Immigrati nel limbo: tra evasione e ricerca di un contratto regolare

il nuovo sondaggio della Fondazione Leone Moressa fa luce sulla questione

Quanto pagano di tasse? Quanto evadono? Quanto ricercano un contratto regolare e quanto, invece, si accontentano, per scelta o necessità del lavoro in nero?

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Quanto pagano di tasse? Perché evadono? Cercano un contratto regolare o, invece, si accontentano per scelta o necessità del lavoro in nero?

Immigrati nel limbo. Questa è l’immagine che si forma nei nostri pensieri quando osserviamo i dati del sondaggio effettuato dalla Fondazione Leone Moressa che tenta di far luce sul ruolo “contributivo” degli immigrati in Italia. Prima di cominciare a spulciarli è però necessario precisare un dettaglio importante. Il sondaggio, infatti, prende in esame tutte le categorie di migranti regolari sul suolo italiano, dal manager londinese che vive a Milano fino al raccoglitore di pomodori con permesso di soggiorno. Gli immigrati irregolari, lo sappiamo bene, rappresentano ben altra complicatissima questione.

Gli immigrati in Italia pagano il 4,3% dell’Irpef, ovvero 7,9 miliardi di euro. Questa cifra, lo notiamo subito, è particolarmente modesta alla luce dei 3,8 milioni di immigrati contribuenti censiti. Il motivo è che quasi la metà di loro dichiara appena 3700 euro di reddito annuo. La media reddituale dichiarata dagli immigrati in italia, infatti, pur comprendendo anche lavoratori benestanti provenienti da tutta Europa, si aggira attorno ai 14000 euro all’anno.

I dettagli

Possiamo osservare che dal 2010 al 2017 questo reddito medio è aumentato del 17,3% incrementando, di pari passo, l’Irpef raccolta. Questo dato va tuttavia messo in relazione con un aumento costante della platea di immigrati regolari (+15% dal 2010). Probabilmente, infatti, l’aumento nella raccolta Irpef registrato in questi anni è da ricondurre solamente all’aumento degli immigrati regolari e non tanto all’incremento dei loro redditi.

Nonostante gli aumenti, infatti, il reddito medio dichiarato dagli immigrati resta bassissimo. Il 50% dei regolari svolgono infatti lavori non qualificati e dunque poco pagati e, ovviamente, soggetti alla pratica del lavoro in nero. Davanti a questa evidenza è poi bene ricordare che lo stesso problema, più addolcito, si ripresenta nella popolazione nata in italia. Nel 2017 i nati in italia hanno dichiarato in media  un reddito annuo di 21000 euro. Questo dato genera inoltre un particolare paradosso: il reddito degli stranieri in Lombardia, infatti, supera di gran lunga quello degli italiani residenti in Calabria e Molise.

Quanto pesa il nero?

Immigrati nel limbo. Che valenza dare a questa espressione? Come giudicare l’evasione fiscale attuata da quella fetta più povera di popolazione straniera residente in italia? Ovviamente si tratta di un crimine ma la questione che voglio sollevare è leggermente diversa. Si tratta di un crimine scelto volontariamente o di un crimine a cui questa fascia della popolazione si trova costretta a ricorrere? E ancora, quanto pesa il ruolo del datore di lavoro in questo meccanismo?

Tra gli immigrati censiti dall’Istat a inizio 2018 pare che il fenomeno dell’evasione parziale sia infinitamente più numeroso del nero totale, abbondante, invece, tra irregolari e italiani. A riprova di questo, se dal totale degli immigrati presi in esame (5,1 milioni) si tolgono i minorenni (20%) e gli anziani (4%) il numero degli adulti regolari combacia con i 3,8 milioni di contribuenti riportati a inizio articolo. A quanto pare, quindi, tra gli immigrati regolari tutti pagano le tasse (un risultato ottimo) ma buona parte dichiara meno di ciò che guadagna.

Il lavoro in nero totale abbonda invece tra Italiani e immigrati non regolari che lavorano nel turismo, nell’agricoltura o nell’edilizia.

Gli interventi necessari

Le soluzioni che si dovrebbero mettere in campo per favorire una corretta dichiarazione reddituale, ovviamente, sono le stesse che dovremmo mettere in campo per contrastare l’evasione tutta italiana che ben conosciamo. Spesso e volentieri mancano i controlli. Mentre la complessità burocratica il più delle volte agisce da deterrente nei confronti di una dichiarazione dei redditi “onesta”. Ciò avviene per gli Italiani e, in misura ancora maggiore, per gli stranieri che, oltre alla burocrazia, devono fare i conti con lo scalino linguistico.

Per il lavoro in nero, invece, è necessario agire sui datori di lavoro. Il sondaggio infatti ci ricorda che il 47% dei lavoratori stranieri senza contratto ne hanno richiesto uno, inutilmente, a inizio attività lavorativa. Mentre il 57% di questi stessi lavoratori non denuncerebbe mai le scorrettezze del datore di lavoro per paura di ritorsioni e, ovviamente, di vedersi togliere il lavoro.

La situazione che abbiamo davanti agli occhi è dunque piuttosto chiara ed emerge, da parte degli stranieri, un’effettiva volontà ad uniformarsi alla legge italiana sul lavoro. A bloccare questa volontà, il più delle volte, sono infatti i datori di lavoro che conoscono troppo bene, purtroppo, quanto sia conveniente un lavoratore senza contratto, senza assicurazione e senza garanzie. La situazione dello straniero in Italia si pone quindi, spesso, a metà tra la volontà di rispettare la legge e l’impossibilità di farlo. Ecco come si formano quelli che ho già definito “immigrati nel limbo”.

 

Andrea Pezzotta

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