Dopo la telefonata durata più di due ore tra Trump e Putin, ieri il tycoon ha tenuto un colloquio telefonico con il presidente Zelensky, il quale ha confermato la sua apertura verso l’inizio di un cessate il fuoco parziale. Da questi ultimi sviluppi, ecco lo scenario entro cui si inserisce il nuovo incontro a Riad di lunedì tra le delegazioni Usa, russe e ucraine.
Dopo le telefonate, verso il nuovo incontro a Riad
La telefonata tra Trump e Putin ha riaperto alla possibilità di negoziati tra i due Paesi, in particolare su energia e Mar Nero. Nel frattempo, nella giornata del 24 marzo, l’Arabia Saudita tornerà ad essere al centro della diplomazia tra gli Usa, l’Ucraina e la Russia, ospitando un incontro a Riad tra le delegazioni statunitensi e russe circa le condizioni per il cessate il fuoco parziale nel conflitto.
Stando a quanto riportato dall’inviato speciale per il Medio Oriente degli Usa, Steve Witkoff, la delegazione statunitense sarà composta dal Consigliere per la sicurezza nazionale Waltz e il segretario di Stato Rubio. La delegazione russa sarà invece composta dal capo del Comitato per gli Affari internazionali della Camera alta russa e dal consigliere del direttore del Servizio di Sicurezza federale, ha invece affermato l’assistente del Cremlino Ushakov. Le delegazioni statunitensi e ucraine si incontreranno invece nella giornata di lunedì separatamente.
Gli ultimi sviluppi
Le condizioni emerse finora prevedrebbero un cessate il fuoco in particolare sulle strutture energetiche e uno stop ai combattimenti nel Mar Nero della durata di trenta giorni, dunque ben lungi da un cessate il fuoco totale. Nonostante questo, gli Usa hanno ribadito che i colloqui tenuti con Putin telefonicamente hanno contribuito a “colmare” la distanza tra i due Paesi e quindi a ridurre le divergenze, fino a invece convergere facilmente su altre questioni. Si è raggiunto inoltre lo scambio di 350 prigionieri di guerra tra Russia e Ucraina.
Il presidente ucraino si sarebbe detto disposto a inviare una “squadra di tecnici” nel caso in cui si decidesse nell’incontro a Riad di procedere verso un cessate il fuoco, seppur limitato. Ciò che Zelensky vuole intendere è l’invio di esperti del settore militare ed energetico. L’invio di tecnici esperti dei vari settori rivela l’intenzione ucraina di una pragmaticità delle conclusioni di un eventuale incontro, di provvedimenti da prendere concretamente per cessare il fuoco nelle zone interessate, assicurando così, attraverso l’invio di tecnici esperti, di stabilire condizioni verificate e adeguate per l’Ucraina.
La Casa Bianca avrebbe riferito di aver tenuto una conversazione molto positiva con il presidente Zelensky e hanno lasciato trapelare la possibilità di acquisizione statunitense di centrali elettriche ucraine per garantirne la sicurezza, come quella nucleare di Zaporizhzhia, attualmente sotto il controllo dell’esercito russo.
Sono state invece smentite le dichiarazioni secondo cui Putin avrebbe chiesto al presidente Trump di cessare l’invio di aiuti militari a Kiev e così la condivisione dell’intelligence con il Paese. Zelensky avrebbe infatti ricevuto nelle ultime ore materiale per la difesa aerea, senza precisare tuttavia il mittente degli aiuti.
Siamo dunque di fronte a un reale avvicinamento, passando per un cessate il fuoco parziale, all’accettazione russa della riduzione dei combattimenti e verso un stop dei combattimenti completo? I fatti sembrerebbero non lasciare spazio a conclusioni simili: i bombardamenti russi non hanno smesso di colpire l’Ucraina e questo potrebbe forse portare, in vista dell’incontro a Riad, verso un’intensificazione dell’azione offensiva russa verso il Paese.
Il “non ruolo” dell’Europa
L’Europa invece resta fuori, nonostante il presidente Zelensky abbia affermato di mantenere un dialogo costante con il presidente francese Macron; l’Europa vede dei segnali positivi negli sviluppi degli ultimi giorni pur rimanendo un’interlocutrice marginale circa la decisione di modalità e termini anche di una parziale cessazione delle ostilità rispetto ad obiettivi specifici. La partita ucraina è giocata da Russia e Usa.
Il vertice dei “volenterosi” si è riunito oggi a Bruxelles per la discussione e approvazione di un nuovo pacchetto di aiuti a Kiev e di nuovo, ha posto al centro il dibattito sulla difesa dell’Ue, ma le reazioni dell’opinione pubblica createsi intorno alla questione, lasciano presagire la lontananza di una vera volontà europea e a Riad, di delegati europei, non ve ne sarà l’ombra. Putin è schivo verso qualsiasi vero coinvolgimento europeo nelle trattative, che si tratti delle discusse forze di interposizione o di colloqui diplomatici.
La fine della guerra, seppure alcuni “pronostici” vadano a breve termine, rischia in realtà di essere ben lontana: condizioni fragili di intesa e l’assenza di condizioni per una risoluzione reale che arrivi alla radice di ciò che è la forza motrice di questa ingiusta guerra, sembra sempre più porre l’Ucraina tra i premi in palio che in posizione di parità rispetto ai suoi interlocutori.
















