No, non sei tu. Il problema è tutto della tua generazione

Le generazioni, Y e Z, a confronto

Luis Quiles image. Credits: The Antisocial Networks www.spacemanproject.com
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Ti senti perennemente insoddisfatto, l’infelicità pare una costante che non riesci a dimenticare, come la giacchetta che ti trascini dietro anche con 40 gradi all’ombra: “metti che poi fa più freschetto”. Se può rincuorarti, non sei tu il problema. Per dirla con un hashtag, il “ #mainagioia ” è proprio un problema di tutta la tua generazione.




La formula della felicità è piuttosto semplice: quando la realtà della vita di un individuo supera le sue aspettative, egli è felice. Quando al contrario risulta inferiore alle aspettative, egli è infelice. Facile intuire, dunque, che il problema generazionale a cui ci stiamo riferendo sia riconducibile a una discrepanza tra le aspettative ed il quotidiano reale: la tua, è una generazione di illusi.

Ma qual è la tua generazione?
Questa sorta di Mal de Vivre perenne è uno degli aspetti comuni a ben due generazioni, per l’esattezza: la generazione Y, anche detta Millennial Generation o Generation Next; e la generazione Z, conosciuta anche come iGen o Post-Millennials.

La prima abbraccia una fascia di nati tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000 nel mondo occidentale.
Presenta forti aumenti di natalità simili all’aumento delle nascite degli anni ’50 e ’60 ed è caratterizzata da un maggiore utilizzo e familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali in generale. I tratti distintivi di questa generazione sono la tendenza all’ottimismo verso il futuro, l’ambizione, la maggior tolleranza rispetto alle precedenti, la forte competitività, ma anche la testardaggine ed il narcisismo. L’aumento delle tecnologie di comunicazione istantanea hanno orientato i Millennials allo scambio e al commercio, proprio grazie all’agevolazione della comunicazione data dalla tecnologia.

Nutrono una forte necessità d’espressione e di accettazione, nonché d’individualismo. La generazione Y è assai più liberale e tollerante delle precedenti ed è propensa alle lotte di carattere sociale. Al contempo, fatica a trovare una posizione indipendente rispetto alla comunità: viene infatti a volte indicata come “Generazione Peter Pan”, a causa della sua propensione a ritardare alcuni dei riti di passaggio all’età adulta. E’ molto forte la tendenza dei suoi esponenti a vivere con i genitori per un periodo maggiore rispetto alle generazioni antecedenti.

La seconda identifica i nati dalla seconda metà degli anni novanta o dagli inizi del 1995 fino al 2010.
La generazione Z è stata la prima ad avere un ampio accesso ed uso ad Internet sin da un’età precoce. Si caratterizza per una forte preoccupazione sulla possibilità di potersi permettere un’educazione, già solo superiore. D’altronde, si è trovata  ad affrontare un crescente divario di reddito della classe media, che aumenta il livello di stress generale della popolazione. Ha una predisposizione ancor maggiore della Y verso la tolleranza e l’inclusione nelle proprie cerchie sociali di persone di diversi gruppi etnici, religioni e razze.

Questa generazione  è generalmente meno propensa ad avere una condotta rischiosa, rispetto a certe attività, dei Millennials: questi ultimi sono più vivaci nelle attività ludiche e abusano maggiormente d’alcool e sostanze. Essendo una generazione nata e cresciuta in un periodo di recessione economica, i suoi appartenenti hanno avuto esperienza in prima persona dello scoraggiamento dell’assenza di un impiego e sono dunque più portati a ricercare la soddisfazione personale in un lavoro legato alle loro passioni, più che ad un guadagno alto.

Questa generazione è stata la prima a poter usufruire di internet sin dalla prima infanzia. Come la generazione Y, i post-millennials passano moltissime ore a utilizzare mezzi informatici e tecnologici. Mentre però, i Millennials avvertono una forte necessità di condivisione narcisistica di contenuti in rete, gli iGen hanno un rapporto quasi sentimentale con la comunicazione digitale: sono più riservati, ma considerano i social quale elemento imprescindibile per le loro relazioni.

A fronte di queste considerazioni, verrebbe facile pensare che l’infelicità perenne sia data dall’altro aspetto comune ad entrambe: la tecnologia. Ed invece, la motivazione è tutt’altro che così intuitiva.

I nonni delle generazioni Y e Z accudirono i loro figli insegnando loro i valori della sicurezza nel lavoro, della praticità. Obiettivo principale era ricercare una carriera stabile. Questi, i cosiddetti “Baby Boomer” (nati tra i ’50 e ’60) e poi i “Gypsy”, sono vissuti a cavallo tra gli anni ’70, ’80 e ’90, dove il mondo ha visto una prosperità economica senza precedenti. Semplificatosi il raggiungimento del successo, si sentirono presto gratificati ed ottimisti, portando loro e la generazione successiva al non accontentarsi della realizzazione del sogno di stabilità: divenne importante la realizzazione del proprio sogno personale.

Così, mentre le ambizioni e gli obiettivi di carriera della generazioni Y, si sono ritrovate ad essere sempre più alte ed esigenti, la loro educazione si riempiva di forti messaggi motivazionali: “sei speciale” – “puoi fare tutto ciò che desideri”. E se la Z ha scampato di riflesso un poco di questa carica esagerata, si è scontrata comunque con una recessione paurosa e limitante.

Ecco che i Millennials considerano scontato il successo per loro stessi, ritrovandosi poi ad affrontare la dura realtà del quotidiano, soprattutto lavorativo; gli iGen, invece, sconfortati dalla situazione e dalla delusione della generazione antecedente, sono all’opposto talmente privi di fiducia, da partire prevenuti verso una realtà, ai loro occhi, inevitabilmente nefasta. Cercano di far coincidere una vittoria non più fattibile con un periodo storico inadatto, vanificando e rendendo insensato ogni sforzo.

A questo punto, entra in gioco la tecnologia, a dare la botta finale: l’esposizione costante ad un mondo fittizio ed esageratamente impeccabile, non può che indurre ulteriormente ad un immaginario illusorio, presto svelato e di conseguenza deludente.

Ci hanno educati all’illusione: sia essa in positivo come per la generazione Y, che in negativo come la Z, bloccata nel costante confronto con un sogno americano non più realizzabile e non attinente al mondo odierno.

Cresciuti con il Velo di Maya sul viso, non resta che accettare l’infelicità o cambiare lo sviluppo di queste due generazioni ancor fresche e appena agli albori.

D’altronde… #mainagioia.
Baby-boomer, millennial, X, Z. Tu lo sai di che generazione sei?

Isabella Rosa Pivot

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