Il Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia apre ai preti sposati

Sì è da poco concluso il Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia che, al termine delle tre settimane di lavoro, ha manifestato un’apertura inattesa verso la possibilità di accettare preti sposati.

Prima di prender tra le mani la questione dei preti sposati e della loro accettabilità agli occhi della Chiesa Cattolica, però, potrebbe essere utile fornire un breve abbozzo dello scenario e del contesto in cui ha preso piede la discussione. Il Sinodo dei vescovi è, infatti, una sorta di organo collegiale e consultivo la cui formazione, relativamente recente, risale al 1965, per opera di Papa Paolo VI. La formazione di questo organo fu motivata dalla necessità di ottenere un maggior coinvolgimento dei vescovi nelle questioni decisive inerenti alla Chiesa.





Le motivazioni che hanno spinto il Papa alla convocazione di un Sinodo per l’Amazzonia sono, principalmente, di carattere evangelico. Più precisamente, obiettivo del Sinodo, era quello di trovare una soluzione effettiva al problema inerente l’evangelizzazione delle popolazioni amazzoniche. Facendo in modo che tale evangelizzazione non andasse a costituire un danno e un pericolo per la conservazione delle tradizioni locali dei suddetti popoli.

Nonostante questi obiettivi, oggetto di discussioni infinite, ad assumere particolare importanza, però, è stato un problema che, in assenza di soluzioni, potrebbe diventare centrale e preponderante nel discorso ecclesiastico futuro. Mancano i preti. Stime recenti, infatti, hanno messo in luce come a fronte di un sempre maggior numero di vescovi, si stanno riducendo, drasticamente, le figure poste alla base della piramide gerarchica della chiesa, appunto i preti.

Alla base dell’apertura verso l’ordinamento di preti sposati, dunque, c’è sicuramente la volontà di espandere la platea di persone che possono accedere al sacerdozio. Nella speranza che all’aumentare della platea aumenti anche il numero di preti effettivamente reclutati.

La decisione del Sinodo, ovviamente, non è stata semplice. Le branche più conservatrici della Chiesa hanno opposto una vigorosa resistenza. Nonostante questo, forse per la prima volta dopo molti decenni, il Sinodo ha rivelato una dato fondamentale. I conservatori, almeno su temi di questo tenore, si trovano in minoranza. Ad essere messa in luce, inoltre, è la consapevolezza, da parte della maggioranza della chiesa, della necessità di apportare cambiamenti strutturali interni, al fine di costruire una nuova aderenza alla realtà quotidiana.





Molto interessante, inoltre, è la formula con cui il Sinodo ha manifestato questa apertura verso i preti sposati. Per prima cosa, infatti, si afferma che il celibato non è uno strumento necessario al sacerdozio. Esso è solo uno strumento conveniente al fine di rafforzare il legame tra prete e divinità. In secondo luogo, preso atto della convenienza di tale strumento, il Sinodo afferma che un prete dovrebbe essere libero di scegliere se adottarlo o meno. Il celibato, dunque, da imposizione divina viene ricondotto alla scelta personale del singolo individuo.

Il Sinodo, inizialmente, ha enunciato queste considerazioni come inerenti solo al caso amazzonico, dove l’isolamento e l’assenza d’infrastrutture rendono difficile un valido radicamento della Chiesa. La possibilità di ordinare preti sposati, infatti, permetterebbe di cercare quei preti proprio all’interno delle piccole comunità disperse e isolate. Tuttavia, soprattutto quando si parla di norme morali-religiose, solo una piccola distanza separa la decisione di permettere un’eccezione alla regola dal formare, ex novo, una norma valida universalmente. Infatti il Sinodo si è dimostrato ben consapevole di questo dettaglio e sono già molti i vescovi che si son pronunciati a favore dell’universalizzazione della regola.

Il Sinodo, però, guarda anche alle donne.

Sempre parlando dell’Amazzonia, il Sinodo ha riconosciuto il ruolo essenziale svolto da numerose donne, laiche o religiose. Come conseguenza di questo riconoscimento ha deciso di sollecitare lo sviluppo di una sorta di diaconato permanente per le donne. La decisione, in parole povere, potrebbe aprir le porte al sacerdozio anche ai fedeli di sesso femminile. Questa proposta, inoltre, sembra già avviata verso una sua effettiva messa in atto. Il Papa, infatti, si è già detto favorevole, mentre manca ancora il suo assenso per la questione dei preti sposati.

E’ ovviamente difficile trarre dai risultati del Sinodo degli indicatori effettivi circa le tendenze in atto nella Chiesa Cattolica. Sicuramente, però, possiamo affermare che solo di rado si sono intraviste intenzioni così progressiste all’interno di un’istituzione che, quasi per definizione, indossa da decenni l’abito conservatore. Certo, è possibile che tutto ciò che il Sinodo ha proposto finisca per cadere nel vuoto.  Così come è possibile che, finalmente, qualcosa possa smuovere quel colosso monolitico che abbiamo imparato a chiamare col nome di Chiesa.

 

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