Il ripiegamento nostalgico tra Orietta Berti, Ornella Vanoni e le divise della nazionale

Tra le brutte giacchette della nazionale e le musichine allegre di Orietta Berti e Ornella Vanoni il problema è che non abbiamo nessuna idea di futuro.


Sabato scorso, guardando le divise dell’Italia ai campionati europei, notavamo il tentativo di richiamare lo stile di Enzo Bearzot ai mondiali del 1982. Tra un bicchiere e l’altro ci sembrava che questa sorta di citazione abbastanza goffa fosse ampiamente in linea con la fioritura di serie televisive e pellicole ambientate agli inizi degli anni Ottanta.
Dopo la vittoria schiacciante dell’Inghilterra contro l’Ucraina di ieri sera, aggiungo che tutto è perfettamente coerente con i successi estivi di Orietta Berti e Ornella Vanoni, le quali, come scrivevo qualche mese fa, mi sono anche molto simpatiche, ma forse sarà il caso di chiedersi cosa ci dice la loro riesumazione riguardo all’umore generale di questo paese.
A me pare che, nonostante le canzonette allegre, ci sia qualcosa di stonato e triste in questo ripiegamento nostalgico e manieristico a cui si contrappone un anticonformismo da “intellettuali dissidenti” profondamente e acremente reazionario.
Non è una questione di età, bensì una questione di testa.
Non è una questione di età perché, come scrivevo l’estate scorsa, trovo che i conflitti generazionali siano altrettanto stupidi delle guerre tra poveri, tra poveri autoctoni e poveri immigrati, che non evidenziano mai le cause e i responsabili di ciò che schiaccia e sommerge le nostre vite.
La questione è che, in mancanza di una qualsiasi idea di futuro, si vivacchia o nello sterile e rabbioso anticonformismo vittimista dei camerati del terzo millennio o in una spenta riproposizione dell’identico, camuffata con qualche cosmetica modifica marginale.
Le musichine sono allegre, le giacchette sono brutte, ma il problema di fondo è che questa è una società che non ha alcuna idea di dove potere e volere arrivare.
Rimangono i toys, anche i toy boys come cantano Colapesce e Dimartino con la Vanoni, ma è tutto da vedere se qualche cosa magari si possa ancora fare.

Francesco Mazzucotelli

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