Immagina se… esercitare l’immaginazione per creare il futuro che vogliamo

Immagina se… (Chiarelettere) di Rob Hopkins, è arrivato in Italia, ed è molto più di “un libro”.  Queste pagine, infatti, racchiudono l’ esempio concreto di un mondo alternativo: anche se il futuro (come il presente, del resto) ci appare nefasto, le cose possono cambiare. E in meglio. Ma per realizzare un mondo migliore dobbiamo re-imparare ad immaginarlo. Occorre liberare il potere dell’immaginazione per creare il futuro che vogliamo.

Immagina se… il futuro non dev’essere terribile per forza

In questi tempi di profonda divisione e disperazione, se c’è un consenso su qualcosa al mondo, è che il futuro sarà terribile. Non c’è solo il Covid. C’è un’epidemia di solitudine, un’epidemia di ansia, una crisi di salute mentale di vaste proporzioni, soprattutto tra i giovani. Sfiducia e insoddisfazione nei confronti di qualunque forma di politica, e un senso di impotenza che annienta. C’è un aumento di movimenti e governi estremisti. Un catastrofico cambiamento climatico. Grave perdita di biodiversità. Insicurezza alimentare.

Il futuro, per non parlare del presente, sembra oscuro: è il fallimento delle aspirazioni.

Tuttavia, contrariamente a quanto siamo portati a pensare, quello in cui ci troviamo non è un vicolo cieco. È indubbio che uno scenario distopico appare più verosimile della possibilità che l’uomo abbia ancora la capacità di invertire la rotta, di creare qualcosa di nuovo, di scampare alle numerose fosse che si è scavato con le sue stesse mani.

Ma i dati dimostrano che la rotta può essere invertita, che le culture possono cambiare, in modo rapido e inaspettato. E questa non è una pia illusione.

“La verità è che gli individui cambiano il loro mondo più e più volte, gli individui costruiscono il futuro e lo fanno immaginando che le cose possano essere diverse.”

Scrisse Neil Gaiman, in Come si fa un lettore.

Abbiamo la capacità di effettuare un cambiamento radicale, sostiene Rob Hopkins, ma stiamo fallendo perché abbiamo ampiamente permesso al nostro strumento più critico di indebolirsi: l’immaginazione umana.



Immagina se… Guarda alle cose come se potessero essere altrimenti

“L’immaginazione al potere”, frase iconica della ribellione studentesca del 68, coniata da H. Marcuse, apre questo libro…

Ma che cos’è l’immaginazione? È ciò che il pedagosista John Dewey definì “la capacità di guardare alle cose come se potessero essere altrimenti”.

Quello che conta in realtà, non è metterla al potere; bensì considerarla nel suo giusto posto, davanti alle nostre esistenze.

Grazie all’immaginazione siamo capaci di cambiamenti enormi.

immagiImmagina se… dimostra che recuperando lo spazio e l’abilità di sognare un futuro migliore, possiamo sottrarci agli scenari infausti cui sembrano condannarci le crisi economica, sanitaria e climatica attuali.

Rob Hopkins ne è convinto e lo mette in pratica attraverso il movimento delle Transition Towns, “Città in transizione”, città che – come descrive in questo libro – riportando al centro l’immaginazione, stanno attuando il passaggio verso una società più sana e un’economia più resiliente.

È necessario un approccio più umano, emotivamente coinvolto per realizzare il cambiamento; un approccio lontano dalle discussioni secche sui dettagli delle politiche, e i numeri dell’economia.

Transition Towns: verso una società più sana e un’economia più resiliente

Rob Hopkins sceglie il termine “transizione” per descrivere l’atto intenzionale di passare da un massiccio sfruttamento di risorse, alte emissioni di anidride carbonica, pratiche estrattive e frammentazione del tessuto comunitario ad una società culturalmente più sana, economie locali più resilienti e diversificate, rapporti umani più solidi, biodiversità più ricca, più tempo disponibile, meno solitudine, più democrazia e più… bellezza.

Il primo progetto, Transition Town Totnes – la cittadina dell’Inghilterra in cui lui stesso ha dato vita all’iniziativa – mise alla base delle sue iniziative la domanda “come sarebbe se” e le cose riuscirono rapidamente…

La gente piantava alberi da frutta in luoghi pubblici, coltivava ortaggi alla stazione dei treni, seminava verdure in condivisione con i vicini che avevano spazio inutilizzato in giardino. Tramite una raccolta fondi riuscirono ad acquistare un mulino – il primo a Totnes da oltre un secolo – per macinare i cereali locali, producendo un’ampia gamma di farine, e inaugurarono un festival annuale per celebrare i prodotti locali.




Ma anche Transition Streets

Contemporaneamente, nasceva il progetto Strade in Transizione (Transition Streets). L’idea fu di ha suddividere circa 550 famiglie in gruppi di sei-dieci nuclei. Ogni gruppo si riunì sette volte per discutere di questioni come il consumo d’acqua, di cibo, di energia e per accordarsi sulle azioni da intraprendere, prima della riunione successiva, allo scopo di ridurre gli sprechi, tagliare i costi e migliorare la resilienza della comunità.

Al termine del percorso ciascuna famiglia aveva in media tagliato le emissioni di CO2 di 1,3 tonnellate l’anno, risparmiando circa 600 sterline.

Quando gli organizzatori chiesero ai partecipanti quale fosse stato l’effetto più importante degli incontri di Strade in Transizione, nessuno nominò l’anidride carbonica o il risparmio di denaro. La risposta fu: il senso di appartenenza.

In altre parole, più importante dei singoli progetti era il senso di comunità, il sentirsi parte di qualcosa, di un cambiamento che iniziava a prender forma, di un reimmaginare collettivamente il futuro.

Scrive Hopkins:

“Ho cominciato a capire che le nostre iniziative si stavano pian piano trasformando, almeno in parte, in una diversa storia che la città raccontava su sé stessa e che, nel contempo, stava mutando il nostro senso collettivo di quello che era possibile.”

Così, da Totnes a Bologna, dove in Comune è stato creato l’Ufficio Immaginazione Civica, pagina dopo pagina scopriamo progetti di cittadini che hanno concretizzato la loro idea di futuro agendo in comunità, prendendosi cura degli spazi pubblici, restituendo le strade ai bambini, coltivando ortaggi intorno alle fermate degli autobus e sfruttando le risorse in modo più sostenibile.

Stiamo soffocando la nostra creatività

Da anni soffochiamo il nostro estro creativo, impegnati in una corsa sfrenata verso la produttività. Erodiamo la nostra facoltà di immaginare perché trascorriamo sempre più tempo davanti a schermi che catturano la nostra attenzione inaridendo la nostra inventiva.

A tal proposito, Rob Hopkins riporta uno studio della dottoressa K. H. Kim del College of William and Mary. Analizzando più di 250.000 soggetti, dalla scuola materna all’età adulta e dalla fine degli anni Sessanta a oggi, Kim aveva scoperto che se il pensiero creativo e il Qi erano andati aumentando di pari passo fino al 1990, tra il 1990 e il 1998 le loro strade si erano separate e il pensiero creativo aveva imboccato un “costante e persistente declino”.

La causa? I bambini avevano meno tempo per giocare e ne trascorrevano di più su dispositivi elettronici, vi era un maggiore ricorso a test di verifica standardizzati nelle scuole e seria mancanza di tempo libero da dedicare all’ “astrazione riflessiva”.

È chiaro che questo nostro sistema, se lasciato così com’è, è destinato ad implodere. Ora è tempo di invertire la rotta.




Immagina se…cominciassimo a porre le domande giuste?

Per realizzare un mondo migliore, dobbiamo re-imparare a immaginarlo. Ricominciamo a chiederci “come sarebbe se…?”.

In questo libro, l’autore si chiede perché il vero pensiero creativo e positivo sia in declino, afferma che è più importante ora che mai, e suggerisce i modi in cui le nostre comunità possono rivitalizzarlo e rivendicarlo.

Egli espone una serie di capitoli che affrontano diversi modi per riaccendere l’immaginazione: ognuno si apre con la domanda “Come sarebbe se…?”

Immagina se… giocassimo di più, promuovessimo arti inclusive, ci riconnettessimo con la natura, mettessimo via i nostri schermi, e diventassimo narratori migliori?  Del resto, afferma l’autore, le persone non hanno bisogno di nuovi fatti … hanno bisogno di una nuova storia.

In ogni capitolo, poi, vengono riportate diverse ricerche a sostegno della tesi e molti esempi di progetti e campagne dal basso per dimostrare che… si può fare!

Se possiamo immaginarlo, volerlo, sognarlo, è molto più probabile che ricorreremo alle nostre energie e alla nostra determinazione per trasformarlo in realtà. La nostra stessa sopravvivenza può dipendere da questo.

Alcuni libri ti coinvolgono e ti sfidano, sia emotivamente che intellettualmente, e “Immagina se…” è proprio uno di quelli. Non abbiamo nulla da perdere seguendo le idee esposte in queste pagine; anzi, tutto da guadagnare.

Ora, lettore, immagina se anche tu – dopo aver letto questo libro – provassi a portare questa nuova consapevolezza nella tua vita, nel tuo lavoro, nella tua famiglia e nel tuo gruppo di amici…

Giulia Chiapperini

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