Il volo d’argento di Vanessa Ferrari: ecco perché è l’emblema dello sport italiano

Non ha vinto la quantità di medaglie olimpiche di Valentina Vezzali, non è mediatica e popolare come Federica Pellegrini, per citare solo alcune delle grandissime dello sport azzurro al femminile. Eppure Vanessa Ferrari è forse più di ogni altra “la” sportiva italiana. Quella dell’emozione, della rivalsa, del coraggio. Determinazione e una mentalità da fuoriclasse assoluta. Eccola, la farfalla di Orzinuovi. Il suo argento al Corpo Libero a Tokyo 2020 è una medaglia attesa, meritata, sudata forse più di ogni altra. 




A Vanessa Ferrari non serviva l’argento olimpico per entrare nella leggenda. E già questo è indicativo, visto che si parla di Sport e le Olimpiadi ne sono l’evento principale. Era già nella leggenda della ginnastica artistica italiana, ma la giornata di oggi la sposta ancora un po’ più in là, ancora più in alto.

Per capire la  grandezza di Vanessa Ferrari basta pensare a quando, appena quindicenne, dopo avere stupito tutti vincendo la medaglia d’oro ai Mondiali di Aarhus nel 2006,  chiese una palestra dove potersi allenare in modo adeguato. Sembra impossibile, anche a sentirlo oggi, che quella impresa impressa nella storia della ginnastica artistica italiana sia nata tra le mura di una palestra malmessa ricavata da una vecchia piscina. E’ tutto li il destino di Vanessa. Talento e determinazione, contro tutti.

Contro un movimento oggi in assoluta crescita anche grazie a lei ma ancora  indietro rispetto ai paesi esteri dominanti nel settore. Nonostante i giudizi non sempre condivisibili. In faccia alla sfortuna, quella che le ha portato una serie di infortuni capaci di mettere al tappeto chiunque. La tendinite che compromise le Olimpiade di Pechino da favorita. La mononucleosi prima di Rio 2016. La rottura del tendine d’Achille del 2017 che sembrava precludere ogni sorta di sogno Olimpico.  Cinque operazioni alle caviglie. Il tutto capitato nel momento più sbagliato. Quello dove la forma deve essere al top e non ci sono margini.

Ce ne sarebbe abbastanza per dire basta. Soprattutto per chi, nonostante tutto questo, ha una quantità di medaglie in borsa, tra Mondiali, Europei, Coppa del Mondo e Assoluti Italiani da fare impallidire ed è comunque già la più grande ginnasta della storia italiana. Non per Vanessa, che di darla vinta proprio non ne ha voluto sapere. Mancava qualcosa: la medaglia olimpica. E alla fine ha vinto lei.

I giochi, in particolare, sembravano una maledizione.  Così vicina, ad un soffio dall’essere conquistata, eppure la medaglia non arrivava mai. Troppo indigesta da mandare giù. Sfiorata, accarezzata a Londra del 2012, dove per uno scherzo del destino e del regolamento pur con il terzo punteggio pari merito sfumò la medaglia. “Ho preso l’abitudine ai quarti posti”, aveva scherzato qualche giorno fa Vanessa (che era arrivata quarta anche a Rio) dopo la finale a squadre dove con le sue compagne si era piazzata un gradino al di sotto del podio.

E invece, Vanessa, proprio sul più bello ha fatto il volo più bello. L’esercizio sulle note di Bocelli è poesia e arte più che ginnastica. Ha volato più in alto, meglio che mai. E pazienza se la medaglia non è quella d’oro a cui avrebbe potuto ambire – le polemiche sui giudizi di questa disciplina, si sa, meglio lasciarle a chi di settore. E’ un argento che vale come un oro, forse di più. In uno sport dove lo sforzo fisico è immane e la maggioranza delle atlete getta la spugna a poco più di 20 anni, competere e vincere a 30 anni è roba per pochi. Roba da Ferrari. Ora, finalmente, Vanessa Ferrari, la farfalla d’acciaio, anzi argento, ha regolato il suo conto con le Olimpiadi. O forse no….

Molti si chiedono se tenterà di arrivare sino a Parigi 2024, magari da portabandiera. “Vedremo“, ha risposto Vanessa. Io, per sicurezza, non scommetterei contro di lei.

Beatrice Canzedda

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