L’incoerenza del PD sull’eutanasia: sui social sono pro ma in aula la legge è bloccata

by admin | 28 Luglio 2020 6:00 pm

Il Partito democratico è al governo ormai da quasi un anno eppure il Conte bis non può vantare traguardi di sinistra. Impossibile non notare l’incoerenza del PD sull’eutanasia e sull’immigrazione, temi per i quali la posizione manifestata sui social è diversa da quella presa in Parlamento. Così dopo l’ennesima assoluzione di Marco Cappato, Zingaretti gioisce su Facebook ma la proposta di legge è ancora in attesa di voto.


E’ notizia di ieri la sentenza della Corte d’Assise di Massa che ha assolto Marco Cappato e Mina Welby per aver accompagnato Davide Trentini, 53enne affetto da sclerosi multipla, nella clinica svizzera dove ha concluso la sua vita. L’accusa era quella di istigazione o aiuto al suicidio, reato che avrebbe potuto prevedere fino a 12 anni di carcere. Questo risultato si somma agli altri raggiunti negli scorsi anni, primo fra tutti quello del caso Dj Fabo. Mentre la giurisprudenza fa passi avanti però, appellandosi ai principi supremi dell’ordinamento costituzionale, il Parlamento rimane immobile davanti al tema eutanasia.

L’incoerenza del PD sull’eutanasia

Subito dopo la diffusione della sentenza da parte dei media, il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, ha condiviso il suo entusiasmo su Facebook.





Se la posizione del PD, che fa parte della maggioranza , è vicina a quella di Marco Cappato, cioè sostiene il diritto di porre fine alla propria vita per i malati cronici o terminali, allora perché la legge sull’eutanasia è bloccata da ormai 7 anni? Perché il Partito Democratico non traduce in fatti le sue posizioni politiche? 

A che punto è il Parlamento sull’eutanasia legale?

L’’Associazione Luca Coscioni si occupa ormai da anni di portare avanti la campagna mediatica e politica “Eutanasia Legale”. Grazie a questo lavoro di sensibilizzazione, nel marzo 2016 per la prima volta il Parlamento ha avviato una discussione sull’eutanasia, senza però arrivare a progetti concreti.

Nel 2018, ad ottobre, la Corte Costituzionale ha rilevato come vi fosse un vuoto normativo per quanto riguarda il fine vita ed ha invitato il Parlamento a rimediare entro un anno. L’anno successivo però le Camere hanno dedicato appena 3 ore al dibattito sull’eutanasia legale, senza arrivare a nulla di concreto.

L’Associazione Luca Coscioni ha avviato una mobilitazione in tutta Italia raccogliendo firme per spingere il Parlamento a discutere una proposta di legge presentata per iniziativa popolare nel 2013. A gennaio dell’anno scorso è iniziato l’iter in commissione. Significa che la proposta di legge verrà esaminata ed emendata all’interno di una commissione parlamentare per poi essere sottoposta all’approvazione dell’intera assemblea. Da quel momento ad oggi ancora nessuna novità concreta. L’ultima discussione della proposta risale al 31 luglio 2019, un anno fa.

E il Partito Democratico?

Il Partito Democratico non sembra particolarmente intenzionato ad accelerare i tempi.  In questo governo strano, formatosi più per necessità che convergenza di idee e programmi, la parte rossa punta solo a non sbagliare troppo. Zingaretti ha vestito il suo partito con il mantello dell’invisibilità nel tentativo di non perdere più punti percentuali di quanti ne stia perdendo il Movimento 5 Stelle. Lo scopo primario sembra essere evitare la crisi.

Temi troppo delicati e controversi potrebbero portare scontri tra la maggioranza che aiuterebbero solo un’opposizione che, diciamocelo, non fa altro che crescere. Per questo l’incoerenza del PD sull’eutanasia si estende anche ad altri ambiti, primo fra tutti il tema migranti, ma anche su sanità e scuola il comportamento parlamentare non è chiaro.

La strategia dell’invisibilità, che sembra stia aiutando il partito in una lenta ma costante crescita di consensi, acuisce però la crisi identitaria della sinistra italiana.

Esporsi sporadicamente e solo a livello comunicativo su questioni sentite nell’opinione pubblica, per poi dimenticarsene il giorno dopo, è una strategia che può sicuramente pagare nel breve termine. Si riesce a strappare consensi e non perderli allo stesso tempo. Si supportano delle battaglie che riscuotono successo per farsi una certa immagine ma poi non si fanno leggi per evitare danni.

La strada della simulazione però potrebbe non premiare nel lungo termine. Sicuramente è una strategia che non rende gli elettori più fedeli, in un panorama contemporaneo  in cui il voto è sempre più sensibile e volatile dopo il crollo delle grandi ideologie. Rende il partito meno identificabile e questo presta il fianco a numerose critiche. Se una forza politica non è chiara su cosa vuole come farà a vincere le elezioni?

Potrebbe non bastare creare alleanze strategiche per tenere temporaneamente la destra fuori dalla porta. Bisogna costruire una coscienza popolare che permetta di sconfiggere davvero il messaggio populista. La politica può fare questo solo ed esclusivamente in Parlamento. Sono 7 anni che una proposta presentata dai cittadini aspetta una risposta chiara dalla sinistra italiana, ma noi aspettiamo di capire da che parte stia il Partito democratico da ancora più tempo. 

 

Marika Moreschi

 

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