Il prossimo tuo … ma non questo e non oggi

“Eravamo così poveri che a Natale il mio vecchio usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria, poi rientrava in casa e diceva: spiacente ma Babbo Natale si è suicidato.” Jake LaMotta

fonte immagine TPI
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Il prossimo tuo … ma non questo e non oggi

 

Domani – pare – si festeggi il compleanno di Gesù; per quanto di “nobil lignaggio” non è che il giovanotto se la sia passata proprio bene: morto in croce mentre andava per i quaranta, era figlio di ragazza madre e padre universalmente ignoto. Dell’anziano padre putativo conosciamo poco, scomparve all’improvviso, e per quel che ne sappiamo il ragazzo poteva contare solo su cugino spostato, anarchico ed eremita e su una manciata di amici inizialmente non troppo convinti. Beh possiamo proprio dire che  aveva ben poco da festeggiare. Pensate all’ultima volta che ha offerto da bere!

Eppure il mondo da un paio di millenni e rotti si ostina  a considerare questo genetliaco come un momento di festa. “E’ arrivato il salvatore del mondo!”, ma tempo tre – quattro mesi – se la Pasqua cade alta – lo metteremo in croce, poi tutti a far indigestione fuori porta, perché – ci dicono – che sia addirittura risorto. Beh, se veramente lo ha fatto sarà stato solo merito suo, no? Allora perché festeggiamo? Risorge lui e ci ingozziamo noi? Come funziona sta cosa?  Uno nasce, vive alla giornata, predica l’amore tra le genti e per questo viene ammazzato e dopo tre giorni il mondo fa festa?

2019 anni per arrivare a vedere in tempo reale sui social l’ingorda e malata bulimia di Salvini mentre mangia l’indicibile come se non ci fosse un domani! La civiltà ha fatto proprio un “zompo enorme” … un salto che ci ha evitato come la peste a quanto pare! Tutti che immortalano le portate del cenone di Natale e nessuno che fa una fetentissima fotografia all’antiacido del giorno dopo… povero protomartire Santo Stefano, dopo il danno la beffa… lo festeggiano tutti seduti sul cesso!

Inutile dire, senza cadere nel retorico, che il messaggio radicale di questo povero disgraziato giustiziato da giovane era rivoluzionario: “ ama il prossimo tuo”; ma noi, nel nostro inesauribile istinto di sopravvivenza autoreferenziale, siamo stati capaci di ammorbidire tale dettame. Il posto al sole di Pascal deve essere protetto con le unghie e coi denti.

Fin quando si ciarla con millenaria e rodata retorica del prossimo restiamo indenni e la scappottiamo, ma se passiamo dal prossimo alla “prossimità” sono cavoli amari.

Il prossimo è senza nome, è un ideale, può essere un altro, tutti e – soprattutto – nessuno in particolare. Il prossimo si perde nella sua definizione, resta labile, indefinibile, e se non ha un volto e un nome non ha un’identità, non è reale presenza, ma una pura e ipocrita buona intenzione; ma quando il prossimo si “fa prossimo” e diviene prossimità, allora sì che sono cazzi!

La prossimità è una vicinanza stretta, anche un’invadenza e, perché no… una minaccia al nostro spazio. La prossimità è problematica, mette in forse il dominio dei nostri spazi, quello delle nostre abitudini.  Genera crisi in quello che riteniamo “consueto” e “acquisito”.

Fin quando il prossimo crepa a migliaia di chilometri o in mare … quanto ne siamo dispiaciuti! Ne siamo “sinceramente” toccati. Però deve durare poco! Mica possiamo stare lì a batterci il petto per anonimi sconosciuti? Sì, ci rammarichiamo per l’ingiustizia della vita, ci chiediamo perché esiste tanta sofferenza e, per circa tre minuti – neanche abbondanti- viviamo un universale e sincero sdegno per una generica ed inestinguibile presenza del male nel mondo… in pratica siamo degli occasionali Siddharta affetti da “mane pietade”... una sveltina di compassione precoce che ci fa sentire in quattro e quattr’otto a posto con un mondo irrimediabilmente crudele.

Quindi va tutto bene se il prossimo resta dove sta, crepa dove si trova e a noi non rompe le palle! Ma se il prossimo si approssima? Se – la butto lì- ci chiede aiuto da una nave piena di profughi nel mare di dicembre? No!, a quel punto no! La formula semplificata del prossimo tuo funziona solo su un piano generico: madri, figli, vecchi e giovani ci fanno intristire solo se stanno a distanza. Se cominciamo a farli avvicinare troppo hanno facce sofferenti, storie indicibili da raccontare, violenze che mai conosceremo impresse nei volti che non possiamo accettare! Poi questi che vogliono? Ma chi li ha chiamati? Con le loro facce tristi e perse nel vuoto devono venire a rovinarci tra tanti giorni proprio il Natale? Il prossimo mio resti e muoia dove si trova, sarà più facile per me provare pietà per lui così! meglio Salvini che addenta la chiappa di un porco vivo in fuga (in pratica cannibalismo) che questo.
Buon Qualunque cosa sia a tutti!

fonte foto TPI

 

 

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