Il senso dell’arte per Edward Hopper

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La sua poetica profonde le sue riflessioni raccolte nei suoi rifugi: la residenza a Cape Cod e il suo studio a Washington Square a New York.

Sebbene egli fermi su carta i suoi pensieri, la sua volontà consiste nel non approdare a una categoricità espressiva e artistica che stigmatizzi il suo essere. Hopper rifugge gli schemi consolidati attraverso i quali l’apparatus critico tende a stigmatizzare l’immagine stilistica degli artisti, limitandone il potenziale. Egli riflette sull’identità e identificazione. Possedere dei connotati ben definiti che marcano il confine della personalità non deve contenere il flusso continuo che può e deve sgorgare dall’individuo. Egli con perentorietà asserisce che non sa quale sia la sua identità, ma con altrettanta precisione annota il suo testamento artistico, intenso e allo stesso tempo vago. L’ossimoro è la chiave. Il punto di partenza è l’elemento naturale che profonde impressioni che toccano le corde più intime dell’essere. Il focus è l’imponderabile, la meta è irraggiungibile e di conseguenza si può solo accostare al “perfettibile”, idealizzando una possibile perfezione. Quest’ultima viene messa all’indice da Hopper quale una chimera, un’illusione che nell’epoca odierna costituisce il punto di fuga delle espressioni artistiche dedite all’artifizio e all’ornamento.

L’opera è una continua ricerca, ove lo stadio successivo cancella quello originario, le variabili entro il lavorio portano alla risoluzione. L’artista ha l’arduo compito di assecondare questo flusso che plasma la materia e la conduce verso un altro status. L’opposizione a questo naturale percorso crea delle idiosincrasie e dissimula il reale. Significativa la sua riflessione sulla modernità degli artisti. Il concetto esula dal trascorrere temporale ed è disgiunto dal contesto. L’unico parametro considerato valido è l’originalità di alcune forme artistiche che risulteranno sempre moderne a prescindere da luoghi e epoche. Non è l’avanzare della tecnica o della conoscenza a stabilire le regole del gioco: è l’essenza di ogni artista, la sua persona nel senso etimologico del termine. Altrimenti si falsa la realtà e la ricerca diventa sterile. Al bando ogni artificio, al bando “la pittura che si occupa solo delle armonie e dei contrasti di colore…la natura è un mezzo per cercare di fissare sulla tela le mie reazioni più intime di fronte al soggetto”.

 

Costanza Marana

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