Immigrazione, la Grecia costruisce campi fortificati per rinchiudere i profughi

Il ministero dell’immigrazione in Grecia ha predisposto la costruzione di mura di cemento intorno ai campi profughi. Il progetto rientra nel piano di modernizzazione delle strutture che potrebbero diventare nuove prigioni per i profughi respinti.

Si parla di compartimenti per minori non accompagnati, famiglie e adulti. Questo è il piano deciso dalla Grecia nella gestione dei flussi di immigrazione verso il proprio paese. I campi profughi che ospiteranno circa 15mila persone saranno “modernizzati” con la fortificazione delle recinzioni con mura alte 3 metri. La denuncia di ONG, residenti e immigrati è rimasta inascoltata e i lavori di edificazione sono già iniziati.

Campi di prima accoglienza di massima sicurezza

I nuovi campi murati andranno a sostituire i vecchi hotspot che, data la mole di migranti, hanno necessitato lavori di ampliamento e ristrutturazione. La futura direttrice del nuovo campo a Lero, di fronte alla Turchia, entusiasta annuncia come i campi saranno provvisti di tutto ciò di cui i nuovi ospiti avranno bisogno. Quel che viene annunciato come un “villaggio” con ristoranti, lavanderie, bancomat e tanto altro non sarà altro che un campo in cui i profughi respinti resteranno prigionieri e stipati in compartimenti separati come veri e propri prigionieri.

Testimonianze dai campi parlano di “prigioni” create per i profughi, con il rischio di escludere definitivamente i migranti dal contatto con il mondo esterno. I campi infatti non solo saranno circondati da mura in cemento ma anche provvisti di filo spinato, come in un regime marziale in cui esseri umani in fuga da povertà e guerra saranno rinchiusi e costretti a rimanerci in attesa di respingimenti verso i paesi ritenuti “sicuri” (si parla anche della Turchia).




Storia dell’ennesimo fallimento europeo

L’Unione Europea identifica queste strutture come centri di prima accoglienza. Si parla di una situazione quindi temporanea in cui i profughi alloggerebbero per un breve periodo, ma i processi sono invece tendenzialmente lunghi. Queste soluzioni fallimentari dal punto di vista dei diritti umani sono frutto di una organizzazione sconsiderata dell’immigrazione da parte degli stati membri, i quali permettono innanzitutto ad imprese private di lottizzare la gestione dei campi e soprattutto oppongono spesso resistenza, con la complicità del governo locale, al monitoraggio e alla garanzia dello stato di diritto nelle strutture. La denuncia in tal senso parte dalla ONG austriaca Echo100Plus, per voce della sua co-fondatrice Catharina Kahane.

Non siamo mai stati invitati a visitarli. Tutte le ONG accreditate presso il precedente governo hanno dovuto registrarsi nuovamente con la nuova amministrazione. Pochissime organizzazioni ci sono riuscite. Molte sono state respinte.

Al centro della gestione migratoria greca tiene banco anche la crisi con la vicina Turchia. Erdogan da tempo minaccia Grecia e Unione Europea di arrivi in massa di migranti. Una guerra fatta sulla vita delle persone dove da un lato troviamo la costruzione di campi di prigionia legalizzati e autorizzati dalle istituzioni nazionali e sovranazionali, dall’altra parte dell’Egeo invece uno stato che utilizza esseri umani per intascare ancora più fondi per la garanzia della gestione delle frontiere. L’incapacità politica e diplomatica in tema di immigrazione ha ripercussioni importanti sulla pelle delle persone, rendendo gli stati complici di un traffico di carne umana.

Matteo Abbà

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