Il sindacato degli youtuber, FairTube, a colloquio con Google

Più trasparenza e, soprattutto, più tutele per i creatori di contenuti

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Ha circa un mese di vita e conta 20 mila affiliati in tutta Europa.

Il sindacato degli youtuber è nato in Germania, grazie all’azione di Joerg Sprave. Un uomo di circa cinquant’anni con, alle spalle,  una carriera decennale su YouTube. Carriera che, inoltre, potremmo definire decisamente atipica. Sul suo canale, infatti, si parla di fionde. Ma non le fionde rudimentali con cui giocavamo da bambini. Si tratta di fionde, nella maggior parte dei casi elaborate dallo stesso Joerg, di altissima qualità, con design complessi e altamente sofisticati.





Il processo di formazione del sindacato degli youtuber, che prende il nome di FairTube, era iniziato nel 2018, con la creazione della YouTube Union. Un’associazione di creators tedeschi, con l’obiettivo di formare un gruppo di pressione in grado di rendere la scelte di YouTube, in fatto di policy e trasparenza, più eque. Fornendo quindi maggiori tutele ai creatori di contenuti.

Il salto di qualità è stato compiuto quando IG Metall, il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, uno dei gruppi sindacali più influenti al mondo, ha offerto il proprio appoggio al progetto, che è quindi cresciuto, evolvendosi in un vero e proprio sindacato non riconosciuto.

Il problema della policy

Essere un creatore di contenuti su YouTube non è affatto facile. Non è facile perché si deve prendere atto di un problema sempre presente che, da un momento all’altro, potrebbe danneggiare irreparabilmente l’attività lavorativa. Lo youtuber, infatti, non lavora per YouTube bensì lavora su YouTube. Questa piccola differenza lessicale diventa un abisso quando proviamo a spiegarla.





YouTube si serve dei creators al fine di riempire la piattaforma di contenuti sempre nuovi e aggiornati. Contenuti che, come obiettivo principale, hanno quello di attrarre investitori e inserzionisti. Questa condizione strutturale fa sì che gli youtubers siano spesso costretti a subire, in completa passività, tutti i cambiamenti di policy decisi dal colosso dell’intrattenimento video. Facciamo un esempio. Se YouTube decide che, da domani, la piattaforma non può più ospitare i gameplay, a causa di uno scarso interesse degli investitori, i creators colpiti dalla decisione potrebbero far solo una cosa: chiudere bottega.

Il problema vero e proprio è scoppiato a inizio 2017. Anno in cui molti investitori hanno minacciato di ritirare il proprio denaro da YouTube, poiché non volevano correre il rischio di veder associati i loro spot a contenuti violenti, omofobi o razzisti. Per scongiurare il pericolo la piattaforma ha introdotto regole stringenti che impedivano la monetizzazione di video di questo genere, andando però a colpire, a causa di un algoritmo ancora in fase di apprendimento, anche moltissimi creatori di contenuti innocenti che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati, in pratica, senza lavoro.

Non è difficile immaginare come anche Joerg Sprave, parlando di fionde nei suoi video, anche se in modo del tutto pacifico, possa essere stato penalizzato solo perché, all’interno dei suoi contenuti, erano state riconosciute delle armi.

L’algoritmo, infatti, analizza, per prima cosa, le parole che vengono pronunciate all’interno dei video. Motivo per cui molti youtuber che hanno fondato il loro successo sul parlare dell’attualità, si vedono spesso de-monetizzare video che hanno per argomento il razzismo o altri temi spinosi. Successivamente vengono analizzate le immagini, penalizzando quindi molti video a carattere storico o, magari, semplicemente narrativo. Per ultimo vengono analizzati persino i colori dominanti. Ad esempio i video in cui domina il colore rosso possono essere de-monetizzati molto più facilmente di video in cui dominano altri colori (si parla anche di un 50% in più).

Per questo motivo, il 26 luglio scorso, FairTube, il sindacato degli youtuber, ha contattato Google muovendo alcune richieste:

  • Più trasparenza nell’elaborazione delle norme.
  • La creazione di un comitato con il compito di valutare i ricorsi contro le così dette “de-monetizzazioni” dei video.
  • La presenza, accanto all’algoritmo, di numerosi soggetti umani con il compito di controllarne l’operato.
  • L’obbligo d’informare i creators per quanto riguarda le motivazioni che spingono la piattaforma a prendere o a non prendere determinate decisioni.

La risposta di Google non si è fatto attendere. Il sindacato degli youtuber, infatti, è stato prontamente invitato nella sede di Berlino, con l’obiettivo di discutere le loro richieste. La discussione è ancora in corso, ma sia FairTube che il sindacato dei metalmeccanici si dicono soddisfatti. L’essere riusciti ad attirare l’attenzione del colosso multinazionale è già un piccolo successo.

 

Andrea Pezzotta

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