“Faccia scendere gli stranieri”: immigrati presi di mira sugli autobus in Italia

Straniero=delinquente è un binomio duro da sconfiggere.

Quello di Forlì è stato solo uno dei tanti casi di stranieri discriminati dagli italiani.

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È inutile negarlo, diciamolo una volta per tutte e ammettiamolo senza tanti giri di parole: gli stranieri non ci piacciono. Non ci piacciono perché sono, appunto, stranieri, non ci piacciono perché hanno la pelle di un colore diverso dalla nostra e non ci piacciono perché occupano il posto che ‘spetterebbe’ a noi sul bus. Vi sembra un’esagerazione? Allora provate a leggere le storie riportate di seguito e forse vi ricrederete.

Stranieri presi di mira sui bus

Stranieri e bus non sono affatto un’accoppiata vincente, anzi, sono un binomio che difficilmente può andare d’amore e d’accordo. Ce lo ha dimostrato il mese scorso Moreno Salvetti, balzato agli onori della cronaca per essere “l’autista che lascia a piedi i profughi”, adducendo come spiegazione al suo inqualificabile comportamento che non si sa cosa potrebbero fare, possono essere pericolosi per la sicurezza dell’autista e degli altri passeggeri e altre scuse simili.




E ce lo ha dimostrato più di recente un sessantenne di Forlì. Dopo essere salito sul bus che da Forlì stessa porta a Santa Sofia, l’uomo si è trovato in una ‘spiacevole’ situazione: a bordo erano presenti molti stranieri e, non trovando un posto in cui potersi sedere, ha cominciato ad insultare i poveri malcapitati e ha intimato al conducente: “Faccia scendere gli stranieri!”. Vedendo che l’autista non gli dava alcun sostegno, si è improvvisato così su due piedi ‘controllore’ ed ha chiesto ai passeggeri stranieri il loro biglietto, perché era convinto e sicuro che non avessero pagato per viaggiare sul mezzo. Ma il sessantenne non aveva fatto i conti con l’autista che, non tollerando oltre la sua condotta, ha telefonato la polizia che è intervenuta e ha denunciato l’uomo per interruzione di pubblico servizio. Sì, perché la sua sceneggiata razzista contro i passeggeri stranieri ha tenuto bloccato il bus per mezz’ora. Non solo, i poliziotti hanno poi provveduto a controllare di persona che tutti i passeggeri a bordo del mezzo fossero muniti di biglietto e tutti (italiani e stranieri) sono risultati a posto.

Razzismo sul bus in provincia di Savona

In realtà, di episodi simili a quello appena descritto ne sono avvenuti diversi in altre parti d’Italia e non riguardano solo persone di colore.

A maggio del 2017, una donna rumena di 44 anni aveva raccontato:

«Sono stata aggredita sul bus numero 40 e picchiata perché straniera».

Il fatto era accaduto sulla linea Andora-Borghetto Santo Spirito (provincia di Savona), si stava recando al lavoro presso una struttura di assistenza per gli anziani.

«Sono salita a bordo e mi sono seduta chiudendo gli occhi per riposare ancora qualche minuto. Non ho timbrato il biglietto perché ho l’abbonamento, visto che utilizzo quotidianamente la linea 40 per spostarmi. Si avvicina un uomo, sui settant’anni, e inizia a dirmi che devo scendere perché, come tutti gli stranieri, non pago il biglietto. L’uomo alza la voce e inizia a inveire contro di me. Si scalda sempre di più. Grida. Mi dice che noi stranieri viaggiamo gratis, che dobbiamo tornare a casa nostra. Mi intima di scendere».

Florentina Grigore, è questo il nome della donna, vive ormai da quindici anni in Italia e ha anche la residenza ad Andora. Le frasi pronunciate dall’uomo l’hanno molto ferita, ma a ferirla ancora di più sono stati i colpi che le ha inferto:

«Ha detto che se non me ne fossi andata mi avrebbe urinato sui vestiti e ha iniziato a picchiarmi».

E così è stato: la donna ha ricevuto ceffoni, sberle, calci su tutto il corpo. Le grida hanno fatto intervenire l’autista che, solo dopo aver fermato l’autobus, si è reso conto di quanto stesse succedendo. Prova a bloccare l’aggressore, ma questi non demorde e continua ad infierire sulla donna dandole dei calci. Florentina viene poi condotta presso il pronto soccorso dell’ospedale di Albenga.

«Ho raccontato l’accaduto ai carabinieri, ho detto tutto quello che ho subito, sono rimasta scioccata e profondamente ferita. Ho preso colpi al gomito e il braccio mi è gonfiato».

Ha ricevuto una prognosi di dieci giorni per la guarigione, ma le ‘ferite’ morali non si rimargineranno:

«Non mi ero mai sentita straniera, ora è tutto cambiato. Per motivi di lavoro, sono sempre costretta a utilizzare l’autobus 40, per spostarmi da Andora a Borghetto. Viaggio in orari particolari. Ho dei turni da rispettare: notti, mattine all’alba. Ora sono terrorizzata. Appena salgo chiamo il mio compagno che mi viene ad aspettare alla fermata. E poi c’è il dolore morale. Vivo in Italia da anni e non sono mai stata emarginata».




Difatti, l’aggressione ai suoi danni ha avuto luogo attorno alle 5:30 del mattino, l’autobus che prende per recarsi al lavoro è di Tpl (Trasporto Pubblico Locale). Dopo aver denunciato il fatto ai carabinieri sono scattate le indagini che hanno portato nel novembre dello scorso anno all’identificazione del settantenne italiano, che si è beccato una denuncia per lesioni procurate, aggravate dal movente razzista.

Ragazzina di colore insultata sul bus a Torino

E sempre a novembre del 2017 una ragazzina di colore era stata insultata a bordo di un autobus da un sessantenne di Torino. Per riuscire a trovare il colpevole di questa vicenda i carabinieri di Rivoli avevano setacciato la tratta percorsa dal mezzo di trasporto e alla fine avevano scoperto che il colpevole era un uomo senza fissa dimora, già noto per “comportamenti antisociali conseguenti ad abuso etilico e di sostanze stupefacenti”.

Data la particolare situazione personale del soggetto in questione, il procuratore Armando Spataro aveva deciso che:

«Ferma restando l’impossibilità giuridica, vista la pena massima prevista per il reato per cui si procede, di richiedere la misura cautelare della custodia in carcere, la procura sta ora valutando possibili iniziative da assumere, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di favorire un percorso di contenimento della pericolosità sociale del soggetto, evidentemente connessa alla sua situazione di ‘disagio’». 




Insomma, di immigrati presi mira sugli autobus ce ne sono stati e continueranno ad essercene purtroppo ancora molti, fino a quando gli italiani brava gente non capiranno che non tutti gli stranieri sono delinquenti e che non tutti vengono qui a mangiare a sbafo e a scroccare viaggi sugli autobus senza pagare i biglietti. Ma poi questi autoproclamatisi difensori della giustizia e della legalità saranno così solerti e attenti nel far rispettare le leggi anche ai loro connazionali, o sono bravi solo con chi viene da un altro Paese? E, soprattutto, loro sono in tutto e per tutto degli onesti cittadini che pagano sempre le tasse e obliterano sempre il biglietto?

Il binomio stranieri-bus sembra più che mai irrealizzabile, senza aggressioni xenofobe; ma quello stranieri-delinquenti è più che mai affermato e duro a morire.

Carmen Morello

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