Immigrati: un esempio di buona sanità

Gli immigrati non sbarcano solo sulle nostre coste ma anche su Facebook.

Ogni qualvolta, infatti, apriamo la home page, siamo sommersi da svariate immagini che parlano d’immigrazione. Frasi di rabbia vengono sovrapposte a fotografie varie diventando subito pericolosi slogan razzisti. Quest’ultime ritraggono per lo più  persone di colore in atteggiamenti volgari e di effrazione delle regole. Foto di uomini che usano la strada come un gabinetto o che dormono sulle panchine ricoperti di mosche sono solo due  dei “classici” esempi di come vengono rappresentati gli immigrati sui social italiani.

Un’altra fotografia ad effetto è quella dove gli immigrati, dopo essere sbarcati, guardano il cellulare. E così con quattro vignette si crea il mostro del pregiudizio e dell’odio senza ovviamente andare a verificare le fonti. Tanto se lo dice la rete…

Il difficile cammino degli immigrati verso l’Italia…

La realtà degli immigrati è ben diversa. Accade a Monza, ad esempio, che presso l’Ospedale San Gerardo, siano stati operati pochi giorni fa, quattro immigrati dall’equipe del centro di chirurgia plastica ricostruttiva, capitanata dal primario Massimo Del Bene.

Gli specialisti hanno tentato di porre rimedio a torture e violenze che hanno, a tutti gli effetti, reso disabili queste persone durante il loro percorso verso l’Italia. Due di loro provengono da centri di accoglienza libici dove pare sia pratica abbastanza diffusa prendere a martellate le mani sino a spezzarne le ossa. Un ragazzo del Ghana di vent’anni è stato invece operato per le gravi ustioni riportate dopo che i suoi aguzzini, sempre in Libia, lo avevano cosparso di benzina e dato alle fiamme.

Tragico epilogo per un altro giovanissimo profugo che, presso l’Ospedale Niguarda di Milano, sempre curato dall’equipe di Del Bene, ha subito l’amputazione di tutte le dieci dita delle mani. I suoi arti si erano congelati durante il tentativo di attraversamento del Frejus per passare dall’Italia alla Francia.

Da un lato la rete propone colate di odio, spesso correlate da una falsa iconografia ( nb. basterebbe saper usare google immagini per verificare la provenienza di una foto). Dall’altro il percorso di queste persone è tragico e segnato da  grandi sofferenze psicologiche e fisiche. 

Dare il giusto significato alle immagini

Sarà anche vero che alcuni immigrati quando sbarcano, spesso dopo un viaggio terrificante, tengono il  cellulare in mano. Quel cellulare, probabilmente, è il solo contatto che potranno avere con le loro famiglie di origine. Il pregiudizio che siccome hanno lo smartphone stanno tutti bene, è stato evidenziato anche da #Emergency con il simpatico video di Teresa Mannino. Poco probabile che siano in crisi d’astinenza da Candy Crush o che debbano aggiornare Twitter. Sarcasmo a parte esistono delinquenti ovunque, senza necessariamente doverli classificare in base all’origine geografica. Il web sta sempre più diventando una latrina dove tutti possono scrivere qualsiasi cosa. Per questo motivo bisogna imparare a verificare le fonti, prima di farci prendere da nocivi sentimenti di rabbia.

Per una volta, comunque, gioiamo del lieto fine grazie all’equipe d’eccellenza dell’ospedale monzese che si è resa protagonista di un grande gesto di solidarietà.

One thought

  1. Gentile Gabrulla, io francamente non credo che le due cose siano correlate, ovvero che tolgano a noi italiani per dare agli immigrati. Comunque grazie per il suo commento. 🙂

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