Oggi l’incontro tra Conte e Juncker: il premier è certo che non ci sarà procedura del debito

Dopo l'ultimatum Ue di ieri, l'Italia oggi ha presentato un nuovo bilancio mantenendo gli impegni presi con il Paese

Il governo va in contro all’Ue ma non tradisce le promesse sul reddito di cittadinanza e su quota 100.

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Conte ha proposto la riduzione del deficit al 2,04%.

L’incontro tra Giuseppe Conte e Jean-Claude Juncker si è tenuto oggi. Alle 14 il premier è partito da Roma, con destinazione Bruxelles, per presentare una nuova proposta sulla manovra di bilancio dopo l’ultimatum Ue di ieri, circa la necessità stringente che l’Italia riduca le previsioni sul deficit del 2019, al di sotto del 2%. Fonti di Palazzo Chigi hanno rivelato che Conte volesse presentare alla Commissione Europea un progetto contenente alcune alternative alle cifre sul deficit-Pil, comunicate precedentemente e rifiutate dal parlamento Ue, con conseguente minaccia di tagli da 12 miliardi al bilancio italiano. Allo stesso tempo le intenzioni del premier erano fortemente ancorate alla volontà di trattare – volontà supportata dalla convinzione di avere buone ragioni per chiedere un accordo all’europarlamento -, più che a quella di fornire un’opzione ben definita. Appena uscito dall’incontro, Conte ha dichiarato di aver proposto alla Commissione la riduzione del deficit al 2,04% e che Juncker e gli altri commissari presenti hanno ritenuto i cambiamenti apportati alla manovra importanti e significativi.

La voce del ministro dell’Economia Giovanni Tria

Durante la giornata si sono susseguite le dichiarazioni dei protagonisti, a partire dallo stesso Conte che potrebbe anche aver puntato sul rinvio della trattativa definitiva a gennaio, a fronte della data del 19 dicembre decisa dalla Commissione Ue, per il lancio della procedura del debito contro l’Italia. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha espresso intanto, più volte, in questi giorni la preferenza per un’effettiva riduzione del deficit come richiesto dall’Europa, convinto che le possibilità di evitare le sanzioni Ue siano molto alte e praticabili, rassicurando inoltre che la manovra non sarebbe stata rivoluzionata. Tria ha aggiunto che durante la giornata si sarebbero decisi i possibili tagli al bilancio e che, in ogni caso, la soluzione economica individuata avrebbe dovuto essere avallata dalla decisione politica, chiamando in causa Lega e M5s. I due partiti di maggioranza si sono precedentemente divisi tra aperture alla riduzione del deficit intorno al 2% – come ha comunicato La Lega – e la volontà di tenere il punto e creare tensioni provocando la reazione di Bruxelles come, sempre secondo La Lega, sembra intenzionato a fare Luigi Di Maio.

No, Italia e Francia non si equivalgono

Matteo Salvini aveva messo in guardia la Commissione Ue sul rischio di assistere anche nel nostro Paese alle proteste in corso a Parigi, aprendo alla probabilità che gli eventi francesi portassero manforte alla causa dell’Italia. Il governo gialloverde ha pensato infatti che l’apertura dell’Europa all’ipotesi del 3% di deficit alla Francia, vagliata per placare le proteste, potesse avere esiti positivi anche sulla trattativa italiana. Tuttavia le parole del commissario europeo Pierre Moscovici, pronunciate oggi pomeriggio a poche ore dall’incontro Conte-Juncker, non lasciano spazio a fraintendimenti: lo sforamento concesso eventualmente alla Francia avverrà in modalità limitata, temporanea ed eccezionale e, soprattutto, la situazione dell’Italia non può essere assolutamente paragonata a quella francese, poiché l’Europa monitora i debiti italiani da anni mentre la Francia – secondo Moscovici – non ha mai destato alcuna preoccupazione in questo senso.

Francesca Luziatelli

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