Indagine sulla corruzione in Italia: chi, quando, dove e perché

Le città e le regioni in cui si corrompe di più, i settori a rischio e le persone più esposte. Tutti i dati della ricerca ISTAT

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43mila le persone coinvolte tra i 18 e gli 80 anni di età a cui è stato domandato se loro o familiari conviventi siano state vittime di corruzione, ovvero se sia mai stato richiesto di pagare, fare regali o favori in cambio di una “spintarella”, facilitazioni per l’accesso ad un servizio, sia nel pubblico sia nel privato.

La corruzione in Italia vista dalle famiglie: questo il focus al centro dell’indagine condotta da ISTAT sulla sicurezza dei cittadini. È la prima volta che si indaga, attraverso un metodo così capillare, sulla stima del numero di famiglie coinvolte durante la loro vita in esperienze di corruzione.




Si stima che il 7,9% delle famiglie nel corso della vita sia stato coinvolto direttamente in episodi corruttivi, con richieste di denaro, regali o altro.

L’indagine ha evidenziato 8 settori chiave nei quali le pratiche corruttive sono più diffuse: sanità, assistenza, istruzione, lavoro, uffici pubblici, giustizia, forse dell’ordine, public utilities.

Tantissimi e diversi i dati elaborati, da nord a sud della Penisola.

I settori con più episodi di corruzione

La corruzione riguarda soprattutto  i settori dove vi è più difficoltà di accesso. Al primo posto della triste classifica, infatti, vi è l’ambito lavorativo: il 3,2% delle famiglie ha dichiarato di aver ricevuto richieste di denaro e/o favori in cambio di una facilitazione, in particolar modo nelle fasi di ricerca del lavoro, partecipazione ad un concorso pubblico e apertura di una nuova attività.

All’ambito lavorativo segue quello giudiziario: si stima che il 2,9% tra le famiglie coinvolte in cause giudiziarie abbia ricevuto richiesta di denaro, regali o favori da parte di giudici, pubblici ministeri, cancellieri, avvocati, testimoni o altre figure coinvolte.




Il settore sanitario e quello dell’assistenza sono al terzo posto: tra le famiglie richiedenti benefici assistenziali quali sussidi, alloggi popolari, pensioni di invalidità, il 2,7% si stima che abbia ricevuto richieste non proprio legali in cambio, mentre la percentuale del 2,4% riguarda le famiglie che hanno avuto bisogno di visite mediche specialistiche, ricoveri, interventi e accertamenti diagnostici.

Città e regione dove si corrompe maggiormente

L’indagine dell’ISTAT ha registrato stime per fenomeni di corruzione molto differenti.

L’indicatore complessivo ha raggiunto infatti il massimo picco nel Lazio, con il 7,9%, e il minimo nella provincia autonoma di Trento, con il 2%, ma la situazione è piuttosto diversificata dal punto vista geografico in base agli ambiti.

Se nel Centro-Italia si corrompe di più nei settori lavoro e uffici pubblici, nel Mezzogiorno accade più spesso per gli ambiti assistenza e giustizia, mentre nel Nord vengono registrati sanità e giustizia.

L’oggetto privilegiato dello scambio

Il denaro è certamente l’oggetto privilegiato nelle situazioni corruttive, con una stima del 60,3%, soprattutto nell’ambito assistenziale, dei contratti con le compagnie di servizi e nella sanità. Segue poi la richiesta di favori, nomine, trattamenti privilegiati e regali, diffusi soprattutto negli uffici pubblici.

In misura minore l’oggetto dello scambio è una prestazione sessuale (4,6%) o altri favori (7,6%).

Qualcuno denuncia?

Nonostante l’elevato numero di famiglie vittime di corruzione, in pochissimi casi questi episodi sono stati seguiti da denuncia: si parla del solo 2,2%, a fronte della quasi totalità (95,7%) che non lo ha fatto, e del 3,3% che preferisce non rispondere o non ricorda (1.9%).

Perché non si denuncia? Tra i motivi più ricorrenti vi è l’inutilità percepita della denuncia, e della consuetudine consolidata di fare regali e favori in cambio di agevolazioni.

Segue poi il non sapere chi denunciare e soprattutto il timore di rappresaglie e conseguenze. Altri ancora riconoscono il beneficio ottenuto: tra le famiglie che hanno accettato lo scambio, infatti, l’85,2% ritiene che aver pagato sia stato utile nel raggiungere il proprio obiettivo.

Pur di ottenere un servizio con maggiore facilità, il 51,4% delle famiglie ricorrerebbe di nuovo al pagamento o al favore concesso. Di contro, il 30,9% non lo rifarebbe: perché viene percepito come un comportamento scorretto, perché danneggia la collettività e perché una parte delle famiglie non si ritiene soddisfatta di quanto ottenuto.

Un’analisi vivida e dettagliata, quella condotta dall’ISTAT, di un fenomeno tanto diffuso quanto spesso radicato nella mentalità nostrana.

Consulta qui l’indagine completa dell’ISTAT

Annachiara Cagnazzo

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