In Lituania si gioca la lotta tra UE e Lukashenko sulla pelle dei migranti

Il dittatore Lukashenko non controlla più i confini bielorussi permettendo il passaggio di migranti irregolari nella vicina Lituania. Questa la vendetta a seguito delle sanzioni dell’Unione Europea, la cui risposta non si è fatta attendere.

Il regime del leader bielorusso Lukashenko utilizza i migranti per aumentare le pressioni sui confini lituani. L’Unione Europea in tutta risposta ha cominciato la costruzione di un muro lungo 550 chilometri. Le autorità di Vilnius nel mentre predispongono sul confine una recinzione in filo spinato.

Le tensioni tra Minsk e Unione Europea

Le ostilità sono cominciate dopo che un volo Ryanair che trasportava il giornalista dell’opposizione Raman Pratasevich è stato costretto ad atterrare in Bielorussia a maggio, il che ha portato al suo arresto. La Lituania, stato membro dell’Unione Europea dal 2003, è la casa di Sviatlana Tsikhanouskaya, una figura dell’opposizione bielorussa che ha corso contro Lukashenko nelle elezioni presidenziali dello scorso anno. È fuggita dal paese dopo le elezioni e contesta la vittoria schiacciante di Lukashenko. Un braccio di ferro continuo tra il regime e i 27 stati membri, che genera un’escalation di tensioni con ora protagonisti i migranti.




Le mosse di Lituania e UE

C’è davvero il sospetto che ci sia un ruolo giocato dal regime bielorusso. Non siamo ingenui in Europa. Non siamo nemmeno intimiditi.

Con queste parole il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha reagito alle azioni compiute dal governo dittatoriale di Lukashenko.

Molti dei migranti provengono dall’Iraq, e Michel ha detto che avrebbe incontrato il primo ministro iracheno alla fine di questa settimana per discutere del loro rimpatrio.

La Lituania ha dichiarato lo stato di emergenza a seguito dell’arrivo di 150 richiedenti asilo in un solo giorno. Dei oltre 1500 migranti irregolari che hanno attraversato la frontiera per raggiungere l’Europa quest’anno, 900 sono entrati nei primi nove giorni di luglio. Il confine lituano-bielorusso è lungo 78 chilometri, ma negli anni precedenti sono stati eretti 679 chilometri di barriere e circa 258 chilometri sono controllati elettronicamente. L’anno scorso, le guardie di frontiera lituane hanno arrestato 81 immigrati illegali dalla Bielorussia, molto meno rispetto alle ultime settimane.

Per poter rispondere alla crisi migratoria il governo lituano ha cominciato ad edificare una recinzione in filo spinato e a disporre l’esercito lungo il confine. Queste misure sarebbero attuate per scoraggiare eventuali ingressi in Lituania.

I migranti come pedine dello scontro diplomatico

Non impediremo a nessuno di andare nell’Europa calda e confortevole.

Lukashenko minaccia l’Unione Europea di continuare a permettere il passaggio verso la Lituania e i paesi UE confinanti al fine di ottenere la cancellazione delle sanzioni. Questa mossa, che ricorda le tattiche turche in tema migratorio, è solo l’ultima azione di un dittatore capace di tutto per mantenere il proprio potere.

La brutalità e il cinismo di Lukashenko non sono altro che risultato di un dittatore ormai pressato sia fuori che dentro il proprio Paese, incapace di gestire qualsiasi situazione se non con repressione e minacce. L’Unione Europea risponde nel peggior modo possibile, rimandando il problema con fili spinati e mura la renderà complice di una crisi voluta da un dittatore che vede i migranti come pedine nella scacchiera del conflitto diplomatico tra UE e Lukashenko.

Matteo Abbà

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