L’immigrazione clandestina non è solo un problema italiano

Una visione più ampia sullo stato dell'immigrazione clandestina negli altri paesi del Mediterraneo

Ph. Mario Fornasari
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L’immigrazione clandestina è ancora un tema su cui discutere, nonostante il periodo estivo si stia lentamente allontanando. Lo stesso Luca Marinelli ha dedicato il Premio Volpi, ricevuto alla Biennale di Venezia come miglior attore, «A chi salva vite in mare».

Le notizie che ci giungono riguardano prevalentemente il nostro Paese, lanciando quasi giornalmente appelli provenienti da ONG in difficoltà, che richiedono l’accesso ai porti nostrani. Ma i nostri non sono «porti aperti»: la causa è il decreto sicurezza bis varato dall’ex ministro dell’interno Matteo Salvini.

Nell’articolo 1 si legge come si “può limitare o vietare l’ingresso il transito o la sosta di navi nel mare territoriale” per tutelare ordine e sicurezza, per evitare violazioni del testo unico sull’immigrazione o per essere in qualche modo artefici di “favoreggiamento dell’immigrazione”.

Le nuove politiche italiane sui migranti

Mentre il sindaco di Bergamo del Pd, Giorgio Gori twitta: «C’è voglia di voltare pagina, ma gli italiani chiedono posizioni meno rigide quindi eviterei di passare da porti chiusi ad accogliamoli tutti», Massimiliano Fedriga, l’esponente leghista del Friuli-Venezia Giulia si preoccupa per le future decisioni del nuovo governo riguardo all’immigrazione: «Nei Balcani ci sono 15 mila migranti che vogliono venire in Europa: rischiamo di trovarceli tutti in casa nostra».

Ma è direttamente dalla Camera dei Deputati, che Giuseppe Conte durante il discorso per la fiducia dichiara come «rivedremo la disciplina in materia di sicurezza alla luce delle osservazioni critiche formulate dal Presidente della Repubblica, il che significa recuperare, nella sostanza, la formulazione originaria del più recente decreto legge, prima che intervenissero le integrazioni che, in sede di conversione, ne hanno compromesso l’equilibrio complessivo».

Un moto di salvaguardia della vita umana per non rischiare di essere disumani.

Eppure, il tema dell’immigrazione clandestina, nonostante l’intoccabile tutela della sopravvivenza, è un punto delicato per il quale l’opinione pubblica si scinde: da una parte c’è la paura di essere derubati delle proprie radici culturali, e dall’altra la vergogna per aver anche solo pensato che l’alternativa “porti chiusi” potesse essere la soluzione per questa invasione di territorio.

Se da una parte è legittimo limitare lo sguardo ai nostri confini, d’altra parte sarebbe opportuno informarsi sulle condizioni delle coste vicine. Grecia e Spagna, ad esempio, bagnate dallo stesso Mar Mediterraneo, non potrebbero presentare una situazione analoga alla nostra?

E infatti è così.

L’immigrazione clandestina in Grecia

«Solo quest’anno in Grecia sono arrivati 26 mila migranti, quasi cinque volte il numero di quelli giunti in Italia», riporta il settimanale tedesco Spiegel. Solo nel mese d’agosto, le isole greche hanno accolto 8 mila migranti. Ad oggi l’isola di Lesbo, punto nevralgico per l’accoglienza dei profughi, ha contato 10 mila persone sbarcate, ovvero il triplo di quante potrebbe ospitarne. L’ultimo aggiornamento riguardo alla questione da parte della ONLUS Unicef, denuncia l’emergenza di 1.100 minori soli condannati alle critiche condizioni dei centri di accoglienza. La contingenza è così drammatica che il Primo Ministro Mitsotakis (del quale abbiamo recentemente parlato) ha dovuto trasferire 1.500 persone dall’isola di Lesbo alla terraferma. E la situazione sembra che non sia destinata a migliorare.

Solo sabato, 468 migranti hanno raggiunto le isole dell’Egeo orientale – 208 a Lesbo, 126 a Chios e 134 a Samos, annuncia il quotidiano ateniese Kathimerini. E come se non bastasse, è sempre la stessa testata giornalistica a raccontare come il presidente turco Recep Tayyip Erdogan continui a minacciare di “aprire le porte” a una nuova ondata di rifugiati in Europa. Come se la Grecia non avesse già raggiunto la capacità massima per accogliere migranti dal territorio turco. L’intimidazione di Erdogan è quella di poter scaricare all’Unione Europea il peso dell’esodo siriano, ma Mitsotakis ribatte che l’atteggiamento del presidente turco non porterà a nessun buon risultato.

Contemporaneamente il commissario europeo greco per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Abrampopoulos ha commentato in occasione della Fiera Internazionale di Salonicco: «Abbiamo molto da fare perché le questioni relative all’immigrazione e alla sicurezza hanno nuovamente raggiunto il picco. Lì, la Commissione europea sta dalla parte della Grecia».

L’immigrazione clandestina in Spagna

Il Sole 24 Ore ha pubblicato un’infografica sui ritmi della migrazione in Spagna, che si mantengono quasi costanti dal 2009. Basandosi sui dati Eurostat nel 2018 “i punti di pressione maggiori dell’unione sono state le spagnole Ceuta e Melilla, al confine con il Marocco”. Il calcolo si aggira intorno alle 220 mila persone, che hanno cercato di attraversare irregolarmente la frontiera di terra con la Spagna, ma senza alcun successo. A quanto pare le città spagnole indicate continuano a essere un punto strategico per l’immigrazione non autorizzata.

Gli ultimi aggiornamenti per quanto riguarda il problema migratorio risalgono a metà agosto quando l’ONG Open Arms ha richiesto di attraccare al Presidente Pedro Sanchez sulle coste spagnole. Nonostante il supporto dell’attore Javier Bardem, che ha rivendicato l’origine spagnola dell’ONG e incitato l’autorizzazione per attraccare, la risposta del governo è stata «serrado». Così la Spagna si è allineata alla politica francese e spagnola sull’immigrazione, puntando il dito verso l’Italia.

Il problema dell’immigrazione, all’effettivo, rimane condiviso da tutti gli stati che affacciano sul Mediterraneo, a prescindere dalle politiche adottate dal singolo paese.

Saranno i “porti chiusi” a risolvere la difficoltosa questione dell’espatrio?

Alla fine, occhio non vede, cuore non duole.

 

Anya Baglioni

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