Inaccettabile simbiosi tra Università pubblica e Frontex

Andrea Umbrello nuova

Di Andrea Umbrello


Università pubblica e Frontex unite da una collaborazione che genererà ulteriore disperazione e dolore tra i richiedenti asilo, cosa che l’Agenzia fa ormai da anni.


Sono trascorsi pochi giorni dalla pubblicazione sulle nostre pagine della notizia, l’ennesima, che vede Frontex sotto accusa per i respingimenti illegali. A denunciare l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera è uno studio legale olandese in difesa di una famiglia siriana. Secondo la portavoce Lisa-Marie Komp “Frontex ha riconosciuto che ci sono state delle violazioni dei diritti umani” durante i respingimenti in Grecia cinque anni fa. Inoltre, sostiene che l’Agenzia europea abbia accettato il fatto che “i rifugiati non abbiano avuto la possibilità di veder esaminata la loro richiesta di asilo”.

Ancora una volta Frontex deve rendere conto delle sue azioni, in virtù anche dell’ampio mandato del quale è incaricata. Ma quante sono le occasioni nelle quali la più volte citata agenzia si è vista travolgere da scandali, accuse e imputazioni che compromettono la tutela della dignità di persone che saldano il salatissimo conto di innumerabili giochi di potere?

Tante. Troppe.

È sorprendente il numero di inchieste sviluppatesi attorno all’Agenzia europea dalla sua fondazione ad oggi. Sono note a tutti le imputazioni rivolte alla stessa Agenzia in merito ai violenti respingimenti registrati nella rotta balcanica e nel Mediterraneo centrale. Spesso, violazioni condivise con quella sbozzata di ferraglia e inumanità che tutti continuano a chiamare “guardia costiera libica” e che ha come unica finalità la deportazione di migliaia di essere umani in lacrimevoli centri di tortura.

Non è casuale se durante lo scorso maggio la LIBE (Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni) del Parlamento europeo ha creato un un Gruppo di lavoro e di indagine sull’operato della Frontex scrutinity working group per arresti violenti, aggressioni, detenzioni, trasferimenti forzati e infine per aver abbandonato su zattere senza mezzi di navigazione, cibo o acqua alcuni richiedenti asilo.

Non è accidentale se anche l’OLAF (Ufficio europeo anti-frode) ha aperto un’investigazione nei confronti di Frontex, e del suo direttore esecutivo Fabrice Leggeri, nel tentativo di mettere ordine nei vaghi bilanci dell’Agenzia che registrano spese “folli” di circa 2,1 milioni di euro per eventi di lusso e autocelebrativi avvenuti tra il 2015 e il 2019.

È sulla base di queste considerazioni che fa particolarmente addolorare dover riportare dati riguardanti l’accrescimento del budget di Frontex da 6,3 milioni di euro nel 2005 a 543 milioni di euro nel 2021, con previsione di aumento sostanziale fino al 2027. Ma ciò che fa ancor più esacerbare è scoprire che, se da un lato parte della società civile europea si leva contro Frontex per chiede la fine del suo ruolo di gendarme d’Europa, affinché svolga una missione realmente volta alla protezione delle vite umane, dall’altro, si scoprono nuove collaborazioni con enti pubblici italiani che nulla dovrebbero condividere con chi legittima l’apparato violento, repressivo, espulsivo e razzializzante dell’Unione europea, le cui politiche sono incentrate sull’ossessivo controllo delle frontiere a qualsiasi costo.

L’intollerabile collaborazione tra Università pubblica e Frontex

Viene alla luce nella totale indifferenza di molti, la stipula, nel luglio 2021, di un importante contratto, tramite un bando da quattro milioni di euro, per la produzione di cartografia a supporto delle attività di sorveglianza delle frontiere europee. I principali attori di questo accordo sono Frontex e, cosa inaccettabile, il DIST (Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio) del Politecnico di Torino, l’Associazione Ithaca e Ithaca Srl (società controllata dall’omonima associazione). Frontex ha indicato che “a grandi linee” l’area di interesse della collaborazione potrebbe estendersi lungo il confine tra Russia e Polonia, più precisamente a Kaliningrad Oblast una cittadina russa che affaccia sul Baltico, per un totale di 2mila chilometri quadrati con la possibilità di creare mappe specifiche su punti di attraversamento del confine per una superficie di 0,25 chilometri quadrati.

Per 24 mesi (questa la durata del contratto), con la possibilità di estensione per ulteriori 24 mesi, andrà in scena, tra laboratori di ricerca, l’esibizione della più crudele e barbara inumanità, finalizzata a garantire la consegna di nuovi strumenti che soffocheranno ulteriormente il rispetto dei diritti delle persone in movimento e della loro dignità.

All’interno di questo contesto, generano un certo imbarazzo le dichiarazioni rilasciate alla richiesta di chiarimenti sull’utilizzo finale dei prodotti forniti dal consorzio italiano:

non si è a conoscenza di quale sarà l’utilizzo finale dei beni prodotti”.

Una delle più semplici e coerenti risposte potrebbe essere la prolificazione di complicità. Complicità nella violazione dei diritti di migranti e richiedenti asilo nel Mediterraneo centrale, nei Paesi balcanici e nell’Egeo.

C’è spazio per l’ammirazione nell’accordo tra il Politecnico d Torino e Frontex

È quella che esprimo nei confronti di Michele Lancione, docente ordinario del DIST, che, attraverso un testo pubblicato sulla testata “Altraeconomia”, dà voce a un gruppo di colleghi che intende dissociarsi pubblicamente dall’accordo siglato tra il Dipartimento, il Politecnico di Torino, Ithaca Srl e Frontex.

Una presa di posizione “non solo personale, ma politica”, afferma Lancione, ritenendo impossibile “lavorare con chi come Frontex respinge, fomenta xenofobia, uccide”. Il docente esprime il suo dissenso in quanto: 

accademico critico e cittadino impegnato in primo piano nel comprendere e nel combattere le violente politiche di creazione ed espulsione “dell’altro” che governano l’approccio europeo nella gestione della “questione migrante.

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