Impresentabili: i tredici incandidabili delle regionali

Non è una questione di partito: i 13 impresentabili sono bipartisan; dobbiamo davvero abituarci a regionali così?

Nove in Campania, tre in Puglia, uno in Valle d’Aosta. Non è l’ennesimo bollettino Covid – magari avessimo numeri così bassi – ma è l’Antimafia a parlare. E stavolta si riferisce agli impresentabili alle candidature alle regionali.

Cosa s’intende per impresentabili alle regionali

La Commissione Antimafia ha stilato una lista di candidati alle Regionali che, avendo un processo in corso o in seguito a sentenze, non potrebbero candidarsi. La Commissione, infatti, ha controllato le liste di ogni regione che andrà al voto il 20 ed il 21 settembre.

I risultati hanno portato ad una divisione fra regioni “pulite” e quelle che hanno, nelle file dei candidati alle regionali, persone che stanno affrontando un processo o che hanno delle sentenze a carico.

Le liste per le regionali di Toscana, Marche, Veneto e Liguria sono state dichiarate pulite dalla Commissione; al contrario di Campania, Puglia e Valle d’Aosta, che invece avevano degli impresentabili.

Il caso Campania

Gli impresentabili sono addirittura 9, così divisi:

  • 5 nelle liste a favore di Vincenzo De Luca (PD): con reati come associazione a delinquere di stato mafioso, riciclaggio e peculato;
  • 4 nelle liste a favore di Stefano Caldoro (Forza Italia): tre imputati per concussione, uno per scambio elettorale politico-mafioso.

A proposito del presidente De Luca, Nicola Morra ribadisce la presentabilità di Vincenzo De Luca.

“Vincenzo De Luca, ritenuto impresentabile per le accuse relative agli articoli 110, 81, 317 del codice penale, per quelle stesse accuse è stato assolto dopo 18 anni nel 2016. Non essendoci pendenze rilevanti, sia per la legge Severino sia per il codice di autoregolamentazione, De Luca risulta presentabile come candidato alla presidenza della giunta regionale della Campania”

Gli impresentabili in Puglia e Valle d’Aosta

La situazione delle regionali in Puglia ricorda, nonostante con numeri ridotti, quella campana per il suo essere bipartisan.

Infatti, due impresentabili provengono dalle liste di Michele Emiliano (PD):
• un imputato per corruzione e falsa perizia;
• un imputato di plurimi reati di trasferimento fraudolento di valori aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose.
Il terzo impresentabile è per Pierfranco Bruni (Movimento Fiamma Tricolore) ed è un imputato per tentata violenza privata e lesioni aggravate.

Per quanto riguarda la Valle d’Aosta, l’impresentabile è l’ex presidente della Regione Augusto Rollandin, candidato nella lista “Pour L’Autonomie – Per l’Autonomie“, condannato per corruzione.

Impresentabili: questione di moralità, non di politica

Ricordiamoci che per impresentabili s’intendono coloro che non sarebbero candidabili ai sensi della legge Severino o del Codice di autoregolamentazione dei partiti.

La legge Severino fu sin da subito una legge molto contestata: da Silvio Berlusconi in particolare, che è risultato per più volte incandidabile, andando a ricorso. La legge Severino, infatti, è stata più volte contestata per la sua retroattività, portando anche a reintegri e ricorsi. L’incandidabile per la legge Severino, ad oggi, può eventualmente essere eletto e decadere.

Per quanto riguarda invece il Codice di autoregolamentazione,  questo si concentra principalmente sui reati riguardo la pubblica amministrazione e l’attività mafiosa, compresi i cosiddetti “reati spia“, come il riciclaggio. È la stessa Rosy Bindi a specificare come riguardi solo alcuni reati:

“Non troverete reati per violenza sessuale: sono odiosi ma non riguardano il lavoro di questa commissione”.

La cosa da tenere in mente, però,  è che la legge Severino ed il Codice di autoregolamentazione hanno un approccio all’incandibilità legato alla moralità politica.

Si richiede un alto livello morale per potersi candidare: ed è giusto che si vigili e si controlli. Per la tranquillità degli elettori.

Giulia Terralavoro

 

 

 

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