Il pubblico nella letteratura

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Qual è la relazione tra autori e lettori? Qual è il ruolo del pubblico nella letteratura?

Per poter rispondere, occorre allargare il campo d’indagine alla critica letteraria e alla critica d’arte, tenendo presente anche l’impatto sulle masse. Quella del pubblico è una questione rilevante: l’arte è rivolta a tutti oppure a pochi privilegiati?

Autori e destinatari

A proposito del pubblico, va tenuto conto che la valutazione positiva (o negativa) di un progetto di comunicazione visiva o letteraria si fonda sulla comprensione da parte di quest’ultimo. C’è un rapporto dialogico tra autori e destinatari, come sostenuto dalla Scuola di Costanza: ma cosa interessa alla gente? Con quale forza si può persuadere un pubblico? Quale saranno gli effetti?

La forza di un testo

Lo iato tra poiesis, l’attività con cui si crea qualcosa che prima non esisteva, ed aisthesis, la ricezione, è determinato proprio dall’impossibilità da parte dell’autore di legare la propria opera all’intenzione con la quale l’ha prodotta e, nello scorrere del tempo e delle generazioni di lettori, l’opera dispiega una molteplicità di significati che va oltre l’orizzonte della sua produzione: si deduce, allora, che vi sia un ruolo attivo del pubblico e che quest’ultimo debba essere in qualche modo coinvolto dagli artisti, perché “un testo vuole che qualcuno lo aiuti a funzionare”.

La felice definizione di Eco di lector in fabula, in realtà, si attaglia molto bene anche all’auctor poiché “un testo [è] un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo”: l’autore, pertanto, è di per sé una strategia testuale e parallelamente al lettore modello esiste un autore modello. Il patto che si stipula travalica le semplici categorie di mittente e di destinatario dell’enunciazione. Allora esiste un rapporto vincolante tra letteratura e lettore che condiziona l’opera sia nella sua specificità artistica che nella sua storicità, ovvero, tanto dal punto di vista generativo quanto da quello interpretativo: si instaura un vero e proprio “patto” tra autore e fruitore.

La scienza che si occupa di svelare le “strategie nascoste” è l’ermeneutica: vanno scoperte ed interpretate le relazioni tra presente e passato, ricostruendo retrospettivamente la storia del pubblico e ciò che modifica l’opera ogni volta
che la si legge.

«Del resto, il complesso interplay che definisce un regime scopico, il rapporta tra immagine, sguardo e dispositivo mediale, richiede di per sé uno studio che non si limiti al tessuto verbale del teso, ma ne colga, in profondità, gli elementi performativi a cominciare da quello che Eco ha definito “patto con il lettore”»

(M. Cometa, La scrittura delle immagini, Raffaello Cortina, Milano 2012)

La cooperazione interpretativa riesce solo se il destinatario accetta di parteciparvi e di sforzarsi nella (ri)composizione di una rappresentazione, verbale, letteraria, teatrale, visiva, cinematografica:  tutto è testo, in fondo.

 

Mario Di Pasquale

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