Il Venezuela diventa il prisma che svela le due anime della sinistra

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L’agonia del regime e della popolazione del Venezuela non comincia oggi, ma sembra stia sperimentando una svolta – anche se non è facile pronosticare se una svolta verso la pacificazione, o verso la guerra civile vera e propria.

La guerra civile in realtà non è probabile, perché i rapporti di forze militari sono sbilanciati a favore della fazione che si è alleata da anni con l’esercito.

Però la svolta, o meglio l’ulteriore drammatizzazione del “caso Venezuela”, è dovuto all’intervento più massiccio delle potenze straniere, e quindi proprio all’inserimento a pieno titolo di quel paese nel contesto della competizione, quasi una guerra, globale.

L’intervento di Trump a favore di Guaidò, leader del fronte che si oppone al Presidente Maduro, ha determinato la corsa a schierarsi sulla scacchiera degli altri attori internazionali, a cominciare da Putin e dal cinese Xi – a favore di Maduro, costoro.

Si è determinata una polarizzazione, fra i pro-Maduro e pro-Guaidò, che ricorda tanto l’armoniosa simmetria della Guerra Fredda.

Eppure, Trump, Putin, ma anche Xi ed Erdogan e altri, sono stati chiamati “populisti” e fautori di forme di “democrature”, tutti alla stessa stregua o quasi.

Quel che m’interessa evidenziare non è peraltro lo spettacolo, per certi aspetti abbastanza banale, dell’ennesima crisi inter-nazionale.

Invece mi sembra importante sottolineare come la simmetria che si registra, nel momento in cui I vari “eserciti” si schierano, spacca a metà il vasto e confuso campo che almeno sinora è stato chiamato: la Sinistra.

In Italia, ma non solo

Senza sorpresa forze comuniste o di ascendenza comunista si sono schierate con Maduro – per quanto il suo governo non si sia mai presentato come “marxista”, ma al limite come socialista-nazionale. E in definitiva, continui a rifarsi alla tradizione bolivarista – qualunque cosa la figura storica di Bolìvar c’entri, visto che il Libertador dopo aver scacciato I dominatori spagnoli, venne a sua volta messo da parte e non governò quasi mai nel suo Continente.

Col risultato di sembrare più un predecessore di Guevara (e in effetti di Garibaldi) che di Castro, che invece con Chavez e il suo allievo Maduro è stato molto vicino.

Più importante è stato constatare come le forze, finora accomunate dall’etichetta di populiste/sovraniste in Italia, come M5S e Lega, si siano schierate su fronti opposti. E il Pd, sedicente forza di sinistra, e in quanto tale meno sdegnoso – apparentemente – nei confronti dei grillini che dei salviniani, si sia schierato sul versante scelto da quegli ultimi (con Guaidò, e con Trump).

Si dirà, alzando il sopracciglio, che le regole della politica estera, e quelle della politica interna, non si sovrappongono.

Questo è chiaro, ma spesso si intersecano – e soprattutto, come in questo caso, si dimostrano chiarificatrici.

Infatti la crisi venezuelana sembra “esplodere” adesso proprio in virtù del fatto che la crisi mondiale che viviamo da almeno 10 anni sembra sempre più avvitarsi su sé stessa – con qualche analogia con vicende come l’attentato di Sarajevo nel 1914, o la guerra di Spagna nel 1936.

Insomma, una vicenda di lotta violenta interna a una nazione diventa perlomeno quel prisma, attraverso cui quella con-fusione formata da un fascio di dichiarazioni, slogan, programmi politici, si rifrange e si suddivide nelle sue componenti fondamentali, chiarendo finalmente di cosa parliamo quando parliamo di : populismo e crisi mondiale.

Perché la verità è che in ogni vera guerra civile entra in ballo una contesa in base al principio basilare della politica: chi è che detiene al sovranità? In base a che cosa e per che cosa si esercita legittimamente il governo?

E la Sinistra viene ormai messa di fronte a sé stessa e alle sue contraddizioni, dovute a 25 anni di abbandono dei principi che per tanto a lungo le avevan fatto da bussola in mezzo ai tormentati decenni della modernità.

In sostanza, la storia del dopoguerra è stata quella di un compromesso fra capitalismo e liberalismo, da una parte, e lavoro e socialismo, dall’altra – in direzione di una società effettivamente democratica.

Una società in cui i diritti delle persone fossero la pietra di paragone di ogni valore, venendo efficacemente promossi in quanto obiettivi all’interno di programmi politico-elettorali che impegnavano intere grandi collettività.

Da molto tempo invece il capitalismo più sfrenato e avido ha riconquistato l’egemonia, e ha manovrato per scindere i termini di quell’endiadi che costituisce la base della democrazia: liberalismo e socialismo.

I diritti sociali, economici, e quindi “il popolo”, sono stati messi da parte (e ora contro) quelli dei singoli, e delle diverse “minoranze”.

La sovranità : per alcuni non è più “del popolo” ma dei singoli, per un verso, e per l’altro “pacificamente” trasferita a livello sovranazionale.

Per certi altri, la sovranità non è del popolo – e non è dei singoli: è della Nazione.

Se questi ultimi sono la Destra, i primi cosa sono?

Una certa sinistra in effetti non appoggia tanto Guaidò in quanto oppositore di un regime obiettivamente fallimentare – perché se il parametro delle proprie scelte politiche fosse la sofferenza della popolazione, che cosa si sarebbe dovuto dire della Grecia, o di altri paesi dove di sicuro si constatavano regresso e sofferenze?

Nessuno infatti ha mai contestato il governo dell’economia, portato avanti per decenni dai governi nazionali e dagli attori europei assieme all’Fmi, con una veemenza paragonabile a quella portata oggi verso Maduro.

E infatti, ecco che il Pd si schiera insieme ai Trump, ai Macron, alla Merkel, a Juncker. Attori accomunati a ben vedere da una sola cosa : il liberismo (solo apparentemente in alcuni casi contro l’apertura delle frontiere, e in altri no: liberismo e squisito riferimento all’interesse nazionale sono la stessa polare di tutti costoro).

Dall’altro lato, il bolivarista della quinta ora Di Battista, e i 5 Stelle, si schierano con Maduro in ossequio a un generico riferimento ai provvedimenti popolari adottati da quel governo, senza nessuna riflessione in merito alle contraddizioni e alle distorsioni, rispetto ad un concetto di democrazia avanzata, e senza nessuna attenzione rispetto alle denunce di torture e alle prove di violenze poliziesche, che caratterizzano 20 e passa anni di governo “chavista” – per non dire dell’oggettivo disastro socioeconomico di quel paese, di cui è praticamente impossibile non imputare la maggior responsabilità alla giunta di Caracas.

Perlatro, nel muoversi così Di Battista e soci si ritrovano accanto a Putin e Xi ed Erdogan – che francamente non sembrano essere i migliori allievi del professor Rousseau di Ginevra e della sua democrazia diretta (ma bensì sono fautori di un presidenzialismo carismatico che, se premia Maduro, nemmeno Casaleggio redivivo definirebbe culmine della democrazia).

Perché in definitiva non è di sinistra elargire a una massa popolare passiva risorse economiche, in cambio di obbedienza: la sinistra vuole piuttosto emancipare il popolo da ogni servitù, e renderlo protagonista.

Si dirà che il Pd, per un verso, e 5S, per l’altro, dichiarano già, o manifestano da tempo, di non essere certo di sinistra: ma in definitiva questo non ritengo smentisca i miei ragionamenti.

Anzi.

Insomma, un quarto di secolo di storia, caratterizzato dalla lacerazione delle bandiere e dei valori e delle idee che hanno rappresentato la forza e il cuore del campo progressista, oggi in Venezuela (e domani?)presenta un conto chiarissimo, che tutto il mondo sembra voler..far pagare a qualcun’altro.

Solo quando la sinistra tornerà a capire che la libertà si regge su un progetto politico collettivo il più ampio possibile, e quindi in definitiva sulla tutela ed emancipazione delle masse umili, emarginate, disoccupate, spesso inconsapevoli di sé stesse e naufraghe nelle false mitologie e nelle false speranze, solo allora potrà davvero chiamarsi sinistra.

 

Alessio Esposito

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