In compagnia di Debora Massari parliamo di ristorazione ai tempi Covid-19

Il mondo della ristorazione e del turismo, sono alcuni dei settori più colpiti a causa dell’emergenza del COVID-19.
Il dato di fatto è che, da settimane, e ancora per molto le pasticcerie, i bar e i ristoranti d’Italia sono chiusi. Chi riesce a lavorare è grazie al delivery, ma di certo non compensa le perdite dovute a questa sospensione forzata della normalità.

Ultima Voce intervista Debora Massari, figlia del pasticcere più famoso d’Italia, Iginio Massari.
Debora è a fianco del padre nella codifica e nella standardizzazione dei prodotti del brand Iginio Massari – Alta Pasticceria, e con lui spesso in tv.

È importante sentire una testimonianza diretta, di chi ormai, da una vita opera in questo settore, per capire il presente e soprattutto il futuro dopo l’emergenza del COVID-19.





 

Lei è la figlia del pasticcere più famoso di Italia. Come e quando ha capito che la strada di Suo padre fosse anche la Sua?

Dopo aver frequentato il Liceo Scientifico ero indecisa sulla Facoltà di Medicina e quella di Agraria, poi mi sono laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari a Piacenza.
Ho capito che la strada di mio padre fosse anche la mia, quando ho realizzato che Iginio Massari fosse e potesse diventare un brand, da pasticceria di città – Pasticceria Veneto by Iginio Massari – all’attuale Iginio Massari ALTA PASTICCERIA.

Da sempre, Lei è stata molto sensibile ai temi attuali e alle problematiche che affliggono il nostro Pianeta. Basti ricordare il dolce che ha ideato e creato per l’Amazzonia. Da cosa e come è nata questa idea?

Da sempre sono attenta alla socialità nelle diverse sfaccettature.
Mi considero una persona sensibile e intuitiva e penso che ciascuno di noi debba contribuire, nei propri limiti e competenze, alla salvaguardia e alla tutela del Pianeta.

In questi giorni, l’Italia e il mondo intero stanno combattendo contro il ‘ mostro invisibile ‘. Quale messaggio si sente di dare?

Il mio messaggio è quello di puntare all’autenticità. In un momento di crisi e tensione sociale, come quello attuale, bisogna fornire alla gente informazioni e notizie corrette.
Non esistono mezze misure o mezze notizie, che arrivino da destra o da sinistra. Una è l’informazione corretta e può provenire da entrambe le parti, non per forza da una sola.
Dobbiamo stare molto attenti, dei movimenti sbagliati possono spaventare ancora di più chi è a casa.

Il settore in cui Lei lavora è uno dei più colpiti. Come sta vivendo questa situazione e quali sensazioni sta provando?

Bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti nonostante il periodo non sia dei migliori. Il nostro brand sta puntando moltissimo all’e-commerce, che ad oggi, è cresciuto più dell’800 %.

Molti credono che il delivery sia il futuro della ristorazione. Lei è d’accordo?

In questo momento di estrema necessità, si. Ma ad emergenza completamente finita, con la speranza che ci possa essere un vaccino, non capisco perché il delivery debba essere il futuro della ristorazione.
Ogni luogo ha un’atmosfera diversa e ogni momento da sensazioni diverse e irripetibili. Non si può sostituire l’atmosfera di una cena al ristorante o di un tè accompagnato dalle nostre monoporzioni nella nostra pasticceria. La gente quando è ha casa vive determinate sensazioni, quando viene da noi, ne prova altre.

Il Suo lavoro come molti altri è fatto di rapporti lavorativi ma anche umani. Quest’ultimi Le mancano?

Non ho mai smesso di avere rapporti umani, questo grazie anche alla tecnologia remota.
Sicuramente, a causa dell’attuale situazione in cui viviamo, i rapporti sono diventati più stressanti.
Il nostro organico è costituito da 120 lavoratori e ad esempio a Brescia da 30 pasticceri ne lavorano solamente 3.

Se dovesse dare un suggerimento ai nostri governanti, quale sarebbe?

Dopo questa emergenza, aumenteranno ancora di più le diseguaglianze sociali ma nessuno deve essere lasciato solo. Serve un piano strategico economico fatto di investimenti e finanziamenti per ogni settore, senza tralasciare il nostro, quello della pasticceria che conta 20 mila imprenditori e 70 mila collaboratori.

“Non abbandonate le piccole imprese, cuore del Made in Italy”: questo è il forte messaggio in una lettera sottoscritta da Lei e dalla Sua famiglia. Cosa si sente di dire ai numerosi imprenditori e commercianti, che in questo momento stanno vivendo questa situazione molto delicata e particolare?

Il mio messaggio è di non mollare e di resistere. Potrebbe sembrare la solita frase retorica, ma in realtà è un invito serio e sentito. Il settore della pasticceria ha perso tantissimo a causa del COVID-19, specialmente in questo periodo molto importante dato le festività pasquali. In questo momento di fragilità, dobbiamo incentivare e sostenere ancora di più il Made in Italy.

Secondo Lei, ad emergenza finita, come cambierà il mondo della ristorazione?

Tutto dipenderà dalla valutazione postuma in contemporanea con il suo impatto economico.

Che rapporto ha con Suo padre?

Entrambi abbiamo due caratteri forti e alcune volte tendiamo a scontrarci. Ma in realtà, abbiamo un bellissimo rapporto padre figlia e andiamo molto d’accordo.

La prima cosa che farà quando tutto questo sarà finito?

Con la speranza che questa emergenza finisca il prima possibile e che si possa trovare un vaccino, la prima cosa che farò è sicuramente una vacanza con mio marito e i mie figli. Saranno loro a scegliere la destinazione.

 

Lorenzo Attivissimo

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