India. Tra mucche sacre e carenza di latte: allevatori in difficoltà

Produrre più latte o proteggere le mucche sacre? Questo è il dilemma. Un enigma tutto indiano che sta creando notevoli difficoltà all‘industria dell’allevamento nel subcontinente asiatico. Ma di cosa si tratta?



I Santuari per bovini e le norme sempre più restrittive sulla macellazione

Il motivo del contendere è legato proprio al culto della vacca, animale sacro per l’Induismo. Infatti negli ultimi anni è cresciuto il numero di santuari destinati ad accogliere bovini non più in grado di produrre latte. Fin dal 2011 il numero di questi santuari è in crescita tuttavia l’incremento decisivo è avvenuto a partire dal 2014, sotto il governo di Narendra Modi, sempre più orientato su posizioni fortemente legate al nazionalismo hindu. Oggi si contano in India più di 5.000 santuari per vacche.

Nonostante il culto delle mucche sacre esista da tempo immemorabile in queste terre, alcune eccezioni, connesse anche alla presenza di religioni diverse dall’Induismo, hanno permesso fino ad oggi di tollerare in una certa misura la macellazione.

Infatti, nell’Arunachal Pradesh,  Stato situato nell’area nordorientale dell’India, vive una popolazione prevalentemente animista che si nutre di carne bovina. Inoltre ricordiamo che il consumo di carne bovina è lecito anche per la popolazione musulmana, importante componente del mosaico socio-culturale indiano.

Oggi, l’obbiettivo del governo di Narendra Modi è estendere il divieto di macellazione delle mucche all’intero territorio nazionale. Attualmente questa proposta è stata bloccata dalla Corte Suprema ma in molti Stati indiani sono entrate in vigore norme che limitano fortemente o impediscono la macellazione.

In questo contesto le mucche improduttive si trasformano in un costo insostenibile per gli allevatori, influenzando negativamente la produzione di latte.

Le conseguenze

Questa situazione sta rapidamente diventando insostenibile per l’economia indiana. Il mantenimento dei santuari comporta costi elevati e non è raro che parte del bestiame rimanga incustodito. Sono già documentati casi di animali abbandonati e successivamente morti per aver ingerito immondizia e sostanze tossiche. Così l’industria dell’allevamento cerca di adattarsi puntando sui bufali, animali più resistenti al caldo. Tuttavia, il latte di bufala è più grasso e la quantità prodotta è inferiore rispetto alle dosi ricavabili da un bovino.  

Un bel problema per un Paese dove la domanda di latte è in crescita. Infatti, secondo quanto riportato dal quotidiano “La Stampa“, nel 2015 l’industria del latte ha raggiunto il valore di 12 miliardi di euro e nel 2020 si dovrebbero raggiungere i 24 miliardi.

Inoltre, la Danone, scoraggiata da questo panorama, ha chiuso il proprio stabilimento a Delhi.

Oltre ai problemi di ordine economico, ci sono quelli di ordine sociale. Infatti, queste norme stanno rafforzando la legittimazione del fondamentalismo hindu e si sono già registrati atti dimostrativi in questo senso.  L’anno scorso un gruppo di fondamentalisti ha ucciso 11 musulmani ed alcuni “Dalit,” ovvero appartenenti alla casta degli intoccabili perché sospettati di trasportare bestiame al macello.

Insomma, santuari e restrizioni dovevano proteggere i bovini indiani ma rischiano di trasformarsi in minaccia per molti.

Gessica Liberti

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