Il sesso senza consenso è stupro, la Spagna approva il ddl “Solo il sì è sì”

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato il disegno di legge per la garanzia globale della libertà sessuale, “solo il sì è sì”. Il testo elimina la distinzione tra abuso e aggressione e pone l’accento sul sesso senza consenso.

Per la prima volta in Spagna sarà presente una definizione di “consenso espresso” per i rapporti sessuali. Ogni rapporto in cui mancherà questo consenso (“sesso senza consenso”) dovrà essere considerato “violenza sessuale”.

La Spagna già puniva gli atti sessuali senza consenso, ma quest’ultimo non era definito nel codice penale, che si concentrava invece sulla violenza o sull’intimidazione per determinare quando ci fosse aggressione.

“Se non vuoi, non devi partecipare ad alcun atto sessuale”, in questo modo ha riassunto il  testo María Jesús Montero, portavoce dell’Esecutivo e ministro delle Finanze.

Il governo spagnolo ha optato per una definizione di consenso molto simile a quella contenuta nella Convenzione di Istanbul. La legge spagnola va oltre tale convenzione richiedendo che il consenso, oltre ad essere libero e volontario, sia espresso chiaramente.

La ministra delle Pari opportunità, Irene Montero, ha celebrato questo nuovo passo e ha assicurato:

“L’obiettivo è chiaro, che nessuna donna si senta sola”

 

Irene Montero ha poi spiegato che la modifica libera le vittime dal dover dimostrare la resistenza, la violenza o la minaccia. Qualsiasi rapporto sessuale senza consenso è un’aggressione”, ha concluso Montero.

“Consolidiamo una nuova generazione di diritti femministi”.

Ulteriore novità è la previsione  delle “molestie sessuali di strada” o catcalling come reato. Nello specifico sarà considerato autore di un reato minore colui che «si rivolge ad un’altra persona con espressioni, comportamenti o proposte di natura sessuale che creano una situazione oggettivamente umiliante, ostile o intimidatoria per la vittima, senza costituire altri reati più gravi.




Il caso Pamplona

Nel 2016 cinque giovani spagnoli accusati di stupro di gruppo ai danni di una diciottenne di Madrid durante la festa di San Firmino, a Pamplona.

Il gruppo aveva avvicinato la ragazza accompagnandola verso la sua auto, poi l’aveva spinta nell’ingresso di una palazzo e stuprata almeno dieci volte. Alcuni di loro avevano filmato scene della violenza, condividendole con i loro amici di Siviglia. Alla fine i giovani hanno rubato il cellulare della vittima e se ne sono andati.

Più tardi, la ragazza è stata trovata distesa in strada, accucciata in posizione fetale e in stato di shock.

L’accusa chiedeva 22 anni per stupro ma la condanna ne ha previsti solo 9 poiché i giudici valutarono l’accaduto abuso sessuale e non stupro. La distinzione svolta dai giudici era conseguenza dell’assenza della violenza palese.

Condannando ognuno di loro a 15 anni di carcere per “aggressione e violenza sessuale”, la Corte suprema spagnola ha fortunatamente cambiato nella sostanza il verdetto del processo di primo grado.

Questo svolta, però, non fece dimenticare il problema sistematico della legislazione spagnola in materia di violenza sessuale.

Per molte ragioni questo caso ha acceso l’interesse sulla questione ed è stato forse determinante per l’attuale superamento della distinzione tra abuso sessuale e stupro.




Sesso senza consenso, un cambiamento internazionale

Basata su un modello “sì significa sì”, che qualifica come stupro qualsiasi sesso non consenziente, la nuova legge allineerà la Spagna ad altri 13 paesi europei, tra cui Svezia e Gran Bretagna. Gli altri stati sono Belgio, Croazia, Cipro, Danimarca, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta e Slovenia.

Come stabilito dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013 e dalla Spagna nel 2014, lo stupro è un “rapporto sessuale senza consenso“.

L’articolo 36, paragrafo 2, della Convenzione specifica che il consenso “deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona, e deve essere valutato tenendo conto della situazione e del contesto“.

In Italia, Amnesty International ha lanciato la campagna “Io lo chiedo” per ottenere che anche da noi sia modificata le legislazione in materia di stupro.

“In Europa l’aria sta cambiando, finalmente. Un crescente numero di governi e parlamenti si sta convincendo che occorrano leggi moderne ed efficaci per combattere la violenza sessuale. Ci auguriamo che l’Italia sia il prossimo stato a compiere questo importante passo avanti”ha dichiarato Tina Marinariresponsabile della campagna “Io lo chiedo”.




Il sesso senza consenso e la legislazione italiana

Il codice penale italiano, all’articolo 609-bis, definisce come violenza sessuale il comportamento di chi “con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringa taluno a compiere o subire atti sessuali” e di chi “induca un altro soggetto a compiere o subire tali atti sessuali”.

Appare evidente che il modello italiano è sicuramente quello vincolato: occorre la sussistenza di violenza, minaccia o abuso perché si configuri il reato. In pratica presupposto necessario di tale delitto è che l’atto sessuale sia associato al costringimento del soggetto passivo nelle forme elencate.

In Italia il Codice Rocco classificava i reati di violenza sessuale tra i “delitti contro la moralità pubblica e il buon costume” e tra i “delitti contro la morale familiare”. Tale classificazione è scomparsa appena nel 1996.

È necessario ricordare anche i notevoli progressi giurisprudenziali portati avanti dalla cassazione penale italiana. La rilevanza e lo studio del consenso che troviamo assente nella nostra legislazione è infatti spesso elemento centrale delle sentenze dei nostri giudici di ultima istanza.

Certo sarebbe auspicabile che, oltre alla magistratura italiana, la tematica del consenso riuscisse a smuovere anche il nostro legislatore. Con il dovuto impegno, in futuro, anche l’Italia potrebbe avere una disciplina per il catcalling (da noi non è reato, a differenza della Spagna), una definizione consensualistica dello stupro e, in generale, una maggiore tutela per la società tutta.

 

Francesco Maria Trinchese

 

 

 

 

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