sempre più evidente. I dilettanteschi tentativi del ministro Di Maio di risolvere la crisi libica con mediazioni diplomatiche osteggiate da tutti perché ritenute inutili e poco credibili, acuiscono invece di attenuare una situazione delicata ed esplosiva, come da mesi fanno sapere i vertici dell’Eni e della nostra intelligence.

Non si può gestire un movimento CinqueStelle in palese crisi d’identità e, al contempo, gestire un Ministero così impegnativo e cruciale come quello degli Esteri in un momento tanto drammatico quanto complesso e denso di minacce che non possono essere debellate con vacui slogan e ancor più banali tweet. Sarebbe davvero serio e responsabile scegliere e farsi da parte. O ministro full time o capo del Movimento.

 

Leonardo Coen

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