Il Texas vieta l’aborto dopo le 6 settimane

Anno 2021 -Il Texas vieta l’aborto dopo le 6 settimane

Il governatore repubblicano del Texas Greg Abbott ha firmato la legge sull’aborto che vieta l’interruzione volontaria di gravidanza dopo 6 settimane di gestazione.

Quello approvato mercoledì 19 maggio 2021 è il disegno di legge 8(o senate bill se siete anglofoni) del senato texano. È  l’ultima di una serie di leggi riguardanti il diritto ad abortire negli Stati Uniti.

Il Texas infatti è il nono stato ad adottare quella che gli antiabortisti chiamano “fetal heartbeat bill” (o legge del battito cardiaco). Si tratta dell’idea secondo cui dopo le prime sei settimane di gestazione l’embrione ha un “battito cardiaco”.

 

Premessa fondamentale è che negli USA, a livello federale, l’aborto è legale fin dalla sentenza della Corte suprema Roe v. Wade del 73’. Ogni stato ha poi i suoi criteri e le sue restrizioni relativi all’interruzione di gravidanza. È importante ricordare che un eccessivo uso di restrizioni può facilmente portare ad un divieto di fatto della pratica.

Il Guttmacher Institute, ha però evidenziato come negli ultimi l’orientamento della Corte sul tema non sia stato solido e che il recente mutamento delle legislazioni statali (70 restrizioni in 15 stati nel solo 2021) possa portare ad una situazione pre-73.

Il Texas vieta l’aborto dopo le 6 settimane nonostante la maggior parte delle donne non sia  a conoscenza del proprio stato in così poco tempo. In generale, poi, si preferisce procedere a tali interventi dopo 8/10 settimane per evitare complicazioni mediche (ad es. in caso di gravidanza ectopica).

La legge dovrebbe entrare in vigore a settembre ma la sua applicazione sarà probabilmente rimandata. Molti, infatti, prevedono che ci sarà un’impugnazione dinanzi ad una corte federale come successo in tutti gli altri stati.

 

Cosa rende però tale legge senza precedenti rispetto al passato?

 

Molti giuristi sostengono che questa sia la Trap Law  (Targeted restrictions on abortion providers) più incisiva che si sia vista fino ad ora. La previsione al centro del dibattito è quella che prevede che qualsiasi individuo possa fare causa ai medici abortisti o alle persone che aiutano o intendano aiutare una paziente ad abortire.

L’incentivo a fare causa è evidente all’interno della legge: se si vince si ottiene un risarcimento minimo di 10.000 dollari, se si perde non si devono neanche rimborsare le spese legali.

In conclusione penso sia necessario riflettere sul bilanciamento dei valori della vita e dell’autodeterminazione, cari alla nostra costituzione quanto a quella statunitense, e affrontare problemi socio culturali che in casi come questo sembrano far andare indietro le lancette dell’orologio a tempi che molti di noi non vorrebbero rivivere.

Francesco Maria Trinchese

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