Gli immigrati in Italia producono il 9% del Pil e si “aiutano a casa loro”

Non è vero che “ci rubano il lavoro”, anzi contribuiscono alla crescita del nostro Paese e di quelli da cui provengono.

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Gli immigrati in Italia: tema molto scottante da sempre, ma soprattutto nelle ultime settimane a causa delle vicende legate alla nave Aquarius e alla richiesta di revisione dei trattati europei sulla gestione dell’emergenza migranti. Sugli stranieri si è detto e si è scritto di tutto: “vengono a spacciare”, “stuprano le donne”, “non è vero che scappano dalla guerra” e “ci rubano il lavoro“. Ma è davvero così? In realtà, no. Anzi, stando a quanto emerso dal settimo Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione “La dimensione internazionale delle migrazioni”, a cura della Fondazione Leone Moressa, gli immigrati in Italia contribuiscono a far crescere l’economia. E non di poco. I dati sono relativi al 2016 e affermano che 2,4 milioni di immigrati occupati in Italia hanno prodotto ben 130 miliardi di valore aggiunto, ossia l’8,9% del Pil (prodotto interno lordo). Facendo una stima, con questi 130 miliardi se questi stranieri fossero uno Stato a sé stante costituirebbero la 17esima economia europea, sorpassando nella classifica anche Ungheria, Slovacchia e Croazia.

In particolare, a spingere l’economia ci pensano le imprese condotte da immigrati: esse continuano ad aumentare sia per il numero che per il valore aggiunto prodotto. Difatti, se le imprese italiane negli ultimi cinque anni hanno registrato un calo del 2,7%, quelle straniere sono aumentate del +25,8%, arrivando fino a 570mila (9,4% del totale). Queste 570mila imprese producono 102 miliardi di euro, che costituiscono il 6,9% della ricchezza totale. A crescere di più sono gli imprenditori del Bangladesh, ma il primato spetta a Marocco (11%) e Cina (10%).

Inoltre, non siamo noi italiani a mantenere gli stranieri, bensì solo loro che contribuiscono anche al sistema previdenziale: i lavoratori immigrati in Italia versano 11,5 miliardi di contributi, favorendo l’andamento positivo per le casse dell’Inps. Tra l’altro, bisogna tenere conto del fatto che l’età media in Italia è sempre più in crescita e le nascite sono sempre più in calo: ogni 1000 abitanti vi sono 7 nascite e 11 morti. Se non fosse per gli immigrati, mancherebbe la forza lavoro in tantissimi settori.




Ma se qualcuno stesse pensando che il lavoro svolto dagli stranieri è lavoro rubato agli italiani si sbaglia e anche di molto: gli immigrati non fanno concorrenza a noi, bensì vanno ad occupare dei posti di lavoro che altrimenti rimarrebbero vacanti, a causa del fatto che solo l’11% degli immigrati è laureato, a fronte del 31% dei giovani italiani. Dunque, molti dei lavori che gli italiani si rifiutano di svolgere, perché non attinenti al proprio percorso di studi o perché ritenuti troppo ‘umili’, vengono svolti dagli stranieri. Infatti, alcuni tipi di lavoro sono fortemente a conduzione straniera: il 74% dei lavoratori domestici, il 56% delle badanti e il 52% dei venditori ambulanti è straniero.

È vero che da venticinque anni a questa parte l’immigrazione è aumentata (nel 1991 era al di sotto dell’1%, nel 2016 in Italia vi erano 5 milioni di immigrati regolari, 28 volte di più rispetto ai migranti presenti nei centri di accoglienza, ossia 176 mila). Ma è anche vero che la maggior parte degli immigrati in Italia proviene da Romania, Albania e Marocco, non dai Paesi della fascia sudsahariana, come vorrebbero farci credere (dunque non c’è alcuna invasione da parte degli stranieri). E per quanto riguarda la famosa frase “Aiutiamoli a casa loro”, tranquilli ci pensano gli immigrati stessi: ben 5,1 miliardi (0,30% del Pil) vengono inviati da essi nei loro Paesi d’origine (una cifra di gran lunga superiore ai fondi destinati dall’Italia agli aiuti pubblici per lo sviluppo nel 2016, ovvero 2,9 miliardi, che corrispondono al 0.17% del Pil). Dunque, sono gli immigrati in Italia che “aiutano a casa loro” e non ci rubano proprio nulla.

Carmen Morello

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