Impatto del lockdown sulla salute mentale: il 41,5% degli italiani è a rischio

Gli interessanti dati di uno studio condotto tra Italia, Spagna e Regno Unito

0
È stato condotto uno studio sull’impatto del lockdown sulla salute mentale di persone provenienti da Italia, Spagna e Regno Unito. Lo stesso è stato realizzato dai ricercatori dell’Università di Glasgow, dell’Università degli Studi di Milano, dell’Università degli Studi di Trento, dell’Università di Tilburg e dell’Universidad Nacional de Colombia.

Il fine è quello di analizzare gli effetti collaterali della quarantena. Come? Combinando semplici questionari con alcune manipolazioni sperimentali randomizzate. È stato preso in esame un campione di individui rappresentativo della popolazione di ciascun paese (per sesso, età, istruzione e area di residenza). I partecipanti sono stati seguiti longitudinalmente e intervistati in tre rilevazioni consecutive: la prima tra il 24 aprile e 1 maggio, la seconda tra il 2 e il 9 maggio, la terza tra il 10 e il 17 maggio.  La scelta di coprire un arco temporale più o meno “vario” – considerando che il 4 maggio, cioè proprio durante la seconda settimana, è iniziata la fase 2 – è data dalla volontà di comprendere se anche le riaperture abbiano avuto degli effetti (positivi oppure negativi) sulla psiche dei cittadini.

Tre rilevazioni

Durante la prima settimana, i ricercatori hanno ottenuto il grado di accordo / disaccordo sulle seguenti affermazioni: a) «il governo non dovrebbe concentrarsi solo su come contenere il contagio, ma anche su come evitare una crisi economica»; b) «il governo non dovrebbe concentrarsi solo sul comunicare ai cittadini come rispettare le misure di sicurezza, ma anche spiegare in modo chiaro come sta pianificando l’uscita dalla crisi».

Attraverso un priming sperimentale, durante la seconda settimana hanno invece valutato se l’esposizione ad un trauma (il Covid – 19) oppure ad uno shock (come per esempio la diminuzione dei guadagni) ha avuto effetti su: a) capacità cognitive; b) preferenze e atteggiamenti sociali importanti quali fiducia, altruismo, reciprocità negativa e positiva, atteggiamento verso il rischio, scelta tra presente e futuro.

Infine, durante la terza settimana un altro esperimento ha permesso loro di valutare il grado di approvazione di tre possibili misure governative di contrasto del Covid – 19: a) distanziamento sociale; b) contact tracing con l’App; c) test sierologici. Inoltre, hanno posto delle domande per sondare se i partecipanti fossero ottimisti / pessimisti verso il futuro. 

I risultati della prima settimana

Ciò che si evince dalla prima analisi non è – purtroppo – sorprendente. Il 59% della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e i 75 anni ha dichiarato di essersi sentita depressa, ansiosa e stressata per gran parte della settimana (da 3 a 7 giorni). Nel Regno Unito, la percentuale scende (leggermente) al 57%, In Spagna sale al 67%.




Utilizzando l’intelligenza artificiale sui dati raccolti, i ricercatori hanno compreso che è a rischio la salute mentale del 41,5% delle persone in Italia, del 41,8 nel Regno Unito e del 45,8% in Spagna.

Cosa influenza l’impatto del lockdown sulla salute mentale?

Sono state considerate diverse variabili. Tra cui gli spazi abitativi, il reddito, la professione, l’età dei componenti del nucleo familiare.

Verosimilmente due famiglie, di cui una composta da 5 persone costrette a vivere per due mesi in 70 metri quadrati ed un’altra da 3 in 200 metri quadrati, avranno livelli di stress psicologico differenti. Allo stesso modo, chi ha perso il lavoro a causa del Covid – 19, non ha guadagnato nulla da marzo ed ha un mutuo da pagare, non sarà in ansia come chi ha sempre continuato a lavorare oppure chi, nonostante la completa assenza di entrate, può permettersi di pagare comunque le bollette per più di 6 mesi di fila. Anche i genitori di bambini / ragazzi in età scolare avranno grandi preoccupazioni legate ai figli, al loro benessere, alla loro reazione davanti ad un evento traumatico e alla loro istruzione.

Salute o soldi?

E non solo. Dai dati raccolti emerge che l’eterno “scontro” tra salute ed economia, per la popolazione ha un vincitore. Il 67,4% degli italiani ritiene che la prima non sia più importante della seconda (le percentuali in Spagna e Regno Unito si aggirano intorno al 60%). E non c’è nulla di cui meravigliarsi. Il Coronavirus ha reso impossibile per alcune famiglie anche solo fare la spesa, sfamare i propri figli. E, come ha specificato l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità):

“Non c’è salute senza salute mentale”.

Il 65% degli italiani, inoltre. concorda che il governo, oltre ad imporre misure restrittive, dovrebbe dare un piano chiaro per l’uscita dalla crisi. Ed in Spagna e nel Regno Unito la percentuale sale ancora di più, rispettivamente al 71.6%  e al 72.6%. Che tradotto significa che la condizione di incertezza è assolutamente negativa per la popolazione. E che la stessa non ripone grande fiducia nelle istituzioni e nel loro operato.

I risultati delle seconda e della terza settimana

I dati sono ancora in fase di elaborazione. Ma dai risultati preliminari emerge che non ci sono stati miglioramenti sostanziali per la salute mentale in Italia e Spagna. Anzi, per certi versi la situazione è peggiorata. Ed inoltre l’esposizione a trauma o shock ha ridotto la fluidità cognitiva degli intervistati. Del resto la paura non si esaurisce in un giorno, né in una settimana. Molte persone non torneranno in tempi brevi alla normalità. Anzi, il concetto stesso di normalità è cambiato. La vita come l’avevamo sempre intesa non esiste più. E in alcuni casi non è facile da accettare.

L’impatto del lockdown sulla salute mentale, quindi, è stato – forse – ancora più forte di quanto potessimo immaginare.

Altri studi

Attualmente è in corso un progetto di ricerca epidemiologico che coinvolge migliaia di pazienti del Molise, condotto dall’Irccs Neuromed.

I partecipanti dovranno rispondere ad un questionario ben articolato, che indagherà su due fronti. Da un lato si cercherà di comprendere quali fattori, patologie preesistenti e terapie seguite possano aver influenzato il decorso dell’infezione. Dall’altro si punterà a disegnare il quadro di come sia cambiato il modo di vivere nella Fase 1 e nella Fase 2.

 

Anna Gaia Cavallo

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi