India: discriminazione di genere, il grido delle bimbe senza nome

Una battaglia d’uguaglianza da 21 milioni di vittime

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India. Quella della discriminazione di genere è una piaga che soffoca il continente indiano sin dalla notte dei tempi. A niente sono valse le accese campagne di sensibilizzazione e i tiepidi interventi normativi. Il problema resta tutt’ora irrisolto sebbene  sia andato assottigliandosi negli ultimi anni.

Fresca di concepimento la nuova “Indagine economica 2017-2018” svela quanto in realtà la preferenza verso il sesso maschile abbia trovato sfogo in nuove pratiche.

Queste,  sebbene meno atroci nell’effettivo svolgersi dei fatti conducono  a gravi conseguenze demografiche, psicologiche e sociali nel medio-lungo termine.

Lo studio

L’analisi, condotta da alcuni consulenti economici del governo indiano e incentrata sulla cosiddetta Meta-preferenza e  sancisce quanto ormai stia diventando pratica usuale la continua procreazione sino al concepimento del sesso desiderato, quello maschile.

L’aborto selettivo, abominevole prassi ampiamente discussa in diversi tavoli nazionali e internazionali sarebbe infatti riservata solo ad alcuni ceti istruiti e benestanti. Per i restanti non resta che mettere al mondo povere anime dal destino segnato, in nome della stabilità familiare.

Focus dello studio è  l’ SRLC ( Sex ratio of the last Child) ovvero il rapporto demografico tra maschi è femmine. In India questo valore, che deve avvicinarsi ad 1 per essere normale, corrisponde a 1.82 con importanti squilibri verso il sesso maschile. Una tendenza che tende a variare con ogni nascita e che si intensifica nelle famiglie con più di un figlio.

“Sulle questioni di genere – si legge nel rapporto – non solo il governo ma l’intera società civile, le comunità, le famiglie, devono riflettere su abitudini e retaggi culturali […] che generano circa 21 milioni di ragazze ‘indesiderate’.

Un problema con radici profonde

Nascere del “sesso sbagliato” in India rappresenta una vera e propria maledizione. Alla ricerca di un figlio maschio, che porti sostentamento alla famiglia e che tramandi il cognome si contrappone l’onere finanziario al quale si deve sottostare nel caso in cui faccia capolino nel mondo una femmina.

Il concetto di dote, profondamente legato a quello di sicurezza familiare e  fede religiosa vede infatti l’impoverimento della famiglia della donna a vantaggio di quella del marito. Le conseguenze economiche in questo senso diventano consistenti  per i consanguinei obbligati a rimediare alle privazioni ereditarie.

Un problema ancora da risolvere

Questi i meccanismi che hanno portato, nelle ultime tre generazione  a circa 21 milioni di bambine indesiderate. Un pesante fardello al quale si continua a tenere testa.

Dopo l’aborto, l’infanticidio e la morte per dote ci si preoccupa per tutte quelle bimbe abbandonate, torturate e inavvicinabili ad istruzione e cure mediche che popolano il territorio alimentando un problema etico-culturale che priva il sesso femminile di qualsiasi dignità e diritto.

Monica Bertoldo

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