L’impatto antropico è in corso da tremila anni

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Per gli scienziati i risultati dello studio pubblicato su Science non arrivano inaspettati, invece in gran parte dell’opinione pubblica è diffusa la convinzione che l’impatto antropico sull’ambiente sia una caratteristica della modernità, al massimo la fanno risalire alla rivoluzione industriale.
Lo studio non ha precedenti per dimensioni, ha coinvolto scienziati in ogni parte del mondo e ha appurato che se 12 mila anni fa essenzialmente l’uomo viveva di raccolta di cibo selvatico (caccia o raccolta di vegetali)  già tremila anni fa l’addomesticamento degli animali e la coltivazione venivano praticate con un’intensità che aveva un importante impatto ambientale. Le foreste venivano disboscate per far posto alle coltivazioni e per avere pascoli per gli animali da allevamento. Lo studio è stato diretto da Lucas Stephens dell’Università della Pennsylvania e fa parte di un progetto ancora più grande chiamato ArchaeoGLOBE che ha usato la possibilità di svolgere studi online raccogliendo dati da esperti regionali di 146 aree del mondo.  Fra gli altri firmatari Gary Feinman e  Ryan Williams del Field Museum di Storia Naturale di Chicago, Williams è capo del dipartimento di antropologia del museo e ha diffuso la news sulla pubblicazione dello studio.
Ovviamente il tipo di impatto antropico a cui assistiamo oggi è fortemente accelerato, lo scopo di questo tipo di ricerche non è minimizzare i problemi attuali al grido di “è sempre successo” ma esaminare i problemi nella giusta prospettiva.


Ad esempio: certi estremismi ambientalisti (di solito provenienti non da specialisti ma da persone magari animate da buone intenzioni ma profondamente ignoranti, i classici laureati all’Università della vita)  vorrebbero virtualmente eliminare l’impatto umano sull’ambiente, è chiaro che se già 3000 anni fa, con una popolazione molto inferiore e una società preindustriale, l’impatto era importante il segreto non è scegliere tra civiltà e natura, ma studiare pratiche meno impattanti possibili e studiare soluzioni per i problemi creati dal nostro impatto, il modo migliore di affrontarli non avere l’illusione di poter non avere alcun impatto.
I primi allevatori modificarono  l’ambiente che li circondava sia disboscando intere aree per creare pascoli che con l’accoppiamento selettivo e questo avvenne in ogni parte del mondo allora popolata, magari a un ritmo e con tempi diversi, ma il fenomeno fu globale, a un certo punto già migliaia di anni fa gli uomini iniziarono a praticare allevamento ed agricoltura trasformando l’ambiente che li circondava.  In conclusione quello che i ricercatori  ritengono importante in questo studio non è tanto l’avvalorare una tesi che già molti sostenevano, ma la metodologia che ha permesso di condurre uno studio davvero mondiale e la necessità che pone a chi fa ricerca nel campo di non partire dal presupposto che il presente sia completamente diverso dal passato, sapere che l’impatto umano sull’ambiente ha radici che arrivano a 3000 anni fa è un monito a non ricercare soluzioni semplicistiche.

Roberto Todini

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